19 11 2005 - VOLPE 132 E GLADIO, ANCORA NUOVI MISTERI: E LA MAGISTRATURA CHE FA?

Con un lungo articolo pubblicato ieri sul quotidiano sassarese “La Nuova Sardegna”, Piero Mannironi, il giornalista che più approfonditamente si è occupato della vicenda Volpe 132, apre dopo tanti anni, dando conto degli appelli a scoprire la verità dell’anziano padre della vittima, il dibattito su un mistero fortemente connesso a questa fosca vicenda, ossia quello della morte nel 1988, nello stato africano di Capo Verde, di Gaetano Giacomina, apparentemente un marittimo qualunque, ma in realtà, come rivelato da Stefano Antonino Arconte, un appartenente alla “Gladio delle Centurie”.
Sono tanti i misteri che circondano questo decesso, apparentemente dovuto a incidente in un cantiere navale, ma circa il quale vi è stata ben poca trasparenza, tanto da indurre il padre ottantottenne di Gaetano Giacomina a lamentarsi della condotta della magistratura oristanese, che avrebbe archiviato in modo alquanto frettoloso un esposto dell’anziano uomo, e a fare esposto alla Procura Generale presso la Cassazione, quella competente ad attivare l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati.

Il legame con la vicenda Volpe 132, ossia al misterioso abbattimento dell’omonimo elicottero Agusta A 109 della Guardia di Finanza nella notte del 2 marzo 1994 all’altezza di Capo Ferrato, è riferito alla motonave “Lucina”, che secondo numerosi testimoni oculari era chiaramente visibile sul teatro della tragedia in modo apparentemente inspiegabile, e il cui intero equipaggio, sette marinai, venne soppresso per sgozzamento in Algeria nel luglio 1994, essendo scomparse dal suo carico, apparentemente di semolino, ben 600 tonnellate che fonti dei servizi segreti britannici affermarono apertamente essere armi da guerra, destinate a un committente nordafricano, forse il colonnello Gheddafi.
Gaetano Giacomina, che aveva sempre svolto la professione ufficiale di marittimo, doveva imbarcarsi su quella nave in occasione di quel viaggio della morte, ma un imprevisto gli consentì di evitare quell’imbarco e di salvare provvisoriamente la pelle, che comunque perse in quell’incidente di Capo Verde del 1998 che tanto strano suona all’anziano padre; e la cosa più interessante è che, quale appartenente alla “Gladio delle Centurie”, Tano Giacomina, secondo il dettagliato racconto di Antonino Arconte, aveva svolto missioni principalmente nel Nordafrica, con obiettivo principale il colonnello Gheddafi, che la struttura segreta, inquadrata nel SID e poi nel SISMI, cercava di rovesciare anche sobillando i propri oppositori interni.
Queste circostanze si ricollegano in modo sconvolgente al racconto del “pentito” Gianni Zirottu, il quale, pur probabilmente variando molto rispetto alla verità dei fatti relativi alla vicenda Volpe 132 (e, secondo alcuni, in parte depistando su indicazioni dei servizi segreti), aveva espressamente affermato che l’abbattimento dell’elicottero era da ricollegarsi al fatto che questo stava seguendo la rotta di una nave che doveva portare armi, e addirittura uranio, proprio in Libia, laddove non può certo escludersi che ciò che restava della “Gladio delle centurie”, o alcuni ex gladiatori in proprio, sicuramente contrari a certe attività di sostegno al regime di Gheddafi che invece erano sostenute da taluni settori del SISMI e anche da certi centri affaristici cagliaritani, stessero svolgendo indagini su quelle vicende, per poter consegnare le prove dei loschi traffici alla magistratura.
La vera e propria esecuzione dell’equipaggio del “Lucina” e gli stessi misteri che circondano la morte di Giacomina fanno proprio pensare all’eliminazione di persone pericolose che “sapevano troppo”, ma a fronte di ciò, forse a causa dei soliti depistaggi, o forse perché sommersa dall’inutile quotidianità delle condanne dei ladruncoli e degli extracomunitari clandestini, la magistratura non ha risolto alcun interrogativo, destandone anzi di sempre nuovi ed inquietanti.
L’operato della Procura di Cagliari sulla vicenda Volpe 132, circa la quale da ormai quasi dodici anni si brancola nel buio, ha destato aspre critiche anche da parte di alcuni parlamentari, che hanno chiesto espressamente al ministro della giustizia ispezioni e procedimenti disciplinari, forse ingiuste perché davvero il peso dei depistaggi è stato soverchiante quanto all’efficacia dell’inchiesta cagliaritana.
In verità possiamo affermare di esser certi che il procuratore Carlo Piana, criticabile per molti altri versi, non si è astenuto dall’attivarsi, magari in modo poco efficace ma senza indulgere ad omissioni o depistaggi, affinché il procedimento sulla morte di Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda andasse avanti.
Ma non c’è solo la Procura di Cagliari.
Piero Mannironi ha ricordato che la magistratura oristanese, nel 2001, ebbe a liquidare come “fantasie” di Antonino Arconte (peraltro sottoposto a strani procedimenti penali per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio dai quali è stato alfine assolto) le affermazioni di costui sulla “Gladio delle centurie”, archiviando un procedimento penale aperto al riguardo, benché vi sia un’intervista rilasciata in tempi non sospetti da Giuseppe Pisanu (a suo tempo strettissimo collaboratore di Francesco Cossiga), oggi oggetto di interrogazione parlamentare, dalla quale si ricaverebbero ammissioni evidentissime sull’esistenza di una simile struttura e sul suo ruolo positivo per l’intelligence italiana nel Nord Africa, in Albania e nel Corno d’Africa.
E proprio ad Oristano, a quanto pare sede ad alta densità di “gladiatori” (anche Arconte è della città di Eleonora, anzi, per la precisione, di Cabras), ma anche di organizzazioni criminali di potenza insospettabile, avvenne il noto furto dell’elicottero “gemello” Agusta A 109 i cui pezzi furono, a quanto pare, utilizzati per depistare sul luogo di reale affondamento dell’elicottero Volpe 132, e che presso gli uffici di pretura di Oristano, solo successivamente divenuti di giudice unico, andò in prescrizione il procedimento penale aperto al riguardo.
Sembra esservi, insomma, una strana ritrosia della magistratura di Oristano, presso la quale sono molto forti certe componenti di destra, ma anche le infiltrazioni di certa massoneria fortemente presenti anche a Cagliari, a occuparsi di queste questioni, e ci auguriamo e vogliamo sperare che il problema sia solo culturale.