Ricorderete, anche se noi non ne abbiamo parlato prima, il caso che interessò Stefano Surace, il giornalista di origine napoletana il quale, emigrato a Parigi fin dai primi anni Settanta, tornato recentemente in Italia si vide contestare, inaspettatamente, alcune condanne per diffamazione a mezzo stampa per un ammontare complessivo di ben due anni e mezzo di reclusione, appioppategli in contumacia senza che neanche fosse stato citato in giudizio e venne rinchiuso in carcere.
Al vergognoso caso che riguardò il giornalista, inizialmente seguito solamente dai Radicali, si interessarono pure la Federazione nazionale della stampa e vari esponenti politici “minori”, fin quando, riteniamo a mero titolo di compromesso, il competente giudice di sorveglianza concesse a Surace di scontare la condanna agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Napoli.
Ma, dopo qualche mese, Stefano Surace, tempra di combattente, si è decisamente rotto le scatole di questa assurda situazione e, come ha comunicato il suo avvocato, si è ripreso la sua libertà (tecnicamente, e ipocritamente, si dovrebbe dire che è “evaso”) ed è tornato in Francia, paese dove il concetto di “liberté”, che da oltre due secoli è il motto di quel Paese insieme a “egalité” e “fraternité”, non è, a differenza che in Italia – dove Silvio Berlusconi deve ancora lavorare parecchio – un concetto filosofico, e dal quale Surace non potrebbe mai e poi mai essere estradato, poiché da una complessa comparazione tra le norme della legge francese sulla stampa, quelle del codice penale italiano e quelle della convenzione europea sull’estradizione, si evince che nessuno potrebbe mai essere estradato in forza di condanne o procedimenti penali per il delitto di diffamazione, che, visto l’uso che ne fanno i giudici italiani, è sempre più un “delitto” lasciare nel codice penale.
Surace, in pratica, ha applicato retroattivamente, dato che – complici gli indugi del signor Pier Ferdinando Casini – non è stata ancora approvata in aula, la nota “Legge Cirami” sul “Legittimo Sospetto”, solo che non l’ha applicata nei confronti di un singolo giudice o distretto giudiziario, bensì nei confronti dell’intero sistema giudiziario italiano …. è triste, molto triste, e se pensiamo al dignitoso comportamento di condannati e imputati sardi come Walter Camba, che si è fatto tranquillamente incarcerare sulla base della bizzarra sentenza emessa contro di lui dalla Corte d’Assise di Cagliari quando in Francia, ancora nella “douce France”, nessuno l’avrebbe potuto estradare, o come Antonangelo Liori, in modo diverso da Surace anche lui vittima dell’odioso reato d’opinione detto diffamazione, quanto ha fatto Surace può essere apparso un atto di arroganza, ma è sicuramente legittimo sul piano morale, poiché il bene della libertà è, subito dopo quello della vita, il bene supremo, la cui difesa non conosce legge.
Presidente Berlusconi (al ministro Castelli non ci rivolgiamo più perché è come parlare al muro) che vogliamo fare? Vogliamo rimanere l’unico paese cosiddetto “civile” dove è possibile finire in galera, per diffamazione, solo perché magari si sono espresse critiche nei confronti di qualcuno e un giudice bislacco concorda con lui che se ne sia lesa la reputazione, anche quando questo è falso? Vogliamo continuare a mantenere valore giuridico alle sentenze pronunciate in contumacia che in altri paesi, ad esempio in Spagna, non varrebbero un fico secco?
Questi sono problemi seri, sono problemi di LIBERTA’, e Lei, Berlusconi, che ha vinto le elezioni e che governa il Paese a capo di uno schieramento che si chiama CASA DELLE LIBERTA’ non può prescinderne … con le sue prese di posizione sui problemi delle carceri, Lei ha mostrato di essere molto più sensibile e lungimirante del suo ottuso ministro della Giustizia, che Le raccomandiamo di spostare al più presto dove non possa fare ulteriori danni, sostituendolo col Prof. Taormina e infischiandosene delle proteste dei comunisti … ora vada fino in fondo, Presidente Berlusconi!
| Pagina salvata in remoto su web.archive.org |