16 03 2004 - VOLPE 132: UN’ALTRA VERGOGNA DELLA GIUSTIZIA CAGLIARITANA

Nella notte tra il 3 e il 4 marzo 1994, un elicottero della Guardia di Finanza, sigla Volpe 132, con a bordo due bravissimi elicotteristi, Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda, era in volo sopra il braccio di mare tra Capo Carbonara e Feraxi, rovinava misteriosamente in mare, disintegrandosi; ovviamente, i piloti rimasero dispersi.
L’elicottero pare fosse impegnato in un ordinario servizio di pattugliamento, allorquando ebbe a imbattersi in una nave sospetta, tipo mercantile, che navigava misteriosamente sottocosta, sulla quale vi era il forte dubbio che stesse trasportando armi verso un qualche paese arabo.
Ed effettivamente, gli addetti ai lavori ben sapevano che da ambedue i flussi di trasporti marittimi di armi clandestine del Mediterraneo, quello che partiva dalla Spagna e quello che partiva da La Spezia, la Sardegna era prediletta, come terra da navigare comodamente sottocosta, in direzione dell’Algeria e della Libia, senza il rischio di navigare in mare aperto imbattendosi, magari, in qualche nave da guerra americana o francese, ben poco propense, specie queste ultime, nei confronti di chi portava armi a Gheddafi o agli integralisti algerini.

Ben lungi dal fare di tutto perché fosse scoperta la verità sulla caduta di Volpe 132, ci si impegnò, pare non senza un certo attivismo del filoarabo SISMI, in azioni di depistaggio, tra cui fu particolarmente eclatante quella intesa a far credere, grazie anche a un “buco” di qualche minuto nei contatti radio tra la base e Volpe 132 tale da ostacolare l’esatta ricostruzione della sua posizione, che l’elicottero fosse caduto nella zona di Capo Carbonara, quindi ben distante dagli insediamenti militari di Perdasdefogu e Quirra; ipotesi, questa, su cui per parecchio tempo si è incaponita anche la Procura di Cagliari, per ragioni che spiegheremo meglio in seguito.
Ma veniamo al depistaggio: sparì misteriosamente dall’eliporto di Fenosu, nei pressi di Oristano, senza che nessuno lo notasse, un elicottero gemello del Volpe 132, che fu tempo dopo ritrovato abbandonato a Quartu Sant’Elena privo di alcuni pezzi, e, incredibilmente, il fatto dovette essere collegato a quello per cui le ripetute immersioni dei sommozzatori a Capo Carbonara consentirono di rinvenire pezzi di elicottero, che si intendevano far passare per quelli di Volpe 132, ma che erano nuovi di zecca (guarda caso … come le catene di Silvia Melis!) e quindi non potevano certo provenire da una caduta rovinosa o da un’esplosione o da un evento comunque traumatico.
Il furto dell’Agusta di Oristano fu “coperto”, a quanto pare, da un alto personaggio della magistratura sarda, che oggi non lavora più in Sardegna e che era esposto ai ricatti sia di alcuni trafficanti di stupefacenti, sia di esponenti della ‘ndrangheta calabrese ben insediatisi a Oristano.
Si intromise, a spostare il tiro sulle modalità e sullo stesso luogo della caduta di Volpe 132, una nuova voce, quella del “pentito” Gianni Zirottu, sassarese legato al traffico d’armi internazionale, il quale rivelò che quella notte era impegnato a seguire da terra, spostandosi per mezzo di una bicicletta, l’itinerario della misteriosa nave che era seguita dal cielo da Volpe 132, a bordo della quale, ha precisato Zirottu, vi era un boss mafioso della famiglia catanese dei Santapaola, peraltro molto legata alla ‘ndrangheta, e che stava trasportando armi e uranio in Libia, stato allora colpito da embargo internazionale a causa della vicenda Lockerbie; Volpe 132, disse Zirottu, fu abbattuto da un missile lanciato dalla nave quando ci si trovava all’altezza di Feraxi, nel territorio di Villaputzu, e quindi a circa 40 chilometri in linea d’aria da Capo Carbonara.
Un testimone esterno, Antonio Utzeri, diede conferme alla “verità” di Zirottu, asserendo di aver letteralmente visto Volpe 132 esplodere in cielo proprio all’altezza di Feraxi, e di avere notato in quei pressi una nave mercantile incredibilmente simile a quella che, anni dopo, fu trovata alla rada del porto di Algeri con a bordo l’intero equipaggio sgozzato, un “lavoretto” a quanto pare da attribuirsi ai servizi segreti algerini e francesi per essere la nave deputata a portare armi agli integralisti islamici algerini.
Zirottu, come vedremo, probabilmente non ha detto tutta la verità, e non è escluso che anche lui sia stato in realtà manipolato dal SISMI, e tuttavia ha stabilito un punto importante: se qualcuno ha inteso depistare in modo che non si cercasse nel sito ove veramente Volpe 132 era caduto, evidente che l’eventuale ritrovamento di frammenti dell’elicottero avrebbe fatto scoprire le reali ragioni del suo abbattimento.
Si, ma cosa c’è da temere se in realtà Volpe 132 è stato abbattuto da dei criminali? Dobbiamo credere che qualcuno in alto loco, soprattutto presso il SISMI e le autorità militari, avesse e abbia interesse a proteggere mafiosi, ‘ndranghetisti, trafficanti d’armi internazionali e compagnia cantante?
Il problema è molto più grave, dato che la versione dei fatti di Zirottu è poco credibile proprio laddove asserisce che da una nave mercantile, regolarmente iscritta nei registri navali e non riadattata in alcun modo a scopi bellici, possa essere partito un missile manco si trattasse di uno dei tanti incrociatori americani; e se, invece, il missile fosse partito dal vicinissimo poligono interforze di Quirra?
Era già stata più volte oggetto di indagini, anche giornalistiche, la strana situazione che esisteva in quel poligono e nella base NATO di Perdasdefogu, laddove, con la compiacenza di un settore filoarabo della CIA, agenti iracheni (e fin qui fino al 1990 era normale) ma soprattutto agenti libici andavano e venivano per trattare compravendite di armi di ogni sorta; insomma, installazioni militari in realtà ben poco “atlantiche” e dove qualcuno veniva a patti con regimi e con personaggi padri di tutti gli assassinii e di tutti i terrorismi; la cosa non deve apparire strana, dato che, se un corretto ordine internazionale esige l’effettività delle sanzioni e degli embarghi nei confronti di Stati canaglia come l’Iraq e la Libia, gli interessi della Massoneria internazionale, per cui il traffico di armi è da sempre il core business, operano, con tutta la forza di cui i “fratelli” dispongono, per rendere i deliberati dell’ONU carta straccia pur di fare affari.
Nulla di strano che anche all’interno dei nostri servizi segreti militari, dove l’influenza della parte più deviata della Massoneria è sempre stata notevolissima, e dove vi è sempre stata una prevalenza di filoarabi (insomma di quelli che considerano Arafat un patriota e non un capo terrorista), ci sia stato e ci sia qualcuno che la pensa allo stesso modo e che, quindi, ha inteso condizionare le autorità militari e, per la parte in proprio potere, la magistratura stessa affinché su Volpe 132 non si scoprisse assolutamente la verità.
E Dio solo sa quanto quasi tutti i magistrati di Cagliari, abili nell’essere forti con i deboli e deboli con i forti, a parte quelli che hanno comunque rapporti personali, quando non di cointeressenza, con quelle torbide realtà del SISMI o addirittura della criminalità legata al traffico d’armi internazionali, con più di un impunito riciclatore di denaro sporco tra imprenditori e faccendieri cagliaritani, se la facciano addosso al cospetto dei servizi segreti militari, quegli stessi servizi che ebbero un pesante ruolo nel caso Lombardini, il quale pare possedesse documenti molto importanti sulla vicenda Volpe 132.
Intorno al 1996, uno sprazzo di luce sulla vicenda apparve sorgere dal fatto che il neoprocuratore, Carlo Piana, intese impegnarsi in prima persona nel seguire il caso, e da allora il PM Guido Pani, liberatosi di un “cattivo consigliere”, se non altro si impegnò a fondo anche sulla pista Feraxi chiedendo di poter utilizzare i mezzi della Marina Militare per più approfondite ricerche dei frammenti dell’elicottero.
Ma non si trova niente, e qui i casi sono due: o l’elicottero non era lì, e ci pare di poterlo escludere, o i frammenti sono stati portati via alla chetichella sfruttando tutto il tempo concesso dall’inerzia della magistratura. Che ha fatto l’ennesima figura vergognosa.