01 05 2004 - RESTIAMO NOI STESSI, MA VOTIAMO SORU

Chi ci segue, dal lontano 2001 o da epoca più recente, sa bene che MALA IUSTITIA CARALITANA, pur sforzandosi di mantenere un atteggiamento apolitico e non fiancheggiatore necessario di questo o quello schieramento, non ha nascosto la sua simpatia non tanto per Silvio Berlusconi come politico e per il centrodestra come schieramento, quanto per certe proposte programmatiche del centrodestra come quelle maggiormente confacente alle istanze che abbiamo sempre perorato sulle problematiche della giustizia, quelle che sono specifiche nel tema del nostro sito, e che riguardano si la richiesta di accertare la verità su certi fattacci e punirne i responsabili, ma anche il patrocinio di talune riforme necessarie per rendere la nostra giustizia più seria, più umana, meno marziana.
Sapete anche come sia un dato incancellabile la nostra avversione al “comunismo”, intesa non dal punto di vista degli ideali esternati o del portare il nome “comunista” (ad esempio per molti esponenti del PRC, Bertinotti compreso, nutriamo molta stima), ma come atteggiamento mentale di intendere la lotta politica, con le propaggini giudiziarie, come annientamento dell’avversario al di fuori della normale e democratica dialettica; insomma, il comunismo di Stalin e, per molti versi, di D’Alema e Violante.
Ciononostante abbiamo preso la nostra decisione e, alle elezioni regionali prossime venture, pur turandoci il naso se nelle liste vi saranno alcuni personaggi che non ci piacciono, voteremo Renato Soru.
Perché questa scelta?

Innanzitutto, e nonostante l’apprezzamento per Mauro Pili, vi è in noi una fortissima delusione per le politiche e gli atteggiamenti del centrodestra: alla regione, questo schieramento ha fatto scadere l’indirizzo politico in rissa continua produttiva di risultati vergognosi come i quattro mesi di esercizio provvisorio, mentre a livello nazionale sono state adottate politiche inaccettabili sul terreno sociale e del lavoro, ma anche dei diritti civili, con una certa propensione alla politica forcaiola dell’ordine pubblico e a quella dei divieti (divieti di fumo, patente a punti etc.).
Per quanto poi strettamente riguarda la giustizia, poi, se a livello nazionale si vara una riforma dell’ordinamento giudiziario che, pur contenendo molti punti meritori, ne contiene altri inaccettabili, perfino per noi che siamo tutto fuorché amici dei magistrati, a livello locale, in questi ultimi tre anni, vi è stato un atteggiamento di ignavia totale sulle ben note magagne della giustizia a Cagliari – politicizzazione, incompatibilitŕ, misteri irrisolti, inerzia su certe inchieste ed eccesso di zelo su altre – da parte dei parlamentari del centrodestra eletti a Cagliari, pur facenti parte di uno schieramento capeggiato da uno, come Berlusconi, che fa il diavolo a quattro sulla “malagiustizia” che asserisce colpirlo.
Abbiamo atteso tre anni, tre lunghi anni, in attesa che si dessero una mossa, in attesa di una resipiscenza, e invece niente, niente, niente di niente, e adesso basta! E ci chiediamo come Mauro Pili, che pure ben sa come la magistratura cagliaritana ha maltrattato il padre Domenico con corsie preferenziali per il suo processo in coincidenza con le elezioni regionali del 1999, possa accettare di convivere con simili rappresentanti del popolo indegni del proprio mandato.
Dobbiamo dedurne che la coalizione del centrodestra, almeno in Sardegna, è popolata da schiere di ricattati e ricattabili dalla magistratura, e al riguardo sarebbe molto istruttivo – ma non possiamo parlarne – conoscere l’elenco completo degli indagati per la nota vicenda legata a Gabriella Ranno, laddove sembrano esserci molti legami col mondo delle cliniche e della sanità privata, storico serbatoio di candidati e di voti per Forza Italia.
Apprezziamo Berlusconi, ma questi qui non hanno coglioni, e se Berlusconi continua a tollerare questo atteggiamento, evidente che approva.
Non ci resta, quindi, che dare fiducia a Renato Soru, basandoci soprattutto sui suoi programmi, davvero innovativi, e sulla sua personalità di imprenditore di respiro europeo che si è fatto da sé senza chiedere favori alla politica, attorniato da un quadro dirigente e militante di indiscutibile e radicata onestà formato da persone della società civile ma anche dal meglio della base DS – quelli, per intenderci, che Emanuele Sanna e Andrea Raggio non li possono vedere, e non hanno voglia di fare alcuna reverenza ai magistrati loro amici (specie Graziano Milia, il cui onestissimo padre Ciccio, autorevolissimo dirigente del vecchio PCI, finì indagato ingiustamente nell’inchiesta Pireddu) – e della stessa Margherita, con un Gian Mario Selis che si è enormemente riqualificato proponendosi, senza attendere le titubanti decisioni di altri capataz dell’Ulivo locale, in prima fila tra i sostenitori di Soru.
Ci è capitato davvero di vedere persone conosciute da decenni, che non si erano mai occupate di politica in vita loro, sollecitare amici e parenti a votare Soru, e questo è altamente significativo: Renato Soru non è uno dei soliti mangiatori partitocratici, anche perché “mangerebbe” fin troppo coi profitti di Tiscali (nonostante l’aggiotaggio strisciante), viene orgogliosamente dalla Sardegna, ma la sua fortuna ha saputo costruirla e portarla dappertutto, non appartiene alla schiera dei politicanti provinciali magari un po’ corrotti che hanno bisogno di tenersi buona la magistratura, la quale va rispettata ma tenuta al suo posto (e non nelle fondazioni di Andrea Raggio!).
In buona sostanza, schierarsi con Renato Soru non significa scegliere il “comunismo”, per banalizzare sui ricorrenti slogan di Forza Italia e sulle paure anche nostre: significa dare fiducia a un uomo che ha dimostrato di saperci fare, che ha un programma ben preciso di progresso ed evoluzione per la Sardegna, al contempo molto attento alle nostre radici, che ritiene che il suo progetto sia realizzabile meglio col centrosinistra che col centrodestra; per gli stessi motivi per cui, a suo tempo, avevamo ritenuto meritevole di fiducia Mauro Pili, che purtroppo nel frattempo si è fatto assorbire da certe logiche partitocratiche, oggi riteniamo, pur con tutte le nostre riserve su certi aspetti del centrosinistra, che vada fatto un tentativo, che vada accordata fiducia a Renato Soru, non chiediamo a lui o al suo staff di fare proclami sulla malagiustizia di Cagliari, ci basta sapere che sono estranei da connivenze e collusioni con essa, e che non risentono di alcun timore reverenziale o, peggio, potere di ricatto.