La giunta regionale presieduta da Renato Soru, coerentemente ai propri orientamenti contrari ai “mostri” edilizi e commerciali, è andata dritta per la sua strada e ha sospeso il parere favorevole già emesso all’edificazione della “Cittadella della Moda”, un mastodontico centro commerciale, forse tra i più grandi d’Europa nelle previsioni, che doveva sorgere (ed è in gran parte già sorto come strutture) alla periferia nord di Sestu, ai margini del vecchio percorso della “Carlo Felice”.
La mossa di Soru è stata accolta quasi con un’ovazione dai commercianti, che ovviamente avversavano la nuova struttura per le pesanti ricadute negative che avrebbe causato alle botteghe “tradizionali”, già in gran parte costrette alla chiusura o a lavorare in perdita.
Il Governatore ha fatto benissimo a cercare, almeno, di bloccare – anche se battaglie legali saranno inevitabili – una struttura di cui nessuno sente il bisogno al di fuori di chi deve mantenere qualche promessa elettorale di posti di lavoro e di chi deve comunque guadagnarci sopra una barca di quattrini.
Per altre analoghe e inutili iniziative non vi è più nulla di recuperabile: Cualbu ha risposto a Graziano Milia che non cederanno mai l’area di Tuvixeddu in nome della “cultura” perché vale molto (e, da imprenditore, non c’è nulla da biasimarlo: peccato che nell’area sorgeranno case a prezzi da capogiro che non impediranno certo la fuga dei cagliaritani ad Assemini o Sestu), e nulla e nessuno può più impedire che nell’area dell’ex cementeria di Santa Gilla sorga il centro “I fenicotteri” di Sergio Zuncheddu; qualcosa si è invece potuto fare a La Playa laddove, dopo lo stop della Regione ai progetti edilizi di uno strano consorzio formato da Massimo Cellino e da Legacoop, l’imprenditore dello smaltimento rifiuti Romano Fanti farà sorgere un grande albergo, questo si necessario in una città così priva di strutture ricettive.
Comunque sia, ci si augura che l’atto regionale segni l’inizio di una vera inversione di tendenza: la concentrazione di strutture di grande distribuzione, nel circondario di Cagliari, ha raggiunto da tempo livelli americani, incompatibili con la tenuta dell’occupazione e dello sviluppo nel campo del medio e del piccolo commercio, e sarebbe decisamente ora di porci un freno.
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