Alla fine della settimana scorsa, sono stati diffusi i dati della verifica promossa dal Consiglio Superiore della Magistratura per verificare il rispetto delle disposizioni degli articoli 18 e 19 dell’ordinamento giudiziario, che regolano le incompatibilità parentali tra magistrati e tra magistrati e avvocati, e il risultato è assolutamente raccapricciante: 3000 CASI DI INCOMPATIBILITÀ, pari a un terzo dei magistrati in servizio, dato che, pur depurato delle inevitabili incompatibilità incrociate per entrambe le cause (per intenderci, come a Cagliari per Paolo De Angelis, che è sposato col giudice Maria Teresa Spanu e ha i fratelli, Luca e Antonietta De Angelis, che fanno gli avvocati a Cagliari) è comunque rabbrividevole, scandaloso, al di là di ogni più fervida innovazione nostra, de L’UNIONE SARDA dei tempi di Liori, del ministro Castelli che, a dire il vero, sul tema molto ha parlato e poco ha fatto.
Sicuramente la montagna partorirà il topolino, perché i casi di incompatibilità sono poi valutati “in concreto” dal CSM per stabilire, ma sempre in termini molto formalistici, se vi sia interferenza tra le funzioni dei due magistrati parenti, o del magistrato e dell’avvocato parenti, il che si risolve, in genere, nel disconoscere la sussistenza dell’incompatibilità se uno dei soggetti si occupa di penale e l’altro di civile, o viceversa.
Nient’altro che una di quelle norme scandalose, indegne della magistratura, con cui il CSM da corpo allo statuto professionale che, dopo quello dei piloti Alitalia, è il più corporativo in assoluto, ma corporativo con fondo davvero medievale.
All’atto pratico, è vero, ci si potrà dire che il magistrato, come chiunque (ma lo facessero anche loro nei confronti di chi accusano e sbattono in galera senza prove o per stupidaggini) merita il beneficio della buona fede e che, se non si occupa dello stesso settore del parente, sia questi magistrato o avvocato, non vi è alcuna turbativa all’imparzialità della funzione giudiziaria, ma queste sono solo astrattezze.
Innanzi tutto, l’ordinamento giudiziario stabilisce le incompatibilità a livello di ufficio giudiziario, quindi ad esempio di tribunale nel suo complesso, non di sezioni civili o sezioni penali del tribunale, e va rispettata e basta: nel nostro ordinamento non trovano e non possono trovare ingresso, e specialmente ad opera dell’organo di autogoverno della magistratura, norme secondarie, consuetudini e prassi contra legem.
In secondo luogo, nessuno può ignorare la percezione, che è elementare a livello popolare, per cui ogni magistrato è un personaggio più o meno potente che, comunque, ha rapporti quotidiani di frequentazione lavorativa e, spesso, anche personale e familiare, coi suoi colleghi o con la maggior parte o almeno con alcuni di essi, che finiscono per subire, almeno a livello psicologico, la sua influenza (e non illudiamoci sui facili proclami per cui questo o quello è “integerrimo”: i magistrati sono uomini anche loro).
Come allontanare la percezione, solo per fare un esempio, che chi si reca, per ottenere patrocinio, dall’avvocato fratello o figlio o in taluni casi – anche questo accade a Cagliari – padre del giudice che si reca insieme a lui in auto a palazzo di Giustizia, in qualche modo non si rivolga, piuttosto, all’autorevole parente del giudice piuttosto che al professionista, per avvalersi di un “nome” piuttosto che di una competenza?
Tutto è possibile, e a Cagliari basta molto meno: accadeva infatti che gli avvocati con un credito di clientela e fama sproporzionati rispetto alle reali capacità e considerati intoccabili fossero, e talora siano tuttora, quelli dove giovani laureati di belle speranze, divenuti magistrati, svolsero la pratica forense, o dove parenti di magistrati fecero altrettanto o ebbero società di studio.
A noi basta ricordare le parole, che andrebbero scolpite nel granito dinanzi a ogni palazzo di giustizia, di Sandro Pertini, secondo cui la magistratura deve non solo essere, ma anche apparire imparziale.
A Cagliari, ma un po’ in tutta Italia, siamo ben lontani, e chi di dovere è ora che intervenga: Castelli ha detto che volevano prenderlo per pazzo, bene, non abbia paura anche perché sarebbe in buona compagnia di tanti pazzi che vogliono veramente giustizia, meglio pazzo che cretino, faccia quel che deve fare!!! Ci tolga fuori dai piedi gli incompatibili, nel nome di Dio!!!
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