13 06 2005 - SOTTO SILENZIO: OGNI TANTO ANCHE GRAUSO VIENE ASSOLTO

E’ stata data per dovere di cronaca dalla stampa locale, poi rapidamente passata sotto silenzio, la notizia che Nicola Grauso, così come Andreano Madeddu e, ad eccezione di Antonangelo Liori, tutti gli altri ex amministratori di Arbatax 2000, la società che l’editore aveva creato per il rilancio e la gestione della moribonda Cartiera di Arbatax, è stato assolto dalle accuse di gravissimi fatti di bancarotta fraudolenta ed altro che gli erano state rivolte dalla Procura di Lanusei.
Il collegio presieduto dal dottor Claudio Lo Curto, averne tanti magistrati così rigorosi ed imparziali, ha accolto la richiesta di condanna solamente per Liori che, a quanto pare, è stato chiamato in causa solamente per pretese confusioni patrimoniali tra Arbatax 2000 e sue società personali, estranee al suo rapporto di lavoro con Grauso, mentre l’ha respinta in tronco nei confronti di Grauso, riguardo al quale è stato accertato che giammai, come pretendeva di comprovare la pubblica accusa, fece confluire alcuna posta patrimoniale di Arbatax 2000 nel patrimonio de “L’Unione Sarda”.

Quindi, di nuovo, e nonostante le campagne mistificatrici di certo sindacalismo e di certo politicantume diessino, Grauso benefattore, e non imbroglione: Grauso che si è impegnato allo spasimo, coinvolgendo da ultimo anche Giorgio Mazzella, per promuovere un rilancio della Cartiera veramente voluto, e ostacolato per motivi arcani dalla gestione commissariale, che impedì sempre il riavvio della seconda linea produttiva dello stabilimento, per motivi molto meno arcani da vario politicantume regionale, da potentati locali di Tortolì legati mani e piedi alla massoneria e talora anche alla criminalità locale, dalla stessa ‘ndrangheta calabrese che, secondo le drammatiche rivelazioni di Paolo Marras, fece le umane e le divine cose per cagionare il fallimento di Marsilva, pericolosa concorrente in quel settore della forestazione in cui i calabresi, da sempre, la fanno da padroni.
Senza considerare, e questo è un aspetto ancora largamente inesplorato, che questa vicenda potrebbe innestarsi coi misteri del sequestro di Silvia Melis, giacché il padre Tito era notoriamente molto amico di Giorgio Mazzella, uno degli uomini più facoltosi della Sardegna, e che, benché fosse noto che Tito Melis non avesse certo un’affidabilità patrimoniale tale da pagare esosi riscatti, si sa che il banditismo sardo fa i sequestri sapendo che comunque “qualcuno” pagherà non escluso peraltro che il sequestro di Silvia, dato da dove sono venuti i basisti che qualcuno continua a proteggere, abbia funzionato al contempo da pesante intimidazione contro Mazzella e, con lui, chiunque volesse impegnarsi per il rilancio della Cartiera.
Cartiera che, beninteso, a otto anni di distanza da queste vicende ed essendosi susseguiti, dopo il Palomba che nessuno rimpiange, altri quattro presidenti della Regione, Renato Soru compreso, continua ad essere moribonda, con tutti i pietosi tentativi di rilancio che vanno sistematicamente a monte, forse perché la struttura industriale è ormai obsoleta, forse perché i soliti potentati locali massomafiosi mettono sempre i bastoni tra le ruote: insomma, quale è stata l’utilità sociale delle diffamazioni e delle azioni giudiziarie infondate nei confronti di Grauso, Madeddu e altri per questa vicenda lo si capisce, ossia niente, ossia solo danni, ma non sappiamo se qualcuno sarà mai chiamato a pagare per questi danni incalcolabili.