Questi presunti terroristi dei “Nuclei Proletari per il Comunismo” si sono scatenati alla grande con l’inizio del nuovo anno, con l’invio in serie delle loro letterine, tutte uguali, tutte con mittente un inesistente studio legale sassarese intestato a Walter Alasia, storico militante BR ucciso in un conflitto a fuoco eponimo di una temutissima colonna milanese di quell’organizzazione terroristica, tutte contenenti un paio di proiettili di Kalashnikov; dopo il Pm Mario Marchetti, che da investigatore competente è forse giudicato “reo” di aver capito su questa strategia già troppo per i gusti di chi la sta attuando, come è noto i bersagli privilegiati sono diventati i sindacalisti “moderati” della CISL e della UIL, con inquietante coincidenza del target con quello classico delle BR dagli anni Ottanta in poi.
Ciò che non torna, tuttavia, è l’uso da parte dei terroristi, o pretesi terroristi, dello strumento della minaccia nei confronti di un PM, che non appartiene al campionario tradizionale dei brigatisti, che casomai, quando hanno considerato dei magistrati pericolosi od obiettivi da colpire, hanno sempre colpito direttamente, senza preavviso, al limite firmando l’assassinio a posteriori col solito comunicato farneticante, come avvenne ad esempio nel 1979 con Emilio Alessandrini.
Pare che al dottor Marchetti abbiano “consigliato”, in buona sostanza, di “lasciar perdere”, e questo induce a ritenere che il vero problema sia che Marchetti, ottimo investigatore e gran conoscitore sia del terrorismo che del narcotraffico, possa aver fiutato un qualcosa che non deve assolutamente emergere, né a livello giudiziario né altrimenti, ossia il possibile reticolo di pericolosissime alleanze tra i nuovi terroristi e la criminalità comune che a quanto pare porterebbe per un verso all’area, momentaneamente sopita ma mai doma, del tradizionale banditismo barbaricino (non a caso, è dal tempo di Silvia Melis che non si consumano più sequestri), per altro verso, per il tramite degli indipendentisti corsi da sempre legati ai banditi, ai temutissimi Marsigliesi, maestri del narcotraffico, dei traffici d’armi e del riciclaggio di denaro sporco; e non è escluso che qualcosa del genere fosse già venuto fuori sottotraccia in relazione al sequestro di Silvia Melis, a cominciare dalla contiguità di alcuni personaggi dal ruolo ambiguo con la ‘Ndrangheta calabrese per finire dall’emersione di rapporti tra altri personaggi in vario modo coinvolti nel sequestro e il leggendario Matteo Boe, di cui sono note le tendenze alle ideologie eversive e le frequentazioni coi terribili corsi.
Forse i “terroristi” vorrebbero che Marchetti si comportasse come i suoi stolidi colleghi del Continente che, inseguendo l’ovvio, il che è spesso garanzia di fallimento per l’investigatore, hanno cercato i terroristi nell’area dell’anarchismo e dei No Global, incorrendo in granchi clamorosi, vedansi i No Global di Cosenza scarcerati subito dal Tribunale della Libertà; costoro a Cagliari l’hanno presa con ironia distribuendo fumetti satirici, al limite hanno animato una dura manifestazione contro un magistrato di sorveglianza accusato di eccessiva severità, ma sicuramente non hanno niente a che fare con questo nuovo terrorismo, che ha forse ben altre, inquietanti matrici.
O forse questi signori mirano, alla fin fine, a sfiancare le forze dell’ordine distogliendo personale per le “scorte” alle personalità minacciate e per concentrare le attività di intelligence, che non possono essere delegate alle sole sparute forze dei servizi segreti, nelle aree sociopolitiche che possono essere classicamente ritenute contigue al terrorismo, in modo tale da stornare uomini, mezzi ed energie dalla lotta alla criminalità organizzata e al narcotraffico? In fondo negli anni Settanta era successo un po’ lo stesso, mentre tutti i carabinieri e i poliziotti d’Italia andavano a caccia dei brigatisti che insanguinavano il Paese, fiumi di eroina inondavano le strade delle città a distruggere un’intera generazione, e ci vollero anni e anni, fino alle famose inchieste sulla Pizza Connection e, a Cagliari, sulla banda di Is Mirrionis, per organizzare e far fruttare una seria lotta al narcotraffico.
Oggi la nuova scommessa della criminalità organizzata è quella della cocaina, che, declinando l’eroina, si punta a far divenire la nuova droga di massa, come sta già avvenendo in certe zone del Paese, e che chiaramente non potrà più essere distribuita, come quando era considerata la droga dei ricchi, attraverso i soliti festini o locali un po’ equivoci; occorreranno nuove reti distributive, formate da personaggi insospettabili che non siano così fessi dall’usare oltremisura il telefono e che abbiano dimestichezza con le meno captabili nuove tecnologie, Internet innanzitutto, e per fare questo, santiddio, bisogna che le forze dell’ordine non rompano i coglioni, che si concentrino su altri obiettivi.
Attenzione, quindi, agli specchietti per le allodole. Massima vigilanza è ovviamente richiesta per evitare che quei proiettili, invece di essere spediti ai vari destinatari, siano magari esplosi da un vero Kalashnikov; ma anche per evitare che magari, per impedire gli spari di inesistenti mitra, nuovi fiumi di droga giungano indisturbati.
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