07 10 2004 - PIRODDI DEFINITIVAMENTE ERGASTOLANA … MA E’ SOLO L’INIZIO!

Come c’era da attendersi, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro ergastoli inflitta in primo grado dalla Corte di Assise di Cagliari, confermata in appello, nei confronti di Maria Ausilia Piroddi, la “zarina” di Barisardo, in relazione agli omicidi di alcune persone nel trucido contesto della faida interna alla CGIL ogliastrina dei primi anni ’90 e della successiva campagna di attentati a Barisardo, con particolare riguardo agli omicidi dei sindacalisti Sandro Demurtas e Franco Pintus, nonché dell’ex carabiniere Giovanni Tangianu.
L’impostazione dell’accusa, sostenuta a suo tempo dall’allora procuratore di Lanusei Fabrizio Tragnone, ha retto ad ogni verifica, rivelandosi solidissima, a differenza di altro connesso processo, quello per “associazione mafiosa” intentato contro la Piroddi e il suo clan, nel cui contesto si contraddistingueva la figura del suo amico fidato (secondo alcuni, amante) Adriano Pischedda, laddove il Tribunale di Nuoro, per l’occasione applicato a Lanusei, assolse la Piroddi, pur infliggendo condanne a svariati anni di galera per gli attentati a Barisardo.

La sentenza della Cassazione non mette però la parola fine ai numerosi e inquietanti interrogativi sorti intorno alla singolare vicenda della “banda Piroddi”, laddove in particolare ci sovvengono le estemporanee dichiarazioni spontanee di Adriano Pischedda al processo per “mafia”, poco gradite dal suo stesso difensore avvocato Paolo Pilia (difensore di parte civile e, almeno fino a poco fa, fidanzato di Silvia Melis), secondo cui ad alcuni degli attentati fomentati dalla “banda” per assicurarsi con le buone o con le cattive il controllo del Comune di Barisardo, avrebbero partecipato nientemeno che persone appartenenti alla Polizia; non sappiamo se Pischedda, che fece nome e cognome di un agente, abbia mai ricevuto denunce per calunnia per queste affermazioni, poi fulmineamente ritrattate, ma sappiamo, da fonte assolutamente autorevole e affidabile, che, a quanto pare, numerosi sindacalisti della CGIL ogliastrina, di area socialista, che erano finiti nel “mirino” della Piroddi, allora di area comunista – pidiessina fin quando non verrà”scaricata” su iniziativa dell’allora segretario della CGIL Gianni Nieddu, dei quali due – appunto, Franco Pintus e Sandro Demurtas – verranno poi uccisi, ormai anche secondo la Cassazione, su mandato della stessa Piroddi, venivano sistematicamente e illegalmente intercettati ad opera di personale di polizia di Cagliari, che avrebbe operato al di fuori dei compiti istituzionali e in esecuzione delle direttive di un altissimo esponente del PDS, ex consigliere e assessore regionale, il quale, quindi, avrebbe di fatto svolto opera di favoreggiamento e di ausilio a favore di (scusate il gioco di parole) Ausilia.
La gravissima indiscrezione andrebbe ovviamente confermata, anche se vi sono testi diretti che, all’occorrenza, potrebbero dire la loro davanti a un PM indipendente e imparziale, ma non è il solo “buco” della vicenda Piroddi, atteso che sono rimaste del tutto al di fuori del processo le circostanze, costituenti forse la “pezza d’appoggio” decisiva perché l’accusa potesse dimostrare anche gli addebiti di associazione mafiosa, rappresentata dalle convergenze tra gli intendimenti della “banda Piroddi”, ricostruiti quali quelli di impossessarsi del Comune di Barisardo per lottizzarne e cementificarne massicciamente le belle coste, e quelli di certi settori della ‘ndrangheta di Lamezia Terme e di Reggio Calabria, che proprio in quello stesso periodo aveva messo gli occhi sulle appetitose coste ogliastrine quale ottima occasione, mediante una colata di cemento, per riciclare fiumi di denaro sporco derivanti dal traffico di droga, che a livello nazionale, come hanno dimostrato anche le più recenti acquisizioni investigative della DIA, è ormai diretto dall’organizzazione mafiosa calabrese, non più, da tempo, da Cosa Nostra.
Siamo, invero, nella stessa epoca in cui inizia il turbinio di attentati in un altro centro ogliastrino, Gairo, paese di mezza montagna dotato però di una enclave costiera molto appetibile, e soprattutto nella stessa epoca in cui la buonanima di Paolo Marras, presidente di Marsilva, denuncerà losche manovre di personaggi vicini, se non organici, alla ‘ndrangheta intese a far chiudere la Cartiera di Arbatax e a utilizzarne il terreno, in splendida posizione sulla zona portuale, per edificarvi un qualche residence di lusso o simile, in strana sinergia col “remare contro” la Cartiera di vari personaggi, perlopiù di centrosinistra (qualcuno poi passato a Forza Italia), investiti di responsabilità istituzionali a livello comunale e regionale, nonché imprenditori che avevano ogni interesse a sabotare il progetto Arbatax 2000, alcuni di questi personaggi, peraltro, con un ruolo ambiguo nella vicenda di Silvia Melis.
Stranamente proprio a Barisardo, in quella stessa epoca storica, risiedeva un calabrese di origini ‘ndranghetistiche che risulterà molto informato sul sequestro Melis, e l’eventuale collegamento tra questa presenza e l’attivismo della “banda Piroddi” andrebbe approfondito, giacché le pur copiose intercettazioni, se rivelarono l’intento di Ausilia e soci di cementificare il litorale di Barisardo, non fecero chiarezza sulle fonti di finanziamento.
E poi … vi sarebbero tanti altri interrogativi, ma intanto cercheremo di risolvere questi, non appena disporremo di maggiore documentazione.