27 11 2003 - PIRAS ASSOLTO … CASELLI NO!

Interrompiamo le nostre riflessioni sul barbaro e misterioso assassinio di Luisa Manfredi, figlia quattordicenne di Matteo Boe, per riprendere una notizia nella quale confidavamo, ma che ora è cosa concreta: l’avvocato Antonio Piras, processato con rito abbreviato nel contesto di uno stralcio dal Processone di Palermo contro Grauso e altri per le pretese estorsioni in danno di Tito Melis e condannato in primo grado dal superficiale GIP palermitano Marcello Viola a cinque anni e quattro mesi di galera, è stato assolto in appello dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo.
La notizia, lieta per chi ha sempre creduto senza riserve nell’integrità morale di Antonio Piras – come peraltro in quella di Luigi Lombardini e Nicola Grauso – è stata battuta dall’ANSA Sicilia alle 13:33, preceduta, accompagnata e seguita da un tam tam di e-mail, telefonate e SMS che comunicavano tra amici ed estimatori dell’avvocato di Gavoi che un altro mattone era stato distaccato, sbrecciato dal Piccone della Verità dall’ignobile muro della menzogna e della vergogna costruito in danno di Piras, di Grauso, di Lombardini.

Abbiamo detto che confidavamo in questa notizia, in primo luogo perché abbiamo letto la sentenza di primo grado, la cui motivazione era di un’inconsistenza tale che, con tutto il rispetto per il dottor Viola dovuto solo alla funzione che svolge, uno studentello liceale che per avventura avesse letto il codice penale avrebbe potuto estenderla meglio, insomma, il solito teorema sconclusionato senza prove, con cui al massimo si può predisporre il palinsesto di un romanzo giallo, ma non si può spedire un cittadino italiano in galera per oltre cinque anni; in secondo luogo perché a Palermo il clima è totalmente cambito da quando quella Procura era retta, ahinoi, dal dottore, o forse dovremmo dire dal compagno magistrato, Giancarlo Caselli, ora quell’ufficio è diretto da Piero Grasso, che è un magistrato e un uomo con pregi e difetti come tanti, ma ha il pregio assolutamente indiscutibile di essere solamente un magistrato che non imposta la propria strategia investigativa e processuale né su basi ideologiche preconcette, né sulla base di ipocritamente non dichiarati interessi superiori di certi amici di riguardo.
Si rammenterà che il compagno magistrato Caselli, per bocca dell’ex andreottiano convertitosi sulla via di Damasco (o di Siino?) Guido Lo Forte, aveva esposto una delle sue tante strampalate teorie, ossia quella per cui in Sardegna vi fosse una centrale clandestina dominata dalla Massoneria deviata a gestire i sequestri di persona quanto alla liberazione degli ostaggi e al pagamento dei riscatti, e tra i capisaldi di questo teorema vi era la presenza nella vicenda Melis, pensate un po’, di Grauso, che non è neppure massone e non risulta lo sia mai stato (ma quel che conta è che i compagni sardi lo hanno sempre tacciato di essere massone), ma soprattutto di Piras, che della sua convinta appartenenza al Grande Oriente non ha certo mai fatto mistero, andandone anzi orgoglioso e proponendosi come massone alla luce del sole, non nel contesto di oscuri intrighi.
E poi, quanta ipocrisia da parte di chi, e qui pensiamo a un amicone del compagno magistrato Caselli di cui è fin troppo facile intuire il nome, ha pensato bene, per allestire quella che tutti i sardi sanno non essere altro che la messa in scena della falsa autoliberazione di Silvia Melis dell’11 novembre 1997, di avvalersi dell’opera di personaggi dello Stato anche loro massoni ma non certo del Grande Oriente, bensì niente meno della loggia P2!!!
Comunque, Antonio Piras è stato assolto, e non è stato condannato, residualmente, neppure per favoreggiamento.
Ci felicitiamo con l’avvocato di Gavoi per questa pronuncia, che lo restituisce, anche agli occhi della legge, al novero degli uomini onesti al quale non è in realtà mai venuto meno, e andiamo col pensiero all’opera dell’onesto e serio PM rimasto a presidiare il fortino del Processone di Palermo, Giampaolo Del Bene, il cui compito sarebbe ora, alla luce di questi sviluppi, oltremodo facilitato: chiedi un bel 129 del codice di procedura penale, vale a dire l’assoluzione immediata degli imputati per evidente innocenza.
Dubitiamo che ciò avverrà, pensiamo che alla fine il sereno collegio presieduto dalla dottoressa Anna Maria Abbruzzese pronuncerà stancamente l’assoluzione degli imputati dopo due anni di inutile dibattimento, ma nel frattempo qualcuno dovrebbe incominciare a fare i conti dei danni causati da Caselli, della vita di Luigi Lombardini stroncata, di tutto ciò che è capitato a Grauso e Liori, della tragedia di un gentiluomo come Luigi Garau accusato di calunnia nei confronti di un magistrato, Carlo Piana, con cui prendeva tranquillamente il caffé al bar del palazzo di giustizia di Cagliari, di tutti i miliardi di vecchie lire fatti spendere allo Stato tra intercettazioni e voli speciali su aerei del SISMI per andare d’urgenza a interrogare (e arrestare?) Lombardini in pieno agosto.