17 03 2003 - QUEL CONSERVATORE CHE NON VUOLE LA GUERRA

Ci capita spesso, ultimamente, di andare “off topic”, fuori tema, come si dice nel gergo dei Newsgroups, ma lo stato delle problematiche relative alla giustizia in Sardegna e a Cagliari è talmente deplorevole, con certa magistratura e tutti coloro che le tengono bordone (in particolare la stampa) che rappresenta un vero muro di gomma dinanzi a ogni accusa, pur documentata, e ad ogni spinta al cambiamento.
Non nascondiamo che anche noi ci stiamo un po’ stufando e preferiamo attendere gli eventi, che non potranno essere arginati per l’eternità, sicché pensiamo sia comprensibile che in questo cruciale momento storico ci venga spontaneo soffermarci su altri gravi problemi, quali la situazione irachena e i rischi, sempre più gravi nonostante gli appelli del Papa alla pace, di una replica della Guerra del Golfo.

In questo rovente scenario internazionale, dinanzi ad altre scelte di campo apparentemente scontate, ci ha particolarmente colpito la positiva ostinazione, nella lotta all’ultimo respiro per evitare la guerra, di un uomo politico conservatore, non sospettabile di cedimenti terzomondisti, come il presidente francese Jacques Chirac, la cui posizione fa premio rispetto a quella del premier britannico Tony Blair, che col suo allineamento cieco agli U.S.A. sta disperdendo quel poco che aveva fatto in termini “europeisti”, e lo spagnolo Aznar, che ha superato perfino il suo maestro politico, il generalissimo Franco, che nella seconda guerra mondiale, benché vicino ai regimi nazifascisti, si era mantenuto neutrale.
Ne sono state dette di tutti i colori su Chirac: che intende solamente soddisfare la sua vanità, che agisce solo per una questione di ruolo internazionale della Francia (che coi socialisti era assolutamente allineata agli U.S.A.), e in America e in Inghilterra si è reagito con iniziative di dubbio gusto, come il paragone del presidente francese a un verme o l’invio di e-mail non richieste a tanta gente che recitano letteralmente “Perché i francesi e Al-Quaeda puzzano”.
In realtà il discorso è molto più elementare. La Francia, fresca ex tenutaria di tante colonie nel mondo arabo, dalla turbolenta Algeria all’apparentemente tranquilla Tunisia, è con l’Italia il paese, in Europa e nel Mondo, che meglio ha presente l’esigenza del mantenimento di un equilibrio col mondo arabo e musulmano, di cui l’Iraq di Saddam Hussein, per quanto avversato dalla maggior parte dei governi arabi, molti dei quali asserviti da sempre agli interessi statunitensi e britannici, costituisce pur sempre una parte importante, e soprattutto, in caso di una nuova guerra che viene percepita da una fetta rilevante dei popoli musulmani come un’aggressione talora identificata addirittura col cristianesimo (e comprendiamo le preoccupazioni di Sua Santità), diverrebbe un’impressionante calamita di solidarietà per quelle forze arabe, dagli estremisti palestinesi agli integralisti islamici ad Al-Quaeda, che intendono risolvere questi problemi a modo loro, coi kamikaze e con gli agguati, mezzi contro i quali, come ha dimostrato l’11 settembre che ha ridicolizzato le pretese di superpotere degli U.S.A., nessuno può realmente niente.
Oggi, invero, lo scenario è profondamente cambiato rispetto alla prima Guerra del Golfo, Saddam Hussein per primo sa bene che deve riporre ogni ambizione espansionistica e che deve in primo luogo lottare per la sopravvivenza, sua e del suo popolo; Saddam è un tiranno sanguinario di cui sarebbe meglio liberarsi, questo è vero, ma ad oggi l’Iraq non ha mene di aggressione a chicchessia, altrimenti non avrebbero esibito agli ispettori ONU i loro famosi missili Al-Samoud che oggi stanno distruggendo, ed è vano da parte di George W. Bush evocare lo sterminio dei curdi, certo un crimine atroce contro l’umanità, quando la Turchia, che fa parte della NATO, non avrà usato metodi tanto crudeli ma non ci è certo andata leggera contro i suoi curdi, commutando le condanne a morte, quali quella inflitta ad Abdullah Ocalan, solo quale tributo insincero per entrare nell’Unione Europea.
Non c’è oggi nessuna giustificazione della guerra, che sarebbe percepita da un mondo arabo per il quale Saddam Hussein non è il solo tiranno (vogliamo dimenticarci della monarchia assoluta saudita, o di Muammar Gheddafi che pure lotta anch’egli per evitare questa guerra?) come profondamente ingiusta, e potrebbe scatenare conseguenze imprevedibili; non a caso, George W. Bush ha tentato di calare la carta palestinese, ben comprendendo che il prezzo maggiore della nuova guerra sarebbe pagato da Israele, non tanto per essere a portata di missile dell’Iraq quanto per essere esposto alle truci azioni di Hamas, e che lo stesso Sharon, che pure è un superfalco, ne ha alla fin fine le scatole piene di una situazione di continua guerriglia che sa bene di non poter risolvere solo coi carri armati e che è la conseguenza di fondo di un assetto mediorientale sballato e artificiale, originariamente costruito sugli interessi britannici e che gli americani hanno dovuto mutuare, con paesi artificiali, come la Giordania, tenuti in piedi solo dal carisma dei propri monarchi.
Jacques Chirac tutto questo l’ha capito, anche se magari non lo spiega con troppi dettagli, da buon francese poco avvezzo alle vane chiacchiere, in questo un po’ simile a Bush che sceglie sempre il modo di esprimersi più confacente agli americani, per i quali un discorso che oltrepassi i 5 minuti è già un noiosissimo polpettone di parole.
Può darsi che tutto questo non serva a niente, che alla fine gli americani e i britannici, con a ruota un Aznar che agisce con fini precipuamente di politica interna (la sua popolarità, in Spagna, è in netto calo), vogliano fare lo stesso la guerra, bypassando l’ONU e ridicolizzando Kofi Annan e Hans Blix, mentre Silvio Berlusconi da un lato riafferma l’amicizia con gli U.S.A., dall’altro, con un occhio ai sondaggi che vedono il popolo italiano risolutamente contrario alla guerra, minimizza ed esclude l’impiego di un solo soldato italiano.
Ma quanto meno, chi si oppone alla logica della guerra, sa che per frenare certi eccessi, magari giustificati, degli americani, che però in quanto eccessi sono sempre pericolosi, non è necessario provare assurde nostalgie per l’era della guerra fredda, con l’U.R.S.S. a bloccare ogni iniziativa occidentale coi suoi veti e coi suoi missili, o sperare che l’attuale Russia, con tutti i problemi di fame e sottosviluppo che ha, voglia esercitare lo stesso ruolo: c’è qualcuno, non di sinistra, che tenta di farlo anche qui ad occidente, e come europei dobbiamo esserne orgogliosi e rassicurati.