E’ veramente squallida, vomitevole e squallida, l’azione di lobbying non richiesto che i signori de L’UNIONE SARDA, constatata l’infruttuosità delle sicure pressioni del signor Piana e della sua corte dei miracoli sulla Corte d’Appello perché confermasse il dogma di Santa Romana Chiesa per cui l’attendibilità di Silvietta Melis, la sequestrata libera e bella, non si discute, ora pongono in atto, a motivazioni della sentenza neppure scritte (giudice Onni, è meglio che non legga giornali sardi mentre le scriverà) affinché il dogma sia confermato.
Anche oggi infatti si è continuato con questa solita storia, col fatto che tutto sarebbe dipeso dalla inattendibilità di Anna Maria Rubatta, o dalla inutilizzabilità delle sue dichiarazioni; ma lasciateli scrivere ai giudici i motivi, nei termini assegnati loro dalla legge, e finitela di mistificare la realtà. Se conoscete gli atti, per quanto sappiamo bene che non li conosciate affatto e che scrivete solo sulle veline che vi passano i PM, dovreste averlo capito ormai che alla fine della fiera le dichiarazioni della Rubatta erano solo un elemento di contorno, e che il fondamento principale delle accuse dovevano essere i prodigiosi ricordi di Silvietta sul “buco nero”, sul fatto che sentiva dire “Zia Grà”, sull’aver sentito Lilli Gruber leggere il TG, sulle campane della chiesa di San Giuseppe che non erano aggiornate all’ora legale (Silvietta dapprima aveva detto di averlo controllato sull’orologio, che le avrebbero incredibilmente lasciato al posto, poi sull’orario del TG1 della sera: accidenti, Silvia Melis, ma vuoi metterti d’accordo con te stessa?), sull’orario di passaggio dei mezzi della nettezza urbana, che a Nuoro evidentemente erano puntuali al secondo come nemmeno in Svizzera.
Se cascava la Rubatta, forse quanto ha detto Silvietta poteva bastare al collegio presieduto dal dottor Zagardo per confermare, in tutto o in parte, le condanne; non è bastato, e allora non se ne esce, Silvia Melis è inattendibile, e non può non aver pesato nella valutazione dei giudici la storia incredibile della fuga dalla tenda di Locoe, la fantasia che la stessa sarebbe stata in quel sito per oltre due mesi, che finalmente dei giudici coscienziosi si sono evidentemente fatti carico di valutare criticamente, dopo che per tutto questo tempo il signor Piana, il signor Mura, il signor Ganassi, il signor Lo Curto, la signora o signorina Badas (autrice della sentenza di primo grado gettata nel cestino), il signor o signorino Ferraro (ormai tornato in Continente), e i signori Viola, Caselli, Aliquò, Ingroia, Di Leo, Sava da Palermo hanno preso per oro colato.
Anche le nostre, per ora, sono ipotesi, né più né meno come quelle dei signori cronisti di giudiziaria de L’UNIONE SARDA, tra cui letteralmente adoriamo la signora Maria Francesca Chiappe, adusa a frequentare molto da vicino taluni inquilini del “terzo piano”; però l’accanimento terapeutico del quotidiano di Viale Regina Elena nel difendere l’attendibilità di Silvia Melis, che ha ormai la credibilità di una banconota da due euro e ottanta centesimi falsa, ci pare sospetto, ci puzza casomai di indiretta difesa della credibilità della procura distrettuale diretta dal signor Piana, e non solo della credibilità, considerato che a un certo punto si porrà il problema dei confini tra le dichiarazioni non credibili e quelle menzognere, e Silvia Melis, nel caso si debba porre questo problema (non glielo auguriamo proprio) non accetterà certo di essere la sola a pagare, oltre tutto a pagare due volte, dopo essere già stata sequestrata.
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