Procuratore aggiunto di Palermo, estraneo alle inchieste antimafia, Vittorio Aliquò è balzato alle luci della ribalta come coordinatore dell’inchiesta sui retroscena della liberazione di Silvia Melis, ben presto divenuta il <<caso Lombardini>> col coinvolgimento del noto magistrato cagliaritano, che si suicidò l’11 agosto 1998 al termine di un interrogatorio sostenuto avanti al Pool di Palermo.
Aliquò querela Nichi Grauso, in relazione alle frasi da lui dette su alcuni giudici palermitani e cagliaritani immediatamente dopo il suicidio di Lombardini [<<assassini>>]; il procedimento ha dato luogo a vivaci polemiche, e alla proposizione, da parte di Grauso, di una richiesta di rimessione da Cagliari a Caltanissetta. Lo stesso Aliquò, con grande buon senso, ha posto fine a questa vicenda, ingigantita dalla mancanza di equilibrio dei giudici cagliaritani che avevano condannato Grauso a un anno e otto mesi di reclusione (attirandosi persino le critiche di Antonio di Pietro), rimettendo la querela.
Attualmente in servizio presso la Procura Generale di Palermo, Aliquò è ritenuto politicamente vicino a Forza Italia, tanto è vero che, in occasione delle elezioni politiche del 2001, si era ventilata la sua candidatura nel partito di Berlusconi, poi rientrata.
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