18 02 2004 - SEI INDIPENDENTE? NON FARE IL MAGISTRATO!

Mani Pulite avrà sicuramente avuto i suoi difetti, ma quanto meno, dal 1992, stuoli di giovani laureati in legge, preparati e pieni di coscienza civile, si affollarono ad affrontare il difficile concorso in magistratura, pensando che quella professione, per tradizione di potere, fosse qualcosa con cui diveniva finalmente possibile dare concretezza a ideali di giustizia.
Oggigiorno, il numero dei partecipanti ai concorsi è nettamente diminuito, e del resto non c’è niente da stupirsi: esso è tentato solo da giovani, soprattutto del profondo Sud, che i concorsi li tentano tutti sperando di non morire disoccupati, non immaginando di dover fare i conti con una realtà “antropologicamente diversa” come ha detto Silvio Berlusconi, e, quanto ai pochi che tentano quel concorso con una vocazione, si tratta ormai quasi solo di carrieristi figli di altri magistrati, di personaggi che bramano apertamente il potere per il potere, quando non di giovani rampanti che il regime rosso – duro a morire nonostante da due anni e mezzo governi Berlusconi – prepara appositamente per infoltire le schiere delle toghe rosse.

E’ inevitabile che la magistratura che ne viene fuori sia questa che ci ritroviamo oggi, solidamente presidiata nei posti di potere, dai CSM ai Consigli Giudiziari (mirabile quello di Cagliari, con un magistrato schedato dal SID nel 1973 per contiguità al PCI e un altro ex militante e dirigente provinciale dei giovani comunisti) ai vertici degli uffici dove, a parte il procuratore di Torino Marcello Maddalena già amico di Luigi Lombardini, è ben arduo trovare una eccezione al regime rosso, dopo che Agostino Cordova è stato allontanato nei modi che sappiamo.
La “base” di chi fa il lavoro sporco, quotidiano, nelle procure e nei tribunali, quando già non si tratta (come è sovente) di persone entrate negli uffici giudiziari avendo già un orientamento solidamente di sinistra, risente inevitabilmente, per quieto vivere o per carrierismo, degli orientamenti dei capi, e ne deriva una magistratura che, oltre ad essere irriducibilmente rossa, è fatta di personaggi dal modo di pensare difficile da capire all’uomo della strada che non ha studiato Hegel, che operano con una notevole dose di atarassico spregio per l’umanità intera e per il buon senso che spesso va ben noltre le strette esigenze di interpretare ed applicare la legge, che quando per le loro inchieste o per i loro atti ci scappa il morto trovano sempre una qualche ipocrita giustificazione recitata con parole paludate e sussiegose, che tanto il CSM quasi sempre li copre, e magari sono talmente arroganti da fare pure delle querele, che spendono e spandono il denaro pubblico per inchieste inconcludenti, inutili, strumentali o comunque condotte malissimo, senza renderne conto a nessuno, e anzi, stizzendosi quando qualcuno chiede spiegazioni, e poi inscenando l’indignazione di rito se il ministro Castelli è costretto a ridurre gli stanziamenti per i materiali di cancelleria.
Non c’è scampo, in questa bolgia, per le persone normali, che non pensano di dover archiviare imparzialità, buon senso e senso di umanità solamente perché indossano uno straccio nero: Lombardini è stato ucciso (tecnicamente si è suicidato, ma la realtà è ben più complessa), Francesco Pintus è stato sommariamente processato in segrete stanze da una manica di esaltati e quindi è stato mandato al massacro dal CSM, Agostino Cordova è stato delegittimato da quegli stessi comunisti che gli facevano il “filo” tempo addietro solo per contrapporlo a Giovanni Falcone, anche lui lasciato solo dai comunisti della magistratura con l’ineffabile Elena Paciotti, oggi meritoriamente eurodeputata comunista, che aveva spinto per la nomina di Antonino Meli.
Quindi, se un giovane laureato in legge, oggi, ci chiedesse se è opportuno o meno cercare di entrare in magistratura, gli risponderemmo decisamente NO: lascia stare ragazzo, cerca di salvaguardare la tua integrità personale, e anche la tua sanità mentale. Casomai, se hai una grande vocazione alla giustizia, entra nell’avvocatura, e invece che dell’ampio novero degli avvocati-commercianti spesso collusi con certa magistratura, cerca di far parte del poco nutrito novero degli avvocati davvero indipendenti che cercano di affermare giustizia e libertà, come Giannino Guiso, Nino Marazzita, Carlo Taormina, Francesco Misiani (un ex magistrato accusato ingiustamente dalla Boccassini di favoreggiamento, e poi assolto, che dovremo seguire con attenzione), anche, nel nostro piccolo, Luigi Concas; se la magistratura è proprio il tuo sogno nel cassetto, se puoi aspettare aspetta ancora un po’, quando le cose saranno cambiate, quando Silvio Berlusconi potrà, finalmente, cambiare la Costituzione da solo, senza chiedere il permesso ai comunisti, escrescenze della storia che vanno estromessi da ogni incarico pubblico perché è inutile continuare sulla strada dell’ipocrisia: sono un pericolo per la democrazia e basta!.