Questa volta si sono accorti di averla fatta proprio grossa, con la loro inerzia, il loro silenzio, la loro arroganza su una situazione di illegalità sistematica e diffusa in ordine alla quale era prima o poi prevedibile che si abbattesse la scure di un ministro della giustizia con un minimo di scrupolo e obiettività, certo non del compagno Diliberto la cui cassaforte finanziaria Cooperativa Cento era sotto la scure delle indagini del dottor De Angelis, né del compagno Fassino che ha sempre l’aria di uno che non sa dove diavolo si trova e perché diavolo ci si trova.
Sulla questione delle infinite e innumerevoli incompatibilità parentali, per coniugio o parentela tra loro o con avvocati dello stesso foro, i magistrati cagliaritani sono stati, stavolta, definitivamente sputtanati, senza possibilità alcuna di una ritirata onorevole, che avrebbero potuto attuare ben prima, e poco conta che le denunce, che si collocano nell’ambito di quella “caccia agli incompatibili” che il caso Galizzi e le prese di posizione del ministro Castelli e di taluni esponenti del C.S.M. hanno ormai scatenato in tutta Italia, siano state pubblicate da IL GIORNALE, che però è pur sempre il quarto quotidiano nazionale per numero di lettori, e da LA PADANIA, organo di partito certo non letto in Sardegna, e non certo sul foglio di censura zuncheddiana UNIONE SARDA, tanto meno sullo House Organ della Procura di Cagliari LA NUOVA SARDEGNA.
Infatti, parafrasando quel che da sempre dice Gianni Agnelli in ordine ai voti nelle assemblee delle società per azioni, ossia che essi non si contano ma si pesano, vale lo stesso, in certa misura, anche per i lettori, e non può sfuggire che LA PADANIA compare sicuramente ogni mattina nella scrivania del ministro della giustizia, e che d’altra parte IL GIORNALE è quotidiano il cui editore è il fratello del presidente del Consiglio; va ricordato, comunque, che il Consiglio Superiore della Magistratura tiene una meticolosa rassegna stampa, conservando tutto a futura memoria e, se del caso, per immediato utilizzo.
Il ministro Castelli si trova ora dinanzi a dati sufficienti per intraprendere, per coerenza col caso Galizzi di Bergamo, le iniziative che sono di sua competenza, ossia, se non azioni disciplinari, quanto meno atti finalizzati al trasferimento d’ufficio dei magistrati incompatibili che si ostinano ad occupare, talora solamente a scaldare, le loro sedie.
Ma una posizione, stigmatizzata oggi da IL GIORNALE, merita una particolare attenzione, ed è quella di Paolo Piana, classe 1965, giovane magistrato figlio del procuratore distrettuale Carlo Piana, il quale, trasferito verso la fine dell’estate del 1997 da Nuoro, ove prestava servizio fino allora, alla Procura circondariale di Cagliari diretta da Luigi Lombardini, una volta unificati gli uffici della Procura distrettuale e della Procura circondariale per effetto della nefasta legge sul “giudice unico” si trovò ad essere sostituto di suo padre, situazione di incompatibilità assoluta e irredimibile; orbene, Piana junior, a quanto pare, si guardò bene dal chiedere al C.S.M. di migrare immediatamente presso il primo posto disponibile per rimuovere quella intollerabile situazione, bensì trascorse oltre un anno, nell’attesa che il giovane rampollo potesse trasmigrare, con grande comodità, presso altro posto presso il Tribunale di Cagliari.
A noi questa pare una intollerabile dimostrazione di arroganza, considerato che da poco un magistrato di ben maggiore anzianità di carriera di Piana junior come Sergio De Nicola, in magistratura da oltre vent’anni, avendo dovuto per motivi non chiari abbandonare la sua ultima sede di servizio a Cagliari, il Tribunale dei Minorenni, si è dovuto trasferire a Caltanissetta, nel cuore della Sicilia, con disagi immaginabili avendo moglie e figli … ma il dottor De Nicola, all’interno della magistratura, era un cane sciolto, malsopportato sia perché fervente cattolico sia perché preparatissimo in molte materie giuridiche, non era certo il “figlio del capo”, e non poteva perciò avere quella stessa tracotanza che, dicono, Piana junior non perde occasione di mostrare.
Non sembra che il ministro Castelli debba esercitare l’azione disciplinare nei confronti del dottor Piana Paolo, di tutti quei consiglieri della passata “consiliatura” del C.S.M. che gli accordarono l’inspiegabile privilegio di protrarre la sua posizione di incompatibilità per tanto tempo onde potersi scegliere il posto che meglio gli aggradava, nonché, qualora venga accertata una qualche forma di complicità, nei confronti del padre, il grande sconfitto del caso Melis dottor Piana Carlo?
Ci auguriamo, ancora una volta, che Castelli sia conseguente, comunque complimenti al ministro: ha dato una bella lezione a questi magistrati saccenti che credono di essere sempre in diritto di fare la morale a tutti, quando dovrebbero iniziare da sé stessi, come quel Francesco Saverio Borrelli che dal podio dell’inaugurazione dell’anno giudiziario faceva comizi quando poi il figlio faceva il magistrato nello stesso distretto e la moglie di costui l’avvocato nel foro di Milano.
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