12 06 2005 - VIETATO PARLARE DI VOLPE 132

Ormai è assodato, a Cagliari vi sono schiere di giudici, PM, avvocati e faccendieri di varia umanità che sono disposti a fare le umane e le divine cose, comprese gravi irregolarità processuali e deontologiche, affinché della vicenda Volpe 132, quel caso intricato di cui vi abbiamo più volte parlato dell’abbattimento dell’omonimo elicottero Agusta A 109 della Guardia di Finanza in quel di Capo Ferrato nel marzo 1994, non si parli assolutamente, non tanto sulla carta stampata, quanto su quella bollata – leggasi nei procedimenti penali, e nei processi veri e propri – e possibilmente si intimidiscano coloro che ne sanno qualcosa o vogliono far luce.
Ricapitolando:
1) un teste esterno (non il “pentito” Zirottu) quale il pescatore Utzeri di Feraxi nota una nave identica al “Lucina”, la nave cargo all’epoca adoperata dalla SEM Molini Sardi per i propri trasporti di granaglie e semolino, nei pressi della zona presidiata dal cielo da Volpe 132, un istante prima che si notasse in cielo un forte bagliore seguito dalla scomparsa dell’elicottero;
2) le inchieste sia della Procura Militare, sia della Procura di Cagliari intese a fare piena luce sull’episodio partono stancamente e presto si arenano, e pesanti “zone d’ombra” impediscono l’accertamento della verità come la sparizione dei tracciati radar che comproverebbero i movimenti di Volpe 132, che per mesi, anzi per anni, da parte militare si voleva abbattuto a Capo Carbonara anziché, come sarà poi comprovato, a Capo Ferrato;

3) nel maggio 1994, Massimo Cellino, unitamente alla sorella Lucina, venne tratto in arresto dal GIP di Cagliari, su richiesta del PM Valerio Cicalò, per un’ipotesi di reato di truffa all’AIMA, inerente al preteso trasporto in Algeria di quantitativi di granaglie e semolino, per cui la SEM Molini Sardi otteneva i contributi comunitari, di gran lunga inferiori a quelli dichiarati. L’imprenditore si dichiarerà sempre innocente;
4) a due mesi di distanza, nel luglio 1994, la motonave “Lucina”, rimase coinvolta nei pressi di Algeri in un misterioso e tragico episodio, ossia il suo intero equipaggio venne trovato sgozzato, e nel suo carico verrà riscontrato un ammanco di diverse centinaia di tonnellate di semolino dirette in Algeria, circa il quale fonti dei servizi segreti britannici parleranno apertamente di una “copertura” di trasporti di armi forse destinate agli integralisti islamici algerini, laddove peraltro dell’equipaggio del “Lucina” faceva ordinariamente parte un “Gladiatore”, Gaetano Giacomina, scampato al massacro poiché in quel caso si trovava “sbarcato”;
5) le consulenze tecniche disposte dal PM nel procedimento a carico di Cellino avrebbero confermato i notevoli ammanchi di magazzino della SEM, e tuttavia un consulente di parte sarebbe riuscito a dimostrare con un proprio elaborato la fallacia di tali determinazioni, insomma molto probabile che, se qualche attività illegale si svolgeva all’ombra del “Lucina”, ciò accadesse all’insaputa di Massimo Cellino e sotto la totale responsabilità dell’equipaggio dell’epoca, che ormai non può più parlare (anche il “Gladiatore ” Giacomina perirà anni dopo in un misterioso incidente;
6) qualcuno fa sparire dall’aeroporto oristanese di Fenosu un elicottero Agusta A 109 identico a quello della Guardia di Finanza inabissatosi nella Sardegna meridionale, intestato a una società probabilmente legata al SISMI, che viene ritrovato poco dopo presso Quartu Sant’Elena privo di alcuni pezzi, guarda caso proprio quelli che, a evidente scopo di depistaggio, erano stati inabissati presso Capo Carbonara per far credere che fossero di Volpe 132. Si dice che quanto al depistaggio vi siano chiare responsabilità di magistrati di Oristano, forse qualcuno anche con parentele con persone che hanno svolto un ruolo nel procedimento contro Massimo Cellino, e il tutto sul piano giudiziario sfocia in un procedimentino per appropriazione indebita approdato alla prescrizione;
7) il “pentito” Zirottu rivela la sua partecipazione, la notte in cui Volpe 132 scomparve dal cielo, a una missione di spedizione di armi e uranio nel Nordafrica per mezzo di una nave, verosimilmente proprio il “Lucina”, alla quale egli faceva sostanzialmente da “palo” seguendola via terra con una bicicletta, narrando della misteriosa presenza sulla nave di un mafioso catanese della famiglia Santapaola e dell’abbattimento di Volpe 132 ad opera di un missile lanciato dalla nave, forse mediante uno di quei lanciamissili “da spalla” di fabbricazione cinese di cui sono fornitissimi, oggi giorno, i terroristi di Al Qaeda;
8) poco dopo le sue rivelazioni, Gianni Zirottu venne misteriosamente coinvolto in una vicenda poco convincente di pretesa violenza sessuale nei confronti di una giovane ragazza con cui aveva una relazione sentimentale, e nuovamente incarcerato. Tra vedere e non vedere, non appena otterrà un permesso premio, Zirottu, che non nascose mai di temere per la propria vita circa le proprie conoscenze sulla vicenda Volpe 132, se la da a gambe;
9) alcuni testimoni esterni di Villaputzu chiariscono definitivamente come il punto di caduta di Volpe 132 fosse Capo Ferrato; il PM Guido Pani, incaricato dell’inchiesta presso la Procura di Cagliari, fa eseguire delle immersioni da parte di sommozzatori della Marina militare, con esiti intuibilmente vani quanto al ritrovamento dei rottami dell’elicottero o delle salme dei suoi piloti, Gianfranco Deriu e Fabrizio Sedda;
10) nella primavera del 2004, il GIP presso il Tribunale di Cagliari, Giovanni Lavena, accogliendo un’istanza dell’avvocato Carmelino Fenudi, ordina al PM Pani la riapertura delle indagini sul caso Volpe 132, indicando quali elementi di prova, tra l’altro, quelli sopra esposti, di cui avevano diffusamente parlato molti giornalisti d’inchiesta (tra cui ricordiamo Piero Mannironi, Pino Scaccia e Marco Mostallino), e dai quali la Procura cagliaritana si era ampiamente tenuta alla larga nella precedente inchiesta, tanto che il parlamentare dei Verdi Giovanni Russo Spena, formulando un’interrogazione parlamentare sul caso, chiedeva al Ministro della Giustizia se non ritenesse di dover perseguire, al riguardo, le eventuali responsabilità disciplinari dei magistrati inquirenti di Cagliari;
11) emergono indizi che parrebbero poter collegare le attività”parallele” svolte dall’equipaggio della motonave “Lucina” ai pesanti interessi cinesi in Africa, dall’Algeria alla Somalia al Sudan, laddove i cinesi armerebbero mercenari o utilizzerebbero direttamente, come nel Darfur, proprie truppe. Non a caso la Commissione d’inchiesta sul caso Ilaria Alpi, presieduta da Carlo Taormina, chiederà gli atti dell’inchiesta cagliaritana su Volpe 132 per verificare collegamenti.
Sullo sfondo di tutto ciò, i misteri del procedimento che riguardò Massimo Cellino, che iniziò in modo eclatante, con la custodia cautelare del presidente del Cagliari e un’incredibile campagna mediatica intorno alla vicenda, e si sgonfiò poi clamorosamente, atteso che le liste testi del PM e delle difese comprendevano centinaia di testimoni e che quando al PM titolare Valerio Cicalò (un cui prossimo congiunto pare fosse collega di uno dei doganieri coindagati di Cellino) trasferitosi a Tempio Pausania subentrò il PM Paolo De Angelis, questi accettò una proposta di patteggiamento estremamente al ribasso, con derubricazione delle ipotesi di reato più gravi, in pratica lasciando meno che a metà il processo da cui Cellino, peraltro sempre dichiaratosi innocente, ma a quanto pare stufo di avere a che fare col pesante processo, uscì con una sentenza abbastanza ridotta, di applicazione di pena di un anno e due mesi di reclusione.
Ogni volta che in un processo vengono fuori queste storie, a parte la lodevole eccezione del giudice Lavena (cattolico molto osservante e, forse proprio per questo, alieno a certe affiliazioni che potrebbero avere molto a che fare coi criminali che abbatterono Volpe 132, senza fare nomi affiliazioni MASSONICHE) puntualmente esce fuori chi minimizza, chi si disinteressa, chi lascia correre, chi insabbia; peccato però che qui ci sia in ballo la vita di due servitori dello Stato mandati al massacro dai mercanti di morte.