PROCEDIMENTI CONTRO ESPONENTI DELLA DC E DEL PSI

Mentre, come si illustra altrove, la magistratura cagliaritana si è mostrata alquanto generosa in materia di procedimenti penali a carico delle cooperative rosse o di esponenti del PCI/PDS, avviati verso la prescrizione quanto del tutto non avviati, altrettanto non può certo dirsi per il trattamento riservato ai due maggiori partiti di governo della <<prima Repubblica>>, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. Seppure non letteralmente falcidiati come altrove, i due partiti si sono visti significativamente colpiti in esponenti di spicco.
Quanto agli esponenti della Democrazia Cristiana, l’esponente di maggior spicco sottoposto ad indagini è stato BRUNO RANDAZZO, già consigliere regionale e deputato, da tempo Presidente dell’Associazione Italiana Assistenza Spastici (AIAS), che è stato arrestato e incriminato, dal PM Paolo De Angelis, proprio in relazione ad irregolarità asseritamente commesse nella gestione dell’AIAS. Il procedimento a carico di Randazzo, fondato su presupposti assai discutibili e, a quanto si asserisce in ambienti vicini all’imputato, determinato da precise e mirate pressioni di un notissimo esponente del PDS, ha determinato una lunga e vivace diatriba tra lo stesso De Angelis e il Procuratore Generale Francesco Pintus, che ha avocato il procedimento chiedendone l’archiviazione, negata dal GUP Leonardo Bonsignore che ha disposto il rinvio a giudizio; il processo si è allo stato concluso in primo grado con la condanna di Randazzo, col rito abbreviato, a due anni e sei mesi di reclusione.
Di non minor spicco è il nome di EUSEBIO BAGHINO, ex assessore regionale ai trasporti, di obbedienza andreottiana, che è stato incriminato dal PM Valerio Cicalò per corruzione, relativamente ad irregolarità nell’esecuzione di appalti per trasporti pubblici da parte dell’imprenditore guspinese Felice Mereu; indagato nell’ambito della stessa inchiesta è ANTONIO TAVOLACCI, a lungo assessore al Comune di Cagliari, altresì indagato da De Angelis per altri episodi di sospetta corruzione relativi alla sua attività di amministratore del CASIC.
L’inchiesta relativa a Felice Mereu ha visto l’incriminazione, sempre per corruzione, di altri esponenti democristiani, quali GIOVANNI BOI, ex deputato e presidente provinciale delle ACLI, ELISEO SECCI, ex sindaco di Decimomannu e consigliere regionale, e TONINO TIDU, ex consigliere regionale ed ex segretario particolare di Eusebio Baghino. E’ poi rimasto impelagato nella nota inchiesta di De Angelis sulla nettezza urbana a Cagliari, con tanto di custodia cautelare – presto revocata dal Tribunale della Libertà – LUCIANO FOZZI, a lungo consigliere comunale e assessore a Cagliari.
Quanto agli esponenti socialisti, gli inquisiti di maggiore notorietà sono: PAOLO FOGU, già senatore e sottosegretario negli ultimi governi Andreotti, a lungo sindaco di Iglesias, inquisito da De Angelis nell’ambito della c.d. Tangentopoli di Carbonia e recentemente assolto da ogni addebito dopo otto anni di infamanti procedimenti penali; TORE FIGUS, a lungo assessore comunale a Carbonia, condannato in primo grado a due anni di reclusione per corruzione relativamente all’appalto del palazzo <<Francesca>> (PM sempre De Angelis); ANTONIO FADDA, a lungo vicesindaco e assessore a Cagliari, condannato in primo grado a tre anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta sulla nettezza urbana (PM ancora De Angelis); EMIDIO CASULA, ex deputato, condannato in primo grado e assolto in appello per abuso d’ufficio per asseriti favoritismi al compagno di partito Domenico Cadeddu (PM De Angelis e Poddighe).
Ai casi di cui sopra va aggiunto a pieno titolo quello che riguarda DOMENICO PILI, già assessore regionale all’agricoltura per il PSI, padre dell’attuale Presidente della Regione Mauro Pili, che a sua volta iniziò il suo impegno politico nelle file dei giovani socialisti.
Non appena Mauro Pili si è candidato alla guida della Regione Sarda, ottenendo un consenso notevole nel 1999, ma riuscendo a conseguire la carica solo nel 2001. il procedimento penale per corruzione a carico di suo padre Domenico, che prima procedeva al cloroformio, ha subito una improvvisa accelerazione, doppiando la velocità di tutti gli altri processi analoghi (per dire: del processo sui “cassonetti” non è stato ancora discusso l’appello) su spinta del PM De Angelis e successivamente della Procura Generale.
La legge sulla privacy impone di non rompere il riserbo che è calato sulla sorte processuale di Domenico Pili, la cui condanna è divenuta definitiva, e che comunque non pare sia finito in carcere; ad ogni modo, è forte il sospetto che in questo caso sia un padre a pagare per la “colpa” di un figlio, ossia quella di essersi schierato col centrodestra (Mauro Pili, fino alla “chiamata” di Berlusconi, apparteneva a uno schieramento civico che non era espressamente né di destra né di sinistra).