08 05 2004 - STAVOLTA NIENTE CAMPAGNA ELETTORALE PER I MAGISTRATI

Carlo Piana

In occasione delle elezioni regionali del 1999, la magistratura fece una pesantissima campagna elettorale indiretta per far capire come la pensava: la fece contro Nicola Grauso, soprattutto col procedimento ai sensi dell’art. 2409 del Codice civile inteso a portargli via L’UNIONE SARDA (il che accadde dopo le elezioni, con la formale cessione a Sergio Zuncheddu) e con un’infinità di procedimenti penali, molti perdutisi nei gorghi di un Palazzaccio afflitto da montagne di arretrati, che sicuramente nocquero alle fortune elettorali di Grauso.
Avevano ben capito che in quelle elezioni Grauso era l’ago della bilancia, sapevano che la militanza attiva del Nuovo Movimento era rimpolpata da molti ex validi quadri del vecchio PCI (spesso dell’ala più a sinistra, del vecchio “fronte del no” di Pietro Ingrao) che conoscevano quell’area come le loro tasche e ben sapevano come muoversi, paventavano che Grauso, magari più in odio al centrosinistra di Palomba ed Emanuele Sanna che per amore per Berlusconi, avrebbe potuto portare quelle intelligenze e i relativi voti dalla parte del centrodestra sardo.

Dopo le elezioni, in particolare dopo che fu chiaro che il centrosinistra sarebbe tornato all’opposizione, altre schegge del livore in toga colpirono marginalmente Grauso, come col procedimento relativo alla pretesa compravendita di voti per l’elezione a presidente del Consiglio regionale di Efisio Serrenti, laddove Grauso fu coinvolto senza prove né indizi, per il solo fatto che, pare, una transazione illecita sarebbe avvenuta nei locali de L’UNIONE SARDA, dove chiunque conosca un giornalista o un usciere, da sempre, può muoversi tranquillamente in relativa libertà.
Oggi, in queste elezioni regionali alle quali Grauso, avendo da tempo rotto i ponti con la politica attiva, non prenderà parte, la magistratura cagliaritana si trova praticamente priva di propri più o meno diretti rappresentanti: Emanuele Sanna, l’amico di Carlo Piana, non si è ricandidato, ha preferito imporsi spontaneamente quella decisione che comunque la base diessina infervorata dalla spinta rinnovatrice di Renato Soru avrebbe imposto; Andrea Raggio, il gemello politico di Emanuele Sanna e il capo di quella Fondazione Luca Raggio del cui comitato scientifico facevano o fanno parte sia Piana che il presidente del tribunale di Cagliari Porcella, è rimasto molto ai margini e tenta faticosamente di imporre un suo uomo, l’uomo della Legacoop Silvio Cherchi, risultando peraltro improbabili le possibilità di successo; Luigi Cogodi, anche lui non ricandidato ma forse futuro assessore, benché in passato molto vicino a diversi magistrati di MD, è uomo di idee più che di potere, e su di lui non si può fare molto conto se non sulla tutela dell’ambiente.
E’ vero, ci sono anche illustri amicizie dei magistrati coltivate a destra, come quella di Mariano Delogu, buon amico anche lui di Carlo Piana e in ottimi rapporti anche con Paolo De Angelis, e quella di Mariolino Floris, che dicono sia molto vicino all’ormai anziano PM Mario Marchetti, ma si tratta di politici che in queste elezioni conteranno come il due di picche, e comunque è chiaro che MD non ingoierebbe mai appoggi aperti o sotterranei al centrodestra o a suoi esponenti.
L’unico che potrebbe contare ancora qualcosa è Gian Mario Selis: lui è amico d’infanzia di Marchetti, come lui di Bonorva, e mantiene comunque stretti rapporti con molti giovani magistrati, che da studenti furono vicini alla sua associazione Partecipazione e Solidarietà, ma Selis, che si è trovato male nei panni di aspirante uomo di potere, di leader, forse è tornato ad essere un uomo di ideali e di passioni politiche, ed è andato dove lo portava il cuore, ossia con Renato Soru.
Insomma, per queste elezioni la magistratura non farà campagna elettorale perché non ne ha la possibilità, perché a Roma, specie dalle parti di Piero Fassino che è un uomo politico molto più intelligente e lungimirante di quanto si pensi, hanno ben compreso, al di là delle pruderie di un Massimo D’Alema o di un Luciano Violante, che il centrosinistra, per tornare vincente, doveva affrancarsi da inciuci sotterranei di potere e tornare ad essere soprattutto vicino alla gente: la candidatura di Renato Soru, autopromossa da lui, sostenuta con forza dalla base DS e alfine imposta alle riluttanti e impresentabili classi dirigenti regionali dei partiti, tagliando la testa al toro, proprio da Fassino, è stata da questo punto di vista una micidiale mossa di karate, e non resta che constatare il malinconico tramonto politico dei Sanna e dei Raggio, che darà forse tristezza a Carlo Piana, ma sicuramente grande allegria al popolo sardo.