C’è qualcosa che non quadra nella logica complessiva delle bombe e delle intimidazioni che, da un tempo che è già decisamente eccessivo, colpiscono a 360 gradi, sotto le insegne e le rivendicazioni di varie e disparate sigle di stampo eversivo, in Sardegna, in questa nostra terra dove si pensava che il rischio terroristico fosse ormai definitivamente archiviato nella pattumiera della storia.
Qualcosa non quadra perché, a ben vedere, solamente le minacce ai sindacati CISL e UIL, sigle sindacali moderate che hanno il torto di non seguire in tutto e per tutto la CGIL nella sconsiderata politica movimentista sfasciatutto che, al fianco dei girotondini, quel sindacato ha intrapreso da quando il suo ex-leader Cofferati si è messo in testa di diventare un leader politico, rientrano nella logica tradizionale delle Brigate Rosse e gruppi affini, che come è noto, fin dai tempi del sequestro Moro e dell’assassinio del magistrato di sinistra Emilio Alessandrini, ha come obiettivi non tanto i rappresentanti della destra, quanto coloro che, nel centro e a sinistra, hanno il torto di perseguire politiche “moderate”, “riformiste”, sabotando così, nella visione veteromarxista di questi gruppi, quella corsa a far esplodere le “contraddizioni del sistema” che dovrebbe condurre alla rivoluzione.
Gli attentati ad amministratori locali, che sono una tragica costante in Sardegna, a nostro modesto avviso non si inseriscono in questo contesto, fanno parte di una logica che è endemica e deve ricollegarsi all’avversione di molti sardi alla risoluzione dei contrasti anche meramente economici attraverso il ricorso all’Autorità Giudiziaria, e se qualcuno li sigla con la stella a cinque punte, si tratta solo di depistaggi.
A quale logica vanno invece ascritti gli attentati che prendono di mira le istituzioni dell’informazione, in special modo L’UNIONE SARDA (risparmiando sinora LA NUOVA SARDEGNA), e a quale logica ancora quelli che hanno recentemente preso di mira la magistratura cagliaritana, con la lettera condita di proiettili di Kalashnikov inviata al PM Marchetti e con un altro episodio, simile ma più fantasioso, che ha interessato altro magistrato, di cui non vogliamo dire di più perché è “segretato”?
E’ inquietante, in questo caso, la coincidenza del target dei terroristi, che invero apparterrebbero a sigle diverse, con quel blocco di potere, da qualche anno costituitosi a Cagliari tra una magistratura proterva che intende esercitare un potere assoluto e incontrollato e una informazione partigiana e cortigiana, la cui colonna è proprio L’UNIONE SARDA di Sergio Zuncheddu, la cui esistenza e il cui operato noi di MALA IUSTITIA CARALITANA, e prima di noi Nicola Grauso – che, ribadiamo, non ha a che fare con la gestione di questo sito – denunciamo da almeno due anni; un blocco di potere il cui obiettivo, guarda caso, oltre al ruolo di Nicola Grauso nell’informazione regionale, è stato tutto ciò che ruotava intorno al grande Luigi Lombardini, e in particolare quella rete di relazioni tra il magistrato suicida e importanti settori della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Servizi Segreti, che di fatto dirigeva la politica criminale in Sardegna e faceva si che certe forme di criminalità, in primis il tradizionale banditismo legato ai sequestri di persona, ma anche le tendenze eversive fortemente presenti in queste aree criminali, non debordassero oltre limiti fisiologici.
E forse, sia la ripresa del terrorismo, sia le intimidazioni alle colonne portanti di questo blocco di potere devono essere considerati espressione di una simile logica: banditi e potenziali terroristi, per i quali lo Stato era ed è un corpo estraneo, riconoscevano nel solo Lombardini un interlocutore legittimato quanto a stabilire quanto meno una condizione di “tregua” con l’odiato Stato, ma, come preconizzò il ben noto anonimo agente del SISDE che si fece intervistare oltre quattro anni fa da LA NUOVA SARDEGNA, sia pure con qualche anno di distacco rispetto alle sue previsioni, morto Lombardini la tregua si è rotta, e il messaggio che viene portato con gli attentati è chiaro: non vi riconosciamo come interlocutori, siete nemici da abbattere.
Noi ci siamo già espressi quando abbiamo appreso delle minacce al dottor Marchetti: ovviamente condanniamo nella maniera più recisa l’uso di questi metodi, dalle semplici minacce al tritolo, e riteniamo che gli abusi della magistratura, quando abusi ci siano, vadano fronteggiati con l’esercizio del diritto di critica e, da parte dello Stato, facendo funzionare, cosa che oggi però non accade, il sistema di controlli previsto dalla legge. Siamo libertari e non violenti, e quindi lontani mille miglia da ogni forma di terrorismo che, facendo proprio il metodo violento per combattere ed eliminare gli avversari, non può che essere prodromico a dei totalitarismi, mai preferibili anche alla più imperfetta democrazia.
Tuttavia, il nostro conterraneo ministro dell’interno Beppe Pisanu, che è uomo lungimirante e di grande cultura, e che sappiamo avvalersi della collaborazione delle menti più lucide dei Servizi Segreti e della Polizia, dovrebbe riflettere su quello che rischia di succedere: la Sardegna è e resta regione assolutamente strategica nel Mediterraneo, punto di raccordo tra il mondo arabo e l’Europa e, attraverso quest’ultima, coi nostri amici statunitensi, e qualcuno non si è reso neppure conto della miscela esplosiva che ha creato turbando i delicati equilibri che esistevano in Sardegna tra potere statale, malavita e aree eversive.
Chi ha inteso a tutti i costi liberarsi di Luigi Lombardini, magari mirando solo a farlo finire all’Ucciardone e non a farlo suicidare, sia, come certi magistrati cagliaritani, per mero rancore personale, sia, come forse Giancarlo Caselli, per aver letto troppo certa pubblicistica schizofrenica di sinistra sulla massoneria, sui servizi segreti e compagnia bella che teorizzava l’esistenza in Italia di un “doppio stato”, quando era lo Stato a doversi difendere dai comunisti, non si è reso conto di aver provocato un danno difficilmente riparabile, e di aver agito oltre il lecito che gli equilibri istituzionali consentivano, ciò perché certa magistratura è stata preda di quello stesso delirio di onnipotenza che non poche volte l’ha portata a sovvertire di fatto l’ordine costituito, utilizzando armi terribili, forse non meno del Kalashnikov e del tritolo, quali gli ordini di custodia cautelare e le inchieste sputtanatrici di tanti onesti servitori dello Stato.
Questi delicati equilibri, ministro Pisanu, potranno essere ripristinati se lei avrà la pazienza di esaminare con attenzione, non limitandosi alle parole di circostanza che potrà sentire dai vertici, dai Prefetti, dai Questori e dai comandanti dei Carabinieri, la situazione sarda, e di affidarsi agli uomini più adatti, che non possono che essere coloro che con Luigi Lombardini hanno lavorato per anni, gettando alle ortiche la vanagloria e l’incapacità di coloro che, in nome della guerra contro un uomo, hanno costruito delle carriere sul nulla di depistaggi e fallimenti messi a frutto per ottenere encomi solenni e avanzamenti di carriera.
Questo discorso vale anche per la magistratura cagliaritana, che si illude se pensa di potersi guadagnare una nuova legittimazione ora che alcuni dei suoi ricevono letterine con pallottole dai terroristi, sempre che poi siano davvero i terroristi a inviarle; gli esiti parziali del processo contro i pretesi rapitori di Silvia Melis hanno confermato la sua totale delegittimazione, e proprio perché versiamo in una fase di emergenza, al di là dei soliti bizantinismi con cui il Consiglio Superiore della Magistratura è sempre pronto a legittimare ogni malefatta, occorre fare piazza pulita, dare spazio a uomini nuovi.
Forse, anche se ne dubitiamo, questo coincide con ciò che vogliono i terroristi? Non è così, perché loro mirano alle istituzioni e non agli uomini, ma anche se fosse sarebbe l’occasione buona per spuntare le loro armi facendo uscire di scena personaggi che innanzi tutto sono dannosi per il buon nome della giustizia. Per quanto riguarda L’UNIONE SARDA … beh se si potrà approfondire un po’ di più, procura insabbiatrice di Palermo (capace solo a perseguitare Lombardini) permettendo, la storia di come il signor Zuncheddu si impadronì del quotidiano che era in ottima salute finanziaria nonostante le cose allucinanti scritte dal giudice Amato, forse ne vedremmo delle belle …
| Pagina statica (salvata dal sito originale) |
| Pagina salvata in remoto su web.archive.org |