Si sono resi vacanti tutti i vertici degli uffici giudiziari apicali di Cagliari, la Corte di Appello, in virtù delle dimissioni – con un certo anticipo rispetto all’età massima di legge – del dottor Pietro Antioco Corda, e la Procura Generale, in virtù delle dimissioni, per motivi che non possiamo esplicitare in omaggio alla legge sulla privacy, del procuratore generale Vittorio Antonini.
In base alle graduatorie rese note dal CSM, molto approssimative in quanto non indicano punteggi, il dottor Carlo Piana, attuale procuratore della repubblica di Cagliari, risulta primo per entrambi i posti, con maggiore probabilità di successo per la Corte di Appello, mentre per la Procura Generale è in campo la candidatura “pesante” di Claudio Vitalone, magistrato noto soprattutto per il processo infondato subito insieme a Giulio Andreotti per l’omicidio Pecorelli, che è ora consigliere di Cassazione.
Il Consiglio Superiore, nella sua discrezionalità esercitata talora in modo saggio ed equilibrato, talora in modo di difficile comprensione, riterrà pure la carriera di Carlo Piana esemplare ed encomiabile, e quindi lo stesso meritevole di essere nominato all’una o all’altra carica, non si sa su quale ricadrà la preferenza del maddalenino ma forse, per ragioni di spartizione interna e nell’auspicio che il CSM continui nell’ostracismo verso Vitalone, per la Corte di Appello.
Noi di Malaiustitia continuiamo invece cocciutamente a ritenere che vi siano serie e gravi ragioni per cui il dottor Piana non può essere nominato a un posto, quale quello di presidente della Corte di Appello, nel quale occorre dimostrare soprattutto equilibrio e capacità di rappresentare tutte le complesse realtà del Palazzaccio. Almeno finché non sia dipanato un dubbio dirimente, che, quando ha sollevato, non ha potuto suscitare altre reazioni se non la chiusura frettolosa di un sito internet (www.solidiritti.org) e l’intrapresa di procedimenti penali relativi ai contenuti del nostro sito.
E’ ormai noto da oltre un anno – e trovate il riscontro nella nostra pagina dei links, non “fabbricato” da noi per l’occasione, ma raccolto nel maggio 2004 dal sito “The WayBack Machine” – che il dottor Piana, insieme al dottor Antonio Porcella, presidente del tribunale di Cagliari anche lui prossimo pensionando (per lasciare, forse, il posto a Gian Giacomo Pisotti), ha fatto parte, e non si sa se faccia ancora parte, del comitato scientifico della fondazione “Luca Raggio”, un sodalizio politico-culturale che è del tutto egemonizzato dai familiari dell’onorevole Andrea Raggio, il dirigente DS più ostile a Renato Soru e più vicino a Legacoop, della defunta moglie di questi Giovanna Arangino, nonché in generale da dirigenti dei DS, della Legacoop e da addentellati vari dei DS, o comunque di area cattocomunista, nel mondo universitario e anche giornalistico.
Si tratta, quindi, di un sodalizio organico ai DS, e l’esame concreto della sua composizione da luogo, oltre tutto, ad allarmanti sospetti circa le commistioni di interessi che possono avervi corpo, si pensi solo a certi incarichi universitari, casualmente dati con l’influenza di persone organiche alla fondazione “Luca Raggio” a persone che si sono contraddistinte, tra l’altro, per aver propiziato le iniziative giudiziarie relative ai contenuti del nostro sito. Oppure, la presenza nello stesso “comitato scientifico” di giornalisti del famoso CdR de “L’Unione Sarda” a suo tempo arcinemico di Nichi Grauso, notoriamente avversato giudiziariamente da Piana in simultanea con le ostilità aperte nei confronti dell’odierno editore de “Il Giornale di Sardegna” dai DS e in particolare da Mario Pinna ed Emanuele Sanna (che sarebbe amico personale di Piana da lunga data).
Insomma, magistrati di varia provenienza politica, culturale e geografica cercano dappertutto i “comitati d’affari” e spesso li identificano con la massoneria, che noi non amiamo affatto sul piano culturale ma non significando ciò che dire massone significhi automaticamente dire farabutto, mentre nessuno si è voluto occupare di questa strana commistione di politici, magistrati, giornalisti, docenti universitari e imprenditori (la Legacoop è pur sempre un imprenditore) che alligna all’interno della fondazione “Luca Raggio”.
Peraltro, rammentiamo che una pur preparata PM di Palermo, Marzia Sabella, pur giudicando poco cristalline certe situazioni denunciate da Nichi Grauso quanto alle vicende che portarono alla sua estromissione dal ponte di comando de “L’Unione Sarda”, in particolare quanto al ruolo di Emanuele Sanna (secondo taluni, buon conoscente del dottor Piana) e di taluni imprenditori vicini a Legacoop e ai DS, ebbe a concludere, chiedendo l’archiviazione delle denunce di Grauso, che non esistevano elementi per provare il preteso “complotto” tra magistratura e politica; forse, continuano a non esisterne, tuttavia nessuno può ignorare quante ombre getti il fatto che il procuratore di Cagliari, protagonista di quelle azioni giudiziarie, abbia fatto parte, o forse faccia ancora parte, di un sodalizio associativo organico ai DS, ossia quel partito che, all’epoca dei fatti, muoveva guerra contro Grauso.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, in definitiva, non può nominare il dottor Piana presidente della Corte di Appello, né Procuratore Generale, né consentirgli ancora di svolgere le proprie funzioni – essendovi appieno i presupposti per l’attivazione della procedura ex art. 2 R.D.L. 511/46 e, forse, per l’instaurazione di un procedimento disciplinare – se questi non chiarisca definitivamente, e lo faccia soprattutto dinanzi all’opinione pubblica ormai quasi totalmente sfiduciata nei confronti della giustizia cagliaritana, la rilevanza e le finalità della sua adesione alla fondazione “Luca Raggio”.
Temiamo che stavolta i rappresentanti al CSM di Unicost, che nella vicenda Zagardo hanno respinto il tentativo del Consiglio Giudiziario di Cagliari di mortificare la professionalità di questo magistrato nonostante il concorrente, Mario Biddau, sia notoriamente molto vicino a Piana, non raccoglieranno questo appello, o forse questa provocazione, ma confidiamo che quanto meno i membri laici Di Federico, Buccico, Spangher e Marotta, e anche Schietroma che per quanto di centrosinistra è molto sensibile all’esigenza di equanimità decisionale del Consiglio Superiore, agiranno come sanno, possono e devono agire, ben ricordando che c’è ancora una norma che consente di bloccare i lavori del Plenum del CSM qualora decisioni non congrue vengano portate a votazione da maggioranze precostituite; fu fatto, guarda caso, proprio sette anni fa, in occasione della nomina di Piana a procuratore capo.
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