29 09 2003 - STOCCHINO: IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA

Hanno impacchettato un bel po’ di persone, accusate di favoreggiamento nei confronti di Pasquale Stocchino poiché sorprese nell’ovile dove è stato catturato, ma neppure il più imbecille dei latitanti avrebbe utilizzato come rifugio un ovile come quello, nel pieno dei flussi turistici sempre più intensi che oggi, grazie all’intraprendenza delle strutture arzanesi, interessano anche il Gennargentu.
Costituzione volontaria del superlatitante? I Carabinieri lo negano pervicacemente (e ci mancherebbe altro: qualcuno deve sempre appuntarsi delle medaglie per queste brillanti operazioni dello Stato), nelle cronache giornalistiche si è addirittura udito che l’ex latitante avrebbe tentato la fuga, ma si ripropone la stessa storia di Silvia Melis: così come il sito di Locoe era il più improbabile per tenere un ostaggio, allo stesso modo quell’ovile nel Gennargento era il posto più improbabile per una latitanza sicura, specie per uno come Stocchino che è riuscito a restare alla macchia per oltre trent’anni.

Un aspetto è fondamentale: ora si parla di revisione del processo, ma Stocchino in realtà ha sempre puntato in alto sulla possibilità di espiare la pena in casa per ragioni di salute, per via della gamba acciaccata (in un conflitto a fuoco nel 1980, all’esito del quale suo cugino Piero Piras si consegnò alle autorità), o, soprattutto, punta sulla grazia in virtù del tempo trascorso dai fatti e del fatto che in questi trentun’anni non avrebbe commesso alcun fatto criminale. Già nel 1998, all’epoca in cui era Luigi Lombardini a trattare la sua costituzione, questo aspetto era emerso, e il ragionamento in effetti non era così peregrino, in effetti Pasquale Stocchino la sua pena trentennale la ha già espiata in una galera all’aperto esposto a rischi quotidiani, anche se a dire il vero una vicenda truculenta come la strage di Lanusei, anche a distanza di oltre trent’anni, richiederebbe quanto meno le scuse di Stocchino ai familiari delle vittime o il perdono da parte di costoro.
Tutti gli inquirenti intelligenti, e tra questi il procuratore capo di Cagliari Carlo Piana – che in altre vicende, vedasi questione del blocco dei beni nel caso Melis, ha già mostrato molta più lungimiranza e molto più buon senso di altri suoi colleghi – sanno bene che oggi tenere Pasquale Stocchino in galera rasenta l’inutilità, sanno bene, se hanno letto con attenzione gli atti delle indagini sul sequestro Melis, che Pasquale Stocchino non solo non ebbe alcuna parte nel sequestro, benché perpetrato in territorio degli arzanesi, bensì si oppose pervicacemente alla sua attuazione (il che rimanda a ricondurne la responsabilità all’altra fazione arzanese, per intenderci quella che osteggiava Luigi Lombardini); insomma, tenere Stocchino in galera ha un’utilità prossima allo zero, e di più, oggi che è stato catturato e che, anche se rimesso in libertà, potrà essere adeguatamente controllato, si schiudono le porte della libertà anche per Piero Piras, da tempo sotto scopa da parte della Polizia proprio nel timore che costui, tornando in semilibertà ad Arzana, potesse tornare a fare comunella criminosa col cugino (ma anche per Piras vale quanto detto per Stocchino: nessun coinvolgimento criminale in tutti questi anni e condotta carceraria esemplare, ad onta delle decisioni ondivaghe sul suo conto dei giudici di sorveglianza e delle prevenzioni).
Restituire l’anziano Stocchino, 69 anni, ma in prospettiva anche il più giovane Piras, che ha già fatto 23 anni di galera,alla società civile, a condizione che vi sia un concreto gesto di riconciliazione con le vittime della strage di Lanusei, significherebbe voltare definitivamente pagina, almeno per quel che riguarda l’Ogliastra, su trascorse vicende di banditismo che è meglio dimenticare alla svelta.