31 01 2003 - TURIAMOCI IL NASO … TORNI L’IMMUNITA’!

Le parole di Silvio Berlusconi a commento della sentenza della Cassazione sulle richieste di rimessione dei noti processi milanesi sono state, lo si è ben capito, scritte di getto, e dettate dalla rabbia, ma esaminate a freddo, e decriptando lo stile diretto e brutale del linguaggio del premier, se ne evince sicuramente un concetto forte: che la magistratura, burocrazia qualificata nominata per concorso e priva di investitura popolare, non ha il diritto di invadere, condizionandola direttamente o indirettamente, la sfera della politica, dell’esecutivo e del legislativo, che traggono invece la loro investitura dal popolo.
E’ un problema non peregrino, dato che vari sistemi politici, trascorsi e moderni, si sono posti il problema e hanno tentato di affrontarlo, in modo più o meno proficuo.
Nell’ordinamento istituzionale della prima Francia rivoluzionaria, in nome della certezza del diritto, era previsto che il giudice fosse “la bocca della legge”, che dovesse solamente applicarla e che, quando solo si ponesse la necessità di interpretarla, dovesse rimettere la questione al Parlamento perché si pronunciasse in merito.

Nell’attuale ordinamento statunitense, l’Attorney General, sarebbe a dire più o meno il procuratore distrettuale, viene eletto direttamente dal popolo, nel corso di una vera e propria elezione politica a cui sia i Democrats che i Republicans presentano propri candidati, mentre solo i ruoli subalterni, in pratica quelli che sarebbero i sostituti procuratori, sono rivestiti da funzionari retribuiti dallo Stato, spesso di alto livello sociale (tra l’altro anche molti rampolli della famiglia Kennedy, come primo impiego dopo la laurea, sono andati a fare pratica nell’ufficio di un Attorney General).
Si tratta sicuramente di sistemi che prevedono quelle che, secondo il comune modo di ragionare sarebbero a tutti gli effetti ingerenze del potere politico nella sfera di autonomia della magistratura, e farebbero gridare allo scandalo, e del resto questi sospetti non sono privi di giustificazioni: una valutazione politica, salvo sui temi grandi e terribili (quali ad esempio la lotta all’antisemitismo … almeno si spera) per definizione non è mai unanime, è sempre a maggioranza e, visto che ci troviamo in un Paese dove è ben noto l’abuso che si fa delle amicizie interessate e delle raccomandazioni, chi si fiderebbe a farsi giudicare o a farsi indagare da un giudice o da un PM in qualche misura politici?
Lo stesso Berlusconi, del resto, non si muove su questo terreno, bensì propone una risposta intesa a far si che la giurisdizione si esplichi liberamente, ma non disturbi il corso delle cose politiche, in parole povere il ripristino della vecchia immunità ministeriale e, forse, parlamentare.
Alla fine della fiera, anche se l’intera Italia ha detestato l’immunità parlamentare quando era lo strumento con cui una classe politica di ladri si poneva al riparo dalla giustizia, e anche se pure a noi fa un po’ schifo, questa soluzione temiamo sia la migliore per risolvere l’attuale momento di crisi e comunque la meno incisiva sull’autonomia della magistratura.
Perché, se ci si trova dinanzi all’alternativa se escludere che un capo di governo possa essere oggetto di indagini o processi in corso di mandato, ovviamente sospendendo i termini di prescrizione, o impedire tout court che indagati e imputati si presentino alle elezioni, lasciandoli così in balia del furore di certi PM tutt’altro che imparziali e incostituzionalmente limitando i loro diritti politici, meglio la prima.
In ogni caso, ciò che non può essere assolutamente accettato è che un capo di governo, in corso di mandato, rimanga costantemente sotto il ricatto delle indagini, dei processi, delle possibili sentenze di condanna … se in certi casi la magistratura fa solo il suo dovere, perseguendo reati perché deve perseguirli, in altri è troppo forte il sospetto che, magari con indagini strumentali e selettive, la magistratura voglia di fatto indirizzare la vita politica del Paese, soprattutto quando si tratti di impedire sgradite riforme dell’ordinamento giudiziario.
E allora … immunità, immunità, immunità!!! Silvio Berlusconi ha sbagliato, l’abbiamo già detto, ma nel frangente in cui si trova è dovere democratico difenderlo, fino all’ultimo!