Hanno colpito ancora, stavolta col tritolo. Poco prima della mezzanotte, un ordigno esplosivo, collocato poco dopo che l’ultimo redattore se ne era andato, ha devastato la redazione di Nuoro de L’UNIONE SARDA, giusto nell’immediata vigilia della visita in Sardegna del ministro dell’interno Beppe Pisanu, correlata proprio alle iniziative da adottare nei confronti di questa sempre più preoccupante escalation terroristica.
Al momento non vi è nessuna rivendicazione, anche se si ipotizza un collegamento con dei pacchi-bomba giunti mesi prima al quotidiano cagliaritano e con l’attentato dell’ottobre scorso al ripetitore Rai di Capoterra, bravate entrambe firmate dal sedicente gruppo “Resistentzia”, e comunque è assolutamente inquietante una circostanza: l’ordigno è stato collocato nell’imminenza o in costanza della presenza del ministro dell’interno, che stavolta è un sardo, proprio come accadde nel 1998, quando ignoti, che gli investigatori avevano ritenuto far capo alla banda Piroddi (ma si ricorderà che Maria Ausilia Piroddi fu assolta dalle accuse relative ai numerosi attentati di Barisardo), piazzarono una bomba al Banco di Sardegna di Tortolì in coincidenza con la visita dell’allora responsabile del Viminale Rosa Russo Jervolino, anche allora giunta con riguardo alla preoccupante escalation di attentati che, peraltro con inquietante successione temporale rispetto al suicidio di Luigi Lombardini, si stava verificando in Ogliastra.
Quelli de L’UNIONE SARDA ipotizzano che il criminale gesto rientri nell’ambito di una strategia dei gruppi terroristici intesa a colpire tra l’altro, oltre alla magistratura e ai sindacati, l’informazione, e ci pare un’analisi azzeccata, laddove, pur non mutando questo sito opinione circa la qualità pessima e il carattere irritantemente cortigiano dell’informazione oggi fornita dal quotidiano cagliaritano, e pur essendo l’importanza strategica del giornale di Viale Regina Elena rilevante più nell’imboscare le notizie scomode che nell’indirizzare l’opinione pubblica, cosa in cui non è riuscito sotto nessuna gestione, l’attentato contro il quotidiano più letto in Sardegna, almeno per ora, ha un elevato valore simbolico perché, nel bene e nel male, si tratta comunque di una istituzione, alla cui indipendenza in realtà, ben prima dei terroristi e sia pure con metodi più felpati, attentò la magistratura cagliaritana or sono quasi quattro anni.
Ma non si può neppure tacere che questa nuova bomba arriva all’indomani della pubblicazione, da parte de L’UNIONE SARDA, di indiscrezioni evidentemente provenienti dalla Procura di Cagliari, dove il vizio della rivelazione di segreti d’ufficio si conferma duro a morire, circa l’esistenza di una base o di un nucleo di questo nuovo terrorismo proprio a Nuoro, analisi che potrebbe essere azzeccata, poiché proprio in Barbagia si verificò già in passato il preoccupante fenomeno, che veramente poteva dare al terrorismo una dimensione davvero pericolosa, della saldatura tra banditismo e gruppi eversivi e, come ha detto anche il PM Marchetti, queste “vecchie esperienze” potrebbero ripetersi.
Noi, in tempi non così sospetti, avevamo già evidenziato il rischio che quella possibile rottura degli equilibri nella criminalità barbaricina e ogliastrina che, secondo ambienti del SISDE, si sarebbe verificata dopo e a causa della morte di Luigi Lombardini, potesse sfociare non già in una ripresa dei sequestri di persona, bensì nel fornire nuovo humus ad attività eversive, che è piuttosto abbondante in Barbagia, basti dare una sommaria lettura ai murales di Orgosolo e trarne la cifra di quel certo ribellismo di estrema sinistra – ma del resto il paese simbolo della Barbagia vota al 90 per cento per il centrosinistra – che ne trasuda, che un lettore immaturo potrebbe male interpretare; in quelle realtà, lo Stato, fin dall’epoca degli antichi romani, è sempre stato percepito come un’entità estranea, e in mancanza di chi, come Lombardini, riusciva in qualche modo a controllare i noti fenomeni, la situazione potrebbe assumere una piega davvero incontrollabile, si ricordi la rivolta di Pratobello, quando gli orgolesi dimostrarono di essere in grado di fronteggiare perfino l’esercito, che fu allora rivolta democratica di popolo, ma che un domani potrebbe ispirare, come forse sta già ispirando, forme di rivolta molto più preoccupanti.
Una cosa è certa: occorre agire, e non unicamente azionando la leva repressiva che, da sola, rischia di essere un rimedio peggiore del male. Il ministro Pisanu ha capito certamente, inviando gli esperti nazionali dello SCO, che gli inquirenti locali sono totalmente inadeguati a fronteggiare il fenomeno, in particolare questa magistratura borbonica che, mentre il fortino sta crollando, si gingilla con tante inutili stupidaggini ed anticaglie e sovente, sia pure con metodo “non violento”, si è fatta in alcune sue componenti portatrice di una strategia eversiva dell’ordinamento dello Stato non meno insidiosa di quella dei terroristi.
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