E’ giunta l’ora di squarciare il velo su tante leggende metropolitane e di proclamare una verità: che Magistratura “Democratica” (virgolette nostre e volute), corrente della magistratura associata nata negli anni ’60 con l’asserito fine di perseguire l’effettiva integrale applicazione della Costituzione nelle decisioni giudiziarie e di liberare la magistratura dalle gerarchie che la ingessavano e la rendevano per nulla indipendente, e per nulla imparziale, si è rivelata solamente un enorme, tragico inganno, per i magistrati di orientamento progressista (ma oggi i progressisti si trovano in Forza Italia in pari misura che nei DS, questa è la realtà) che volevano demolire la vecchia magistratura di parrucconi spesso con un passato fascista e con una visione della giustizia come repressione classista dei ricchi sui poveri e come esigenza di non disturbare il manovratore, ivi compreso quello mafioso, ma non per ritrovarsi sotto un dominio ancora più asfissiante e opprimente.
Fin da quattro decenni addietro, infatti, i “compagni” di Magistratura “Democratica” proclamavano ai quattro venti che l’effettiva istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe consentito di garantire l’indipendenza e l’autonomia dei singoli magistrati, svincolandoli dai lacci e lacciuoli delle gerarchie interne, e soprattutto, sotto l’alibi del nobile fine di rendere effettivi i principi avanzati di cui alla nostra Costituzione, introducevano prepotentemente, per meglio scardinare le vecchie gerarchie conservatrici da loro aborrite, la figura, che purtroppo altri Paesi (soprattutto la Francia e la Spagna) ci imiteranno molto più tardi, del magistrato che fa politica nell’esercizio delle proprie funzioni e per mezzo delle stesse.
Magistrati come Misiani, Accattatis, Marrone, Saraceni, Pastore Alinante e tanti altri, schedati dai servizi segreti, ne combineranno di ogni colore di cose che oggi, coi criteri bigotti di valutazione (ma solo con chi conviene) dell’attuale C.S.M., varrebbero durissime sanzioni disciplinari (altri nostrani, come Dessì, Lener, Jacono, Sette, si limitavano a fare comunella attiva col PCI: parola del generale Maletti, funzionario dei servizi segreti dell’epoca), andando sistematicamente assolti perché le sinistre, allora come oggi, sono sempre state bravissime ad adombrare inesistenti teorie del complotto per scongiurare la punizione di loro adepti che non venivano perseguiti per motivi politici, ma perché sbagliavano e basta. Qualcuno giungerà persino ad adombrare, a quanto pare senza che si siano trovati riscontri – e meno male – una contiguità del nucleo duro e puro di MD con le BR e comunque col terrorismo.
Intanto, con questo rumoreggiare propagandistico, con l’inquadramento delle nuove generazioni di magistrati spesso formati presso scuole post universitarie controllate dal PCI e ai quali talora il gran partito di Togliatti e Berlinguer addirittura pagava appositamente gli studi, con le conversioni opportunistiche, sempre più numerose, di magistrati moderati, conservatori o addirittura reazionari, ma sempre abili a fiutare il vento (a qualcuno fischieranno le orecchie …), la posizione di Magistratura “Democratica” è radicalmente mutata, essa, crescendo enormemente per adesioni, suffragi nell’elezione del C.S.M. e comunque per influenza in sinergia con la nota abilità manovriera della sinistra nella propaganda menzognera e demonizzatrice dell’avversario, ha conquistato una posizione decisamente dominante nella magistratura, sia per il suo peso diretto, sia per la subalternità di altre componenti della magistratura, come la “moderata” Unità per la Costituzione (un tempo formata dai magistrati di simpatie laiche, democristiane di sinistra e anche da comunisti un po’ più moderati di quelli di MD, alla Carlo Piana per intenderci) e talora persino la conservatrice Magistratura Indipendente, che oggi si riconosce nelle posizioni della Casa delle Libertà
Insomma, il potere. E contraddicendo tutto ciò che avevano predicato, i “compagni” di Magistratura “Democratica” questo potere vollero esercitarlo, fino in fondo, portando agli estremi la politicizzazione dell’azione giudiziaria con la persecuzione per fini politici di obiettivi predeterminati (Andreotti, Craxi, Berlusconi, nel nostro piccolo Grauso), rinnegando il garantismo che era nei loro cromosomi quando si trattava di combattere la repressione “fascista” di Polizia, Carabinieri e Procure quando queste non erano abbastanza “progressiste”, sotto l’alibi di una lotta alla criminalità organizzata che si è fatta sempre più caccia ai fantasmi e alle streghe, conquistando o comunque controllando tutti i posti di vertice degli uffici giudiziari chiave, ristabilendo le vecchie gerarchie e seppellendo sotto le stesse l’autonomia e l’indipendenza dei singoli magistrati, sotto costanti minacce di ritorsioni.
Insomma, la situazione è esattamente quella che esisteva quando i “compagni” di Magistratura “Democratica” avevano iniziato la loro gloriosa esperienza, con la lieve differenza che il “regime” imperante in magistratura un tempo era bianco con vigorose striature nere e oggi è rosso fuoco con lievissime striature bianche e rosa, e con la costante per cui gli ultimi, i poveri, i tossici, i clandestini, dalla giustizia continuano a prenderselo in quel posto, perché la magistratura è come un ravanello, rossa di fuori ma bianca (se non nera) nel cervello, in sostanza è e rimane una casta alla quale degli ultimi importa ben poco, non sa capirli, li seppellisce in galera e continua ad essere distratta riguardo ai “colletti bianchi”, salvo quelli che le si pongono di traverso.
Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia, quello a cui è servita Magistratura “Democratica” è solo la sostituzione a una casta di potere certo inadeguata, che si sarebbe prima o poi estinta per ragioni anagrafiche e alla quale bisognava comunque precludere l’autoriproduzione, di un altra, nel cui contesto degli antichi ideali di eguaglianza, giustizia e libertà che ammantavano gli altisonanti proclami di ieri si è persa perfino l’ombra, è rimasta soltanto la goduria dell’esercizio del potere per il potere.
Questa è la situazione, e anche i moderni partiti di sinistra, che parrebbero aver abbandonato gli schemi leninisti e accettato il metodo democratico, e soprattutto i loro elettori, che non crediamo dissentano sul principio per cui la giustizia deve essere amministrata in nome del popolo e non di una casta autoreferenziale, devono capirlo: Magistratura “Democratica” è un inganno, solo un inganno, un terribile inganno grazie al quale anche voi, compagni ieri del PCI, oggi dei DS o del PRC o del PdCI, siete finiti alle dipendenze di una magistratura mai così proterva nella sua storia dopo esservi illusi di poterla controllare (come ben sa l’ex ministro Diliberto, lui sa bene a cosa ci riferiamo …).
Cari compagni, stavolta ci riferiamo a quelli dei DS, se non doveste, per onor di firma e per dovere di oppositori, attaccare Berlusconi a ogni pié sospinto, forse vi accorgereste di quanto è pericoloso prendere partito a favore di una casta il cui modo di agire, in assenza di riforme incisive e radicali, mina le stesse basi della democrazia, e forse comprendereste che le preoccupazioni di Berlusconi, al di là di certi suoi eccessi, non si riducono a quelle di un imputato a Milano, ma sono quelle di chi ha a cuore la democrazia, come, riteniamo, l’avete a cuore voi?
Ma cosa aspettate a prendere le distanze da questa gente, a farli rientrare nel ruolo istituzionale che a loro spetta? Forse l’amnistia? E allora approviamola in fretta, e che diamine, con un po’ di sforzo la maggioranza potrebbe esserci, pruderie giustizialiste di Fini, l’uomo più votato da carabinieri, poliziotti e finanzieri, permettendo …
| Pagina statica (salvata dal sito originale) |
| Pagina salvata in remoto su web.archive.org |