Non c’è niente da fare: le iniziative della commissione sull’eccidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin presieduta da Carlo Taormina, i periodici e ben documentati articoli di Piero Mannironi su LA NUOVA SARDEGNA, il gran lavoro fatto a suo tempo da un “pezzo grosso” del giornalismo italiano come Pino Scaccia, perfino l’interessamento del seguitissimo programma di Rai Tre “CHI L’HA VISTO” e, nel loro piccolo, i numerosi post che anche noi abbiamo dedicato all’argomento, non riescono a porre fine alla congiura del silenzio dei grandi media, soprattutto dei giornali, ad aiutare a che si accerti davvero la verità su quanto di sporco e di losco vi è dietro l’abbattimento dell’elicottero della Guardia di Finanza Agusta A 109 “Volpe 132” e dell’infinita serie di segreti di stato, depistaggi e interferenze strane che si è verificata sulle indagini.
La procura ha finora fatto quel che ha potuto, in particolare il dottor Carlo Piana fin dal suo insediamento ha tentato di dare nuovo brio alle indagini, e forse è ingiusto addebitarle tutte le responsabilità per il fallimento dell’inchiesta come ha fatto qualche deputato: i PM si sono mossi in mezzo a depistaggi allucinanti e apposizioni del segreto di Stato, e, forse a loro insaputa, hanno avuto innanzitutto a casa loro, tra infedeli servitori dello Stato, chi ha remato contro. Ma il popolo ha diritto di conoscere la verità senza che questo sia ostacolato da riguardi per chicchessia, men che meno per Gladio, il cui coinvolgimento in qualcosa, e anche in questa storia i cascami di Gladio sono coinvolti fino al collo, fa regolarmente sbottare pittorescamente tale Cossiga Francesco, incazzare qualcuno del SISMI, mettere sul chi vive magistrati anche molto autorevoli dalla “doppia fedeltà”; con la massoneria che pure è proibita dal CSM.
Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda devono avere giustizia, la Guardia di Finanza ha diritto di ripristinare la propria immagine di corpo serio e trasparente, le autorità politiche devono impegnarsi in prima persona per rimuovere gli eventuali segreti di Stato e gli ostacoli al disvelamento dei depistaggi, il Consiglio Superiore della Magistratura deve accertare se, a Cagliari, vi siano state resistenze e vere e proprie attività illegali da parte di magistrati che si siano frapposte all’accertamento della verità e altrettanto devono fare i ministeri dell’interno e della difesa e i vertici della Guardia di Finanza nei confronti di militari e appartenenti alle forze dell’ordine.
Ma soprattutto devono muoversi i quotidiani sardi: non ci aspettiamo niente da L’UNIONE SARDA, che ha sempre assurdamente minimizzato la vicenda, ma sicuramente LA NUOVA SARDEGNA e IL GIORNALE DI SARDEGNA, che possono contare sull’argomento su documentatissimi giornalisti, come Piero Mannironi e Marco Mostallino, che ci credono nell’esigenza di scoprire la verità su questa scabrosa vicenda e rendere contezza all’opinione pubblica di tutta la sua gravità e dove vi è una direzione che può appoggiare questi lodevoli tentativi, possono dispiegare un nuovo impegno, martellante, senza tregua, perché la vergogna dei segreti di Stato, delle opinioni e dei depistaggi abbia termine.
Quanto ai parlamentari sardi, non pervenuti: Giovanni Demurtas, che si era impegnato su questa vicenda, è deceduto, e Piergiorgio Massidda, che pure se ne era occupato, latita da anni. Darsi una smossa!
Infine la magistratura: comprendiamo che ci sia sempre molta ritrosia ad accertare la verità su una vicenda che porterebbe sicuramente al brutale coinvolgimento di taluni autorevoli magistrati, ma, come è avvenuto quando il CSM epurò l’ordine giudiziario dal cancro della P2, come è avvenuto quando i magistrati di Milano e di Perugia hanno voluto vederci chiaro nelle porcherie corruttive della magistratura romana, si deve comprendere che un’attività intesa a disvelare tutto, lungi dal compromettere l’immagine della magistratura, le darebbe nuovo smalto, quello smalto che da tempo si è perso; perciò, riteniamo che possa e debba essere il Consiglio Superiore della Magistratura a occuparsi per primo della vicenda.
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