La fifa rischia di essere cattiva consigliera, oggi che le colpevoli sottovalutazioni degli allarmi lanciati dal professor Biagi prima del suo barbaro assassinio ad opera delle BR inducono a non sottovalutare niente, in particolare a non prendere sottogamba i macabri messaggi conditi con proiettili di Kalashnikov di questi giorni, ma pare stiano inducendo la Direzione distrettuale antiterrorismo, colpita in prima persona con le minacce al magistrato Mario Marchetti, a “fare di tutta l’erba un fascio”, a indagare su tutte le manifestazioni di “ribellismo” degli ultimi due-tre anni, dai blitz contro i negozi della via Garibaldi e la Rinascente di Cagliari perfino alle scritte anti-Berlusconi sui muri e sui cavalcavia, ritenendo che vadano collocate in un unico calderone di attività eversive.
Attenzione! Certamente queste iniziative fanno parte più della scarsa civiltà che della libera manifestazione del pensiero (in questo paese, chiunque è libero di sparlare di Berlusconi senza imbrattare i muri), ma è assai improbabile che possano essere ascritte a un filone genuinamente “eversivo” anziché, piuttosto, a certi gruppuscoli anarcoidi giovanili da sempre insediati a Cagliari e Sassari e oggi sicuramente convergenti con l’area No Global, la cui azione è però sempre stata a metà strada tra contestazione radicale del “sistema” e goliardia pura, ma non potrà mai convergere con le BR od organizzazioni simili perché, in fondo, si tratta di bravi ragazzi; se la DIGOS di oggi avesse l’esperienza di quella di ieri, degli anni Ottanta, che non diede un peso immeritato a ripetuti episodi di minacce portati a segno da gruppi che si richiamavano al fascismo e al nazismo, si eviterebbero oggi questi inutili allarmismi.
E’ sicuro, invece, che qualcuno sta tentando subdolamente di cavalcare la protesta, legittima e in parte, forse, anche fondata, dell’area No Global, sintomatica di un effettivo disagio sociale, per carpire la buona fede dei militanti di quell’area e indurli magari a invertire tragicamente rotta rispetto al copione di rifiuto della violenza e di pacifica convivenza con le forze dell’ordine inaugurato da quando al Viminale c’è il nostro conterraneo Giuseppe Pisanu, a credere alle suggestioni della “lotta armata”, magari procurandosi il denaro per acquistare armi con qualche improbabile rapina a gioiellerie poco munite di misure di sicurezza adeguate.
Ma siamo sicuri che si tratti, realmente, di terroristi?
Oggi, dopo la caduta del muro di Berlino e dopo che perfino le vicende del Sudamerica, continente da sempre di golpe militari reazionari, hanno dimostrato che forze di sinistra non classicamente “socialdemocratica”, anzi terzomondista e con non pochi punti di contatto coi No Global, come quelle che sostengono Hugo Chavez in Venezuela e Luis Inacio “Lula” Da Silva in Brasile possono arrivare al potere col metodo democratico, nessuno può credere seriamente nei vecchi slogan triti e ritriti del marxismo militante, nella “lotta di classe”, nel “proletari di tutto il mondo unitevi”, nei barbari slogan alla Che Guevara, ignorati da chi oggi ne fa l’agiografia, per cui occorre trucidare tutti gli “imperialisti” dai 15 anni in su; chi sinceramente, seppure antistoricamente, crede ancora in queste ideologie radicali, in Italia lo fa militando normalmente in Rifondazione Comunista e accettando il metodo democratico, al massimo imbrancandosi in qualche gruppo No Global ma astenendosi, salvo frange estremiste, da azioni violente.
Quelli che firmano i loro folli comunicati con le sigle “Brigate Rosse” o “Nuclei Proletari per il Comunismo” lo sanno bene, non possono ignorarlo, dalle loro analisi e dall’accurata scelta degli obiettivi si percepisce che si tratta di fini intellettuali, non di banditacci improvvisatisi terroristi, anche se ha ragione il ministro Pisanu a ipotizzare qualche possibile alleanza; sanno anche, però, che quelle sigle, negli anni Settanta, terrorizzarono davvero il Paese, creando quell’epoca degli “anni di piombo” che è entrata tremendamente nel DNA dei quarantenni di oggi, coloro che costituiscono il cuore pulsante e lavorante della società civile, evocando un periodo in cui la gente se la faceva sotto, era a disagio per le camionette dei Carabinieri a ogni angolo di strada, usciva di meno, si divertiva di meno, consumava di meno. Non a caso la metà degli anni Settanta coincise con un periodo di seria crisi economica per l’Italia, non a caso anche allora la Fiat era in grave crisi, si ossigenava coi capitali libici e si parlava di una sua annessione all’oggi disciolta IRI già di Romano Prodi.
All’epoca la soluzione furono i governi di unità nazionale tra una DC che si era data come garante un personaggio come Giulio Andreotti, e un Partito comunista guidato da un uomo dal granitico senso dello Stato come Enrico Berlinguer; non è per caso che anche oggi, con l’alibi di un terrorismo dalle capacità militari sicuramente irrisorie rispetto a quelle di quei temi, ma che torna a far paura, si vuole perseguire una simile soluzione, un governo di unità nazionale anomalo, magari opportunamente caldeggiato dalle quinte colonne del centrosinistra nella Casa delle Libertà (leggasi UDC) che riporti in qualche modo i postcomunisti o “tecnici” a loro legati al Governo e, sotto l’alibi dell’emergenza terrorismo, storni l’attenzione della politica dall’attuazione di una serie di riforme, a iniziare da quella della giustizia (e all’interno di una corrente dell’ANM, Magistratura Democratica, non mancano personaggi ideologicamente contigui ai No Global piuttosto che ai DS), che rischierebbero di mutare l’assetto politico, sociale e istituzionale dell’Italia, in modo da farne veramente un “paese normale”?
Non da da pensare, in fondo, il fatto dei messaggi di posta elettronica firmati Brigate Rossi lanciati dal PC del magistrato napoletano, noto estremista di sinistra, Nicola Quatrano, attribuiti da costui al figlio infraquattordicenne con la Procura di Roma, la solita Procura di Roma, che si bevette questa giustificazione e archiviò tutto? E non da un brivido alla schiena il fatto che ai vertici della Polizia regni sovrano quel Gianni De Gennaro da sempre contiguo, come Giancarlo Caselli, a certa sinistra organica alla magistratura combattente, mentre al SISDE stanno creando infinite difficoltà al generale Mario Mori, forse reo di voler cancellare certe deviazioni degli ultimi anni che hanno visto il servizio segreto civile attivamente impegnato sul fronte della sinistra? Non vi ricordate le reciproche aperture di credito tra il generale Siracusa, già capo del SISMI e poi dell’Arma dei Carabinieri, e l’allora premier Massimo D’Alema?
Vi sono in Italia una serie di entità, dalla magistratura “militante” a diffusi settori delle forze armate, delle forze dell’ordine e della pubblica amministrazione, che non sono pronte ad accettare la realizzazione di uno Stato che sia veramente delle libertà, che vogliono difendere ad oltranza quei rimasugli di Stato autoritario seguenti ad una miscela esplosiva di incrostazioni delle epoche dei Borboni, del Papa Re e del Fascismo, che permettono ancora l’esercizio di poteri sottratti a ogni controllo democratico, magari con lo strumento delle deviazioni, ben noto ai servizi deviati di ogni epoca. Costoro percepiscono che il pericolo, per loro, è Berlusconi, e agiscono di conseguenza.
Stiamo attenti, quindi, che dietro i volantini con sigle eversive non si nasconda ben altro, magari qualche scenario sudamericano, mai troppo implausibile in un Paese come nostro che, come recitava una divertente canzone di Luca Barbarossa, “in testa ha l’Europa e in culo il Medio Oriente”.
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