Piero PIRAS

Quasi sessantenne, di Arzana, è stato considerato a suo tempo uno dei più pericolosi banditi sardi, venendo coinvolto in vari sequestri di persona, ma soprattutto nella famosa <<strage di Lanusei>> del 1972, commessa in concorso col cugino Pasquale Stocchino, all’esito della quale verranno uccise cinque persone.
Nel 1980, primo tra i latitanti dell’Anonima Sequestri, si costituisce a Luigi Lombardini, e da allora instaura con lui un rapporto di confidenza e collaborazione.

In occasione del sequestro di Silvia Melis, viene disposto il suo trasferimento per motivi di sicurezza nel carcere toscano di Volterra, poiché i Carabinieri di Lanusei avevano notato la sua sospetta compresenza in Arzana con Attilio Cubeddu, noto come sospetto coautore del sequestro Soffiantini, in giorni immediatamente antecedenti il sequestro; a Volterra, Piras riceverà la visita di un altissimo magistrato antimafia, che gli offrirà <<soldi e benefici>> per collaborare all’individuazione e alla cattura dei rapitori di Silvia. Piras rifiuta.
Nel 1999, quando sembrava a un passo dall’ottenere il beneficio, il Tribunale di Sorveglianza di Cagliari [Presidente Angelo Porcu, a latere Alberto Rilla] gli nega la semilibertà, ciò dopo l’invio di informazioni estremamente negative sul suo conto da parte del capo della Criminalpol Sardegna Antonello Pagliei, notoriamente legato a Mauro Mura e Mario Marchetti. Viene anche sottoposto a procedimento di prevenzione relativamente al possesso di beni per 4,5 miliardi di lire, ritenuto ingiustificato [al riguardo, Luigi Lombardini ebbe a dire che Piero Piras avrebbe ricevuto <<una fregatura>> dagli stessi che volevano coinvolgerlo nel caso Melis] e adottato dal Tribunale di Nuoro – si dice sulla base di pressioni di un potente magistrato della Procura di Cagliari – con un decreto assai superficiale, non casualmente annullato dalla Corte d’Appello di Sassari, dopo che la difesa era riuscita a provare che Piras aveva ricevuto, nel 1980, 300 milioni per la sua costituzione, prelevati dal Ministero dell’Interno presso la Banca d’Italia su suggerimento di Luigi Lombardini e con la conoscenza del PG Villa Santa.
La sua situazione è diventata meno gravosa, specie dopo che il magistrato di sorveglianza Elisabetta Mulargia lo ha coraggiosamente riammesso a godere dei permessi premio, tuttavia, comprensibilmente, il Tribunale di Sorveglianza maneggia con molta cautela le sue rinnovate richieste di accedere alla semilibertà.