23 10 2004 - VOLPE 132 – LUCINA – ALGERIA: LA CINA E’ VICINA, PIU’ DI QUANTO SI POSSA CREDERE

I rapporti di cooperazione tra l’Algeria, resasi indipendente dalla Francia negli anni ’60, e la Repubblica Popolare Cinese sono molto più antichi e organici di quanto la distanza culturale tra questi due mondi potrebbe far pensare.
Fin dalle origini e dal regime di Ben Bella rapidamente sostituito da quello di Houarì Boumedien, la Cina si è contraddistinta, con Cuba e l’Unione Sovietica, per l’offerta al “popolo algerino” di materia prima alimentare, in particolare grano e zucchero, a prezzi “politici”, in ausilio a una “rivoluzione” che tutti questi Paesi comunisti intendevano incoraggiare, non senza un atteggiamento molto sornione della Francia di De Gaulle che praticava una politica estera molto articolata e proprio in quegli anni usciva dalla NATO.

Tale cooperazione si è mantenuta inalterata, e anche se, come vedremo, è cambiato l’ordine dei fattori economici, nei primi anni Novanta si è verificato un nuovo fatto, che ha intensificato le ragioni che motivavano i cinesi a un’attiva cooperazione con l’Algeria: la presenza, in questo martoriato Paese del Maghreb, di un’agguerritissima fazione di integralisti islamici, il FIS, che a un certo punto aveva perfino vinto il primo turno delle elezioni politiche, venendo bloccata la sua ascesa al potere solo da un pronunciamiento dei militari.
La Cina, assai più della Russia, che allora faceva la prima conoscenza col problema della Cecenia e con l’influenza degli integralisti islamici, aveva un interesse comune con l’Algeria, a rafforzare e rinsaldare il regime socialista arabo e laico che vi era stato istituito – con similitudine con quelli della Tunisia, dell’Egitto, per certi versi della Libia e perfino dell’Iraq di Saddam Hussein – avendo severi problemi con le tendenze indipendentiste delle proprie popolazioni musulmane delli Xinjang, e avendo perciò tutto l’interesse a spezzare ogni possibile solidarietà internazionale nell’area del fondamentalismo islamico.
In fatto, il grado di penetrazione del fondamentalismo in Cina è dimostrato dal fatto che sarebbero numerosi i cittadini cinesi che si sono recati in Afghanistan a combattere coi Talebani, forse stabilendo interessenze anche con Al Qaeda.
Oggigiorno, e fin dagli anni ’90, tuttavia è cambiato l’ordine dei fattori economici della cooperazione tra Algeria e Repubblica Popolare Cinese: il gigante orientale, che dopo le tragiche utopie maoiste ha conosciuto una crescita economica incredibile, essendo sempre stato produttore di petrolio, ne ha tuttavia necessitato in quantità sempre crescente per soddisfare un fabbisogno interno in esplosione, ma allo stesso modo non poteva più inviare generi di prima necessità e in particolare grano, in Algeria essendo enormemente cresciuto anche il tenore di vita, trasformandosi la Cina in paese importatore di frumento. Quindi, il terreno della cooperazione tra Algeria e Cina si spostò sul campo dell’estrazione e delle ricerche del petrolio da parte dei cinesi e di riflesso, anche per le esigenze di sicurezza che ciò importava per il personale e i tecnici cinesi, di una intensa cooperazione militare sostanziata dalla vendita a “prezzi politici” all’Algeria, per la necessità di controbattere gli integralisti islamici che fruivano di altri potenti canali di approvvigionamento, di armamenti convenzionali e non in quantità sempre più cospicue, che tuttavia i cinesi, anche per decrementare i costi di trasporto, verosimilmente non fornivano con produzione propria, bensì acquistavano in Italia.
Non meraviglierebbe la circostanza che anche soggetti vicini a “Gladio” e ai servizi militari italiani si siano in ciò di fatto prestati a cooperare coi cinesi: la Cina ha sviluppato un livello di interscambio notevole col nostro Paese, sebbene ufficialmente le esportazioni dirette di armi italiane siano basse, e in ogni caso, se presso il SISMI (come presso un certo settore della CIA) erano molto forti le tendenze alla cooperazione con ambienti mediorientali, e coi palestinesi in particolare, esse si articolavano sempre nel filone dell’aiuto al laicismo arabo (nel quale grosso modo si riconosce anche Yasser Arafat, di cui Hamas non è certo amica), ma vedevano come il nuovo “nemico” incontrollabile il nascente integralismo che poi coverà la serpe in seno di Al Qaeda.
In questo contesto ben si spiegherebbe che una nave come il “Lucina”, destinata ufficialmente perlopiù al trasporto di semolino verso l’Algeria – laddove sarebbe peraltro utile appurare se anche questo sia stato in qualche occasione, direttamente o indirettamente, ordinato o pagato dai cinesi nel contesto della cooperazione con gli algerini – possa essere stata utilizzata, come è emerso sulla base delle rivelazioni di talune fonti informative dei servizi segreti britannici, per il trasporto di armi, e in particolare che questa fosse la mission sotterranea della nave quando, nel luglio 1994, l’intero suo equipaggio rimase misteriosamente “sgozzato” in un porto nei pressi di Algeri, laddove le autorità algerine forse non sbagliarono nell’attribuire la tragedia agli integralisti islamici. Così come non può escludersi che un analogo scenario possa aver governato qualche viaggio della nave in Somalia, in uno scenario parzialmente simile a quello algerino, poiché anche qui i cinesi sono giunti per portare aiuti umanitari (in particolare realizzando ospedali e infrastrutture) portando poi i tecnici delle ricerche petrolifere e, alfine, una presenza militare pare in sostegno al signore della guerra Mohammed Farad Aidid; stesso contesto, radicato nella stessa città Bosaso, su cui stava indagando Ilaria Alpi.
A questo punto, la domanda che nasce spontanea è sempre quella: se la nave che transitava nel mare di Capo Ferrato, quella notte del 2 marzo 1994, era il “Lucina”, che la stessa fosse diretta in Algeria, in Somalia o (come non può neppure escludersi) in Libia, i piloti dell’elicottero “Volpe 132” rischiavano di scoprire tutto questo, rischiavano in particolare di scoprire il ruolo e il contributo dei cinesi, e sapevano che questi si erano talmente infiltrati in Italia da giungere a livelli che loro non potevano neppure immaginare?