23 01 2003 - TRAMONTANO AMNISTIA E INDULTO, MA QUALCOSA SI PUO’ ANCORA FARE

E’ definitivamente naufragata alla commissione giustizia della Camera l’ipotesi di concessione sia dell’amnistia sia dell’indulto.
Quando si stava profilando l’eventualità di un’anomala alleanza trasversale tra Forza Italia e DS sulla concessione di entrambi i provvedimenti di clemenza, la contrarietà della Lega Nord, che quanto meno è coerente ma la cui posizione sul punto non condividiamo, e di AN, con Fini che ha parlato di libertà di coscienza ma con due forche con condannato penzolante che gli luccicavano negli occhi, l’ipotesi è saltata perché creava spaccature nella maggioranza, con probabile delusione di Berlusconi ma con sollievo di Fini che potrà così placare il suo elettorato di carabinieri e poliziotti, accantonando definitivamente l’ala “garantista” degli avvocati pur presente al suo interno.

Questa vicenda ha fatto venire a galla, appieno, la scadente coesione culturale dei partiti della maggioranza che sostiene il governo di Silvio Berlusconi, con la Lega che se non altro ha una posizione come detto coerente, contro i reati di opinione ma per la certezza della pena, Forza Italia che si sforza di rimanere coerente con certa sua estrazione liberale delle origini, AN che è solo uno strano coacervo di fascisti della più bell’acqua, democristiani di destra riciclati e altra roba varia che di questo passo rivangherà la vecchia saggistica del repubblichino Giorgio Almirante sulla pena di morte. E va da sé che Berlusconi, pur essendo personalmente a favore di provvedimenti di clemenza, si è dovuto defilare per non dovere alimentare il sospetto, che i DS – pur favorevoli quanto meno all’indulto – non avrebbero mancato di adombrare strumentalmente, che la sua posizione fosse viziata dai suoi problemi giudiziari avanti ai politicizzati giudici milanesi.
E’ un’occasione perduta, ma ad ogni modo non ci si deve fasciare la testa, perché è ancora possibile e doveroso cercare di svuotare, o quanto meno alleggerire, queste carceri dolenti e stracolme che ci sono in Italia.
Il cosiddetto ordinamento penitenziario prevede le cosiddette misure alternative alla detenzione, strumenti per eseguire la pena in modo diverso dalla tradizionale detenzione – dalla semilibertà all’affidamento in prova al servizio sociale – e che oltre tutto sono forse più conformi dell’amnistia e dell’indulto all’esigenza di commisurare e finalizzare la pena alla rieducazione del reo: occorre semplicemente che i tribunali di sorveglianza, organi preposti all’applicazione di queste misure che nell’ordinamento giudiziario sono oggi mortificati dalla penuria di organici, dalla sovrabbondanza di inutili funzioni meramente amministrative e dalla carenza di indispensabile personale di supporto nelle carceri, quali gli educatori, siano messi in grado di ben funzionare e decidere con tempestività sulle varie istanze, senza certa severità degna di miglior causa, ma ovviamente anche senza pericolose indulgenze.
Ma il problema maggiore, dato che le carceri sono zeppe soprattutto di detenuti in attesa di giudizio, è quello dell’abuso, o dell’eccesso, della magistratura nell’applicare a persone semplicemente indagate o imputate la custodia cautelare, spesso per un tempo sproporzionato rispetto a quello della durata prevedibile della pena definitiva, come si è detto da più parti quasi a volerla far pagare alle persone sospette che si riesce ad acchiappare anche per i tantissimi che sfuggono alla giustizia, anticipando l’esecuzione della pena anche quando dopo, magari, risulteranno innocenti.
Vi sono altri modi per prevenire la fuga, l’inquinamento delle prove, la recidiva, quali ad esempio le misure interdittive per chi commette reati nelle posizioni di pubblico ufficiale o di titolare di imprese o simili, gli obblighi e i divieti di soggiorno in determinati luoghi, gli arresti domiciliari, purché in questi casi si disponga degli opportuni mezzi, non necessariamente in termini di carabinieri o poliziotti messi a fare la guardia, ma anche in termine di strumenti tecnologici quali il cosiddetto “braccialetto elettronico” – che potrebbe diventare un navigatore satellitare GPS in grado di segnalare con estrema precisione in ogni momento la posizione della persona controllata – perché queste misure siano effettivamente eseguite ed efficaci nel prevenire i rischi in relazione ai quali, altrimenti, la persona controllata andrebbe sbattuta in carcere.
Alla fine della fiera, forse, queste misure minime, rafforzamento dei Tribunali di Sorveglianza e strumentazioni elettroniche per l’esecuzione delle misure cautelari meno gravi della carcerazione preventiva, costerebbero molto meno della costruzione di tante nuove carceri, facendo bastare quelle esistenti, quando occorre opportunamente rimodernate, per una detenzione dei condannati definitivi in condizioni dignitose, senza ammassarli in numero esorbitante in celle anguste e consentendo loro di svolgere qualche attività lavorativa, culturale o ricreativa.
Ci dicono che dalle parti della Lega Nord, forse anche dalle parti del ministro Castelli, questo sito viene letto ogni tanto; bene, signor ministro, sommessamente la invitiamo a rifletterci, questi banali “accorgimenti” forse sarebbero molto più efficaci dell’indulto o dello stesso “indultino”, anche se, ancora sommessamente, osiamo far rilevare che l’amnistia potrebbe essere doverosa almeno per certi procedimenti, quelli relativi a reati non di mafia o di terrorismo pendenti avanti agli organi giudiziari da oltre dieci anni, per cui scaturirebbe, se del caso, una sanzione penale del tutto inutile e solo repressiva da applicarsi a persone che magari, nel frattempo, non hanno commesso altri reati e sono completamente cambiate.