08 12 2002 - SENATORE DELOGU, CI CADE UN MITO!

Ci preoccupa molto che un uomo come Mariano Delogu, che, nonostante certi suoi modi di fare non ci piacciano affatto, continuiamo a stimare parecchio, che è sempre stato un uomo indipendente che non ha mai aderito ad alcun partito a pieno titolo, che ha tenuto lontani, finché ha potuto, i partiti dalla giunta comunale di Cagliari e, anche per questo, è riuscito a passare già alla storia come il miglior sindaco che la città abbia avuto dal dopoguerra, e che casomai è sempre stato legato a un politico come l’onorevole (anche lui avvocato) Gianfranco Anedda, che non ha mai avuto problemi a dire quel che pensava, si sia dovuto comportare così, ossia nel modo che emerge dal raffronto tra le affermazioni di Nicola Grauso, le dichiarazioni da lui (Delogu) rese al PM di Palermo Marzia Sabella e le diverse consapevolezze in suo possesso che emergono dai suoi colloqui con Grauso (tutto il materiale è reperibile nella nostra sezione MATERIALI).
Diciamo non casualmente “si sia dovuto comportare”, perché il senatore avvocato Delogu è uomo che ha sempre mostrato di non aver paura di niente e di nessuno, che coraggiosamente scendeva di persona nel Largo Carlo Felice a trattare coi turbolenti sfrattati cagliaritani, risolvendo da solo la crisi che si era determinata sulle case popolari, e rispondeva con giusto sprezzo a qualcuno che dai banchi del Consiglio comunale faceva il “Pierino” sul suo modo di fare che non accettava simili critiche, perché lui il sindaco lo faceva così; e non è un caso che godesse dell’incondizionata stima di Luigi Lombardini, non certo dovuta a meri motivi di assonanze politiche, ma al fatto che Lombardini, in questo uomo di altri tempi, forse perfino medievali, considerava degni interlocutori solo i “veri uomini”, e Delogu è uno di questi.

Ma Delogu è pur sempre un uomo che vive su questa terra, e come tale conosce l’ingratitudine umana di chi gli ha sfilato da sotto i piedi, a vantaggio di un bollito reperto archeologico come l’amico di Craxi Franco Carraro, la presidenza della Federcalcio che pareva cosa fatta, e di chi non voleva neppure candidarlo al senato perché si doveva accontentare il pluritrasformista cardiochirurgo Valentino Martelli, nella manica di Francesco Cossiga che pure stimiamo molto; e conosce, soprattutto, quanto siano cattivi, quando ci si mettono, certi magistrati, i quali, se indispettiti dalla sua condotta, avrebbero potuto interferire nella carriera non certo dello stesso Delogu, che esercita da una vita e non deve più superare alcun esame, quanto dei due figli, giovani avvocati, nonché tentare di fare le bucce ai sette anni della sua amministrazione comunale, laddove siamo fermamente convinti che non si troverebbe nulla di illegale, ma non si può mai sapere, perché certi magistrati, vedasi Guido Pani, sono molto abili a inventare le cose anche quando non ci sono.
L’amicizia, o la pretesa amicizia, con Carlo Piana c’entra quindi poco, dato che per gli uomini d’onore Amicus Plato, sed magis amica veritas, e dato che Delogu non ce lo vediamo comunque, in nome della comune amicizia col procuratore, ad allearsi trasversalmente con un personaggio come Emanuele Sanna, che al contrario di lui non stimiamo per niente per le ragioni che abbiamo ampiamente esposto.
E non possiamo pensare, sulla nota questione del “suggerimento” di Piana di versare pochi miliardi per chiudere la procedura ex art. 2409 codice civile su L’UNIONE SARDA, a un fraintendimento di Grauso, dato che Delogu, lo si evince INEQUIVOCABILMENTE dallo stralcio di colloquio che potete sentire cliccando QUI, dice comunque a Grauso che Piana si riferiva all’esigenza di evitare il fallimento del gruppo editoriale; infatti, come abbiamo già spiegato, l’eccesso di perdite del capitale sociale (effettivo o virtuale, come quello ritenuto da Pisotti e soci) porta, ai sensi degli artt. 2447 e 2448 codice civile, allo scioglimento e alla liquidazione delle società di capitali, quindi a effetti pressoché analoghi a quelli del fallimento, dato che la società sopravvive solo per pagare i creditori e poi si scioglie, potendo venire ricostituita solo con una nuova e totale ricapitalizzazione. E, rifacendoci alle flebili argomentazioni del PM Sabella, ricordiamo che così come Delogu è avvocato penalista poco esperto di questioni societarie (ma noi non ne siamo convinti), anche Carlo Piana in vita sua non ha fatto altro che penale, salvo aver fatto poco civile quando era pretore di Iglesias, ma non certo diritto societario, e comunque quelli che a Cagliari veramente ne capiscono di diritto societario tra i giuristi “pratici” (avvocati e magistrati) sono ben pochi: Gabriele Racugno, Franco Farina, Guido Chessa Miglior, forse anche Luigi Concas (tutti docenti universitari) e magari qualche loro collaboratore di studio, nonché, anche se ha adoperato in modo tutto da verificare le proprie conoscenze, Vincenzo Amato, già assistente universitario di diritto commerciale e redattore dello sciagurato decreto del tribunale civile sul 2409.
Che dire quindi? La situazione di concussione ambientale che domina nel Palazzaccio di Piazza Repubblica, e che esplica i suoi effetti tendenzialmente sull’intera città, continua a rimanere a livelli di guardia, e non ci meraviglia, dato che pochi magistrati disinvolti e scorretti tengono in pugno un intero Palazzo di Giustizia, avendo costretto ad andarsene i pochi giudici che, sul solco di Lombardini, avevano il coraggio di dire “no” e avendo trasformato gli altri in una massa informe di conigli intimiditi, che ne esca intimidito anche un uomo come il senatore Delogu; ci dispiace, soprattutto, che non abbia saputo seguire l’esempio del professor Racugno che, pur avendo ricordi sfumati su certi dettagli, ha riferito in modo sostanzialmente esatto al PM Sabella quanto aveva udito dallo stesso Delogu, senza mettersi a fare calcoli di comodo.
Ci viene da riflettere, però, anche sul ruolo di Carlo Piana, che sappiamo essere un uomo molto prudente, per nulla amante dei riflettori della stampa, poco incline ai “colpi di testa”.
Se Piana ha inteso andare fino in fondo in questa vicenda del 2409, non ha posto un freno all’irruenza del suo PM ANTIGRAUSO Guido Pani, non ha consigliato Pisotti ad andarci un po’ più cauto (e infatti Pisotti è andato molto oltre le stesse richieste della Procura), ci viene il legittimo sospetto che la risoluzione ad agire non sia stata interamente farina del suo sacco, e che in qualche modo sia stata propiziata, se non imposta, da una certa lobby trasversale a cui il magistrato maddalenino non poteva dire no, e a cui neppure il senatore Delogu, laddove “consigliato” di ammorbidire le sue dichiarazioni, poteva dire no. Una lobby di cui certa sinistra, la componente più affaristica del PDS che si riconosce in Emanuele Sanna e Andrea Raggio, dicono entrambi massoni, ed entrambi legati a doppio filo al Palazzaccio, faceva sicuramente parte, ma alla quale non erano al contempo certamente estranei elementi più vicini alla destra, più a quella economica che a quella politica, la cui fonte di ispirazione si può agevolmente discernere constatando l’identità di quell’imprenditore di Burcei che è divenuto il nuovo editore de L’UNIONE SARDA, e che anni prima realizzò a Cagliari faraoniche opere, dove ogni giorno migliaia di cagliaritani vanno a fare la spesa, sulla provenienza dei capitali impiegati per realizzare le quali si interrogò, pare, il giudice Cordova, che all’epoca operava in Calabria, terra di criminalità organizzata, di ‘ndrangheta, ma anche di tante logge massoniche deviate che fungevano da snodo tra il mondo della mafia e quello degli affari sporchi, e forse si sarebbe anche interrogato, ben più di quanto faccia oggi Piana, Luigi Lombardini, se fosse divenuto procuratore.
Insomma, si tratta proprio della stessa alleanza trasversale degli affari poco chiari (per adoperare un eufemismo) che non volle Lombardini procuratore presso il Tribunale, e per accontentare la quale Piana stesso fu costretto a candidarsi ad un posto che non era in cima alle sue aspirazioni di magistrato che aveva sempre fatto, e bene, il giudice; e a un certo punto, questa lobby ha presentato il conto a Piana, quando si trattava di estromettere Grauso dall’editoria regionale.
Perché va detta anche un’altra cosa, ossia che è banale ricondurre l’eventuale astio di Piana e Pani, senza la cui iniziativa Pisotti non avrebbe potuto far nulla, agli attacchi quotidiani di Antonangelo Liori ai magistrati cagliaritani; se fosse stato solo questo, sarebbero bastate e avanzate le consuete querele per diffamazione, ma ogni magistrato assennato, e Piana sicuramente lo è, sa bene che norme rigidissime garantiscono la libertà di stampa, e considerava i rischi che sarebbero scaturiti da un’azione tanto temeraria quanto il 2409. E anche per Grauso, per quanto egli sia temerario, se avesse saputo con certezza di avere nei conti de L’UNIONE SARDA le “gravissime irregolarità” (virtuali, come gli amorazzi via internet) poi ritenute dal tribunale civile, si sarebbe certo determinato a maggiore prudenza.
Gli interessi forti a che Grauso fosse estromesso dalle sue imprese editoriali erano, evidentemente, almeno in parte altri, e su questo punto, dannazione, quanto gradiremmo che tutti i protagonisti di questa vicenda, se hanno ancora una coscienza, fossero trasparenti e ne parlassero apertamente … c’è forse in ballo quell’antico re della città fenicia di Tiro che vendette al Re Salomone d’Israele il legname per realizzare il Tempio di Gerusalemme? Non pensiamo che il senatore Delogu, che ci risulta abbia una certa consuetudine con Londra e non certo col travagliato Medio Oriente, debba avere paura di quel re, e neppure il dottor Piana, che a quanto sappiamo non ci ha neppure una lontana parentela, augurandoci di non sbagliarci.