Stando alle indiscrezioni pubblicate su SASSARI SERA, il massone Sergio Zuncheddu, costruttore di varie robe ed editore de L’UNIONE SARDA e di VIDEOLINA avrebbe una paura davvero fottuta del ritorno in campo di Nicola Grauso, annunciato per settembre, col suo nuovo quotidiano, IL GIORNALE DI SARDEGNA, che, fatto bene come sarà da una persona che conosce il suo mestiere come Grauso, rischierà di diventare una minaccia mortale per L’UNIONE SARDA, i cui cali di vendite assomigliano sempre più al ridimensionamento di certe bistecche agli estrogeni in padella, e i cui buchi i conti rischiano di diventare voragini.
La strizza del massone Zuncheddu, secondo Pino Careddu, ha peraltro un nome, che non è solo quello di Grauso, ma soprattutto quello di Renato Soru: stando al salace direttore del periodico sassarese, vi sarebbero precise sinergie politico-editoriali tra Grauso e Soru, ex dipendente del primo, e la vittima naturale di una micidiale alleanza tra la potenza ieri imprenditoriale e domani anche politica di Soru e l’immenso know how di cui Grauso dispone per tutto ciò che riguarda i media, dalla carta stampata a internet, sarebbe proprio il massone di Burcei.
Senza contare che così come Grauso, a suo tempo molto vicino all’arcivescovo Ottorino Alberti, anche Soru, uomo dell’Opus Dei ma senza fanatismi, ha legami privilegiati con l’unica potenza che oggi può contrastare davvero la Massoneria: la Chiesa, che a Cagliari si rianima vieppiù sotto la guida di un presule energico come monsignor Giuseppe Mani, e che non a caso ha dato il “via libera” alla candidatura di Mariuccia Cocco, presidente della Caritas diocesana che già stava per candidarsi a sindaco di Cagliari per il Nuovo Movimento di Grauso, nel centrosinistra, e quindi nel campo di Soru (con buona pace di Ignazio Artizzu …).
Dal mondo cattolico, così come da quel mondo laico e di sinistra che non si è fatto abbacinare dal denaro facile e dal carrierismo, sale da tempo un grido di dolore contro questa Massoneria che ha animato a Cagliari una perniciosa lobby di potere che tutto controlla e tutto irreggimenta, dalla magistratura ai mezzi d’informazione all’imprenditoria alla politica; questo grido di dolore può oggi essere raccolto da Renato Soru e dalle forze sane che si sono radunate intorno alla sua candidatura, mentre purtroppo, dal lato del centrodestra (lo constatiamo amaramente, avendo a lungo simpatizzato per questo schieramento) né l’ala cattolica di Forza Italia e del centro, né la destra sociale di AN riescono ad emanciparsi dal pensiero unico massonico, che poi non è pensiero ma solo bassa occupazione di posti di potere.
Forse è questo che il massone Zuncheddu paventa, che questo grido di dolore diventi energia vitale di governo della Sardegna, che dalla presidenza della Regione comunichi una scossa innovatrice anche a tutti gli altri settori della società civile; e ne ha ben donde, perché se questo processo virtuoso si innescherà, col nuovo inizio rappresentato dall’elezione di Renato Soru a governatore, il primo a sparire sarebbe lui, Zuncheddu, che non sarebbe dov’è se non fosse lo specchio di certi equilibri di potere deteriori.
Per quanto ci riguarda, che Zuncheddu sparisca dalla circolazione, con tutte le sue ramificazioni a destra e a sinistra, lo auspichiamo vivamente, così come auspichiamo che torni una Massoneria pulita che consenta di dire che al suo interno gli uomini onesti e disinteressati sono la regola, non l’eccezione come spesso accade oggi, e che pensi di più al Grande Architetto dell’Universo e di meno a nominare l’editore de L’UNIONE SARDA o a guidare l’azione della magistratura.
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