03 12 2002 - PIANA, PANI E PISOTTI LIBERI? ALLORA LIBERI TUTTI!

Oggi il Tribunale della Libertà di Catanzaro, come prevedevamo, ha scarcerato tutti i No Global accusati di associazione sovversiva dalla Procura di Cosenza, ma anche se ne siamo lieti per ora non vogliamo commentare questa decisione: non si conoscono ancora le motivazioni della decisione e ogni discettazione sarebbe prematura.
Dobbiamo invece tornare ad occuparci della ponderosa richiesta di archiviazione, oltre cento pagine fitte fitte, proposta dalla PM della Procura di Palermo Marzia Sabella (parente di Alfonso Sabella, uno dei “cocchi” di Giancarlo Caselli?) riguardo all’inchiesta sul “caso Unione Sarda” e tante altre amene vicende simili che interessarono Nicola Grauso, scaturita da documentati esposti dell’ex editore, assistito in qualità di persona offesa dal professor Carlo Taormina.

Se non ci fosse quest’ultimo, penalista di cui è superfluo ribadire il valore, a occuparsi della vicenda, potremmo scrivere anche noi cento e oltre pagine, a evidenziare come la dottoressa Sabella abbia proceduto a una corretta ed esaustiva esposizione dei fatti di causa, senza tralasciare alcunché, ma in punto di motivazioni si sia diffusa in affermazioni apodittiche, fondate su petizioni di principio e di impropria presunzione di innocenza dei magistrati cagliaritani chiamati in causa (Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti), incorrendo più volte in contraddizioni e talora in veri e propri travisamenti dei fatti, e fidandosi troppo di testimonianze manifestamente reticenti quando non spudoratamente mendaci, scaturenti da un quadro che puzza di inquinamento probatorio o di concussione ambientale, per dirla con Di Pietro.
In buona sostanza, la dottoressa Sabella, proponendo l’archiviazione, ha violato l’articolo 125 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, che prevede che il PM richieda l’archiviazione solo quando manchino elementi per sostenere l’accusa in dibattimento; in questo caso, invece, di elementi ve ne sono a bizzeffe, e pensare che tanti cittadini vengono rinviati a giudizio per inchieste basate sul nulla per poi far celebrare inutili, lunghissimi e costosi dibattimenti che specie non possono che concludersi con l’assoluzione.
Possiamo ben comprendere che, dopo il caso Lombardini, la Procura di Palermo ci vada coi piedi di piombo nelle inchieste che riguardano magistrati di Cagliari, ma ci viene un altro atroce dubbio: se gli elementi a carico di Piana, Pani e Pisotti raggiungessero la dimensione sufficiente per un rinvio a giudizio, automaticamente sarebbero quanto meno “gravi indizi di colpevolezza” nei confronti degli stessi e, essendo scontato il rischio di inquinamento probatorio, stante la posizione di potere degli interessati, e di reiterazione del reato, date le allucinanti modalità dei fatti, sarebbe doveroso per il PM inoltrare al giudice richiesta di applicazione a Piana, Pani e Pisotti della custodia cautelare.
Insomma, per Piana, Pani e Pisotti, proscioglimento obbligato oppure la galera: sembra questo l’arduo dilemma che il corposo materiale probatorio presentato da Grauso poneva alla dottoressa Sabella la quale, dato lo scotto del caso Lombardini ed essendo i tre magistrati cagliaritani altrettanti protetti dei DS, non ha certo avuto il coraggio di scegliere la seconda opzione, quella della custodia cautelare, che non ha avuto del resto neppure il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, che ha vistato la richiesta di archiviazione, e tanto meno il procuratore capo Piero Grasso, un bravo magistrato ma del tutto privo di spina dorsale.
Noi, personalmente, siamo convinti che gli elementi di prova venuti a galla grazie all’iniziativa di Grauso possiedano una certa consistenza, e, se non dimostrano inequivocamente il complotto politico-giudiziario che il PDS sardo, almeno la componente clientelare e affaristica che si riconosceva nell’allora segretario regionale Emanuele Sanna, in Andrea Raggio e altri, e certa magistratura, di cui Piana, Pani e Pisotti sarebbero solo la punta dell’iceberg, forniscono quanto meno ottimi spunti investigativi approfondendo i quali lo si potrebbe dimostrare; la Sabella non l’ha fatto, e auspichiamo che il GIP le faccia rilevare la carenza indicando le attività di indagine suppletive da espletare.
Quanto alla sorte di Piana, Pani e Pisotti, noi non siamo tifosi della galera per nessuno, neppure per i nostri peggiori nemici (beh non esageriamo … quasi …); ma se per caso gli sviluppi dell’inchiesta porteranno a dimostrare la fondatezza dell’ipotesi sostenuta da Nicola Grauso, e il PM non sarà conseguente e non chiederà la custodia cautelare per costoro, dovremo chiedere l’immediata liberazione, in nome del principio di eguaglianza, di quei due terzi di detenuti italiani che sono in attesa di giudizio …. liberi tutti, non solo i No Global!