05 12 2002 - PARLI DEL DIAVOLO E SPUNTANO I PIRATI (INFORMATICI)

La verità è rivoluzionaria, soleva dire un certo Mao Tze Tung, e a parte tutte le note magagne del comunismo cinese, dev’essere proprio vero, dato che il nostro sito, che per quasi due anni di fila ha parlato male di Carlo Piana e soci senza conseguenze, per la prima volta si vede sottoposto agli attacchi di poveri dilettanti aspiranti pirati informatici, in strana coincidenza temporale, assolutamente perfetta, col nostro annuncio di possedere una registrazione che smentisce la recisa smentita del senatore avvocato Mariano Delogu quanto ad aver seccamente smentito, avanti al PM di Palermo, di aver ricevuto da Piana la notizia informale per cui Nicola Grauso, versando 3-4 miliardi, avrebbe potuto salvare L’UNIONE SARDA dalla procedura ex art. 2409 del codice civile, laddove sul punto, come da dichiarazioni esposte nella nostra ULTIM’ORA del 3 dicembre ultimo scorso, emergono significative conferme dalle dichiarazioni di un avvocato e docente universitario di indubitabile autorevolezza come il professor Gabriele Racugno, uno che sa il fatto suo quale ordinario di diritto commerciale alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Cagliari.
Gli incauti e maldestri pirati, i quali, Dio solo sa perché, hanno agito utilizzando un accesso internet collegato al communication provider Level 2, avente sede a Omaha, Nebraska, U.S.A., forse cercavano quella registrazione, forse volevano ascoltarne il contenuto (potranno farlo comodamente tra poco, senza accessi illegali) per studiare le contromosse, magari inventandosi che la stessa è manipolata o, visto che si sa che questo sito è espressione dei servizi segreti deviati, che è stata carpita con una cimice piazzata nella stanza di Piana?

Temiamo di avere proprio ragione quando parliamo di pericoli di inquinamento probatorio, e la dottoressa Sabella, la PM palermitana che si è occupata del “caso Unione Sarda” allo stato proponendo l’archiviazione del procedimento penale nato dagli esposti di Nicola Grauso, forse doveva starci più attenta, dato che, in particolare, nessuno le ha spiegato che anche in Sardegna, non meno che nella sua Sicilia, certe testimonianze reticenti, che arrivano a negare l’evidenza, vanno prese per quello che sono, ossia in quanto conseguenti sia a quello spiccato senso di omertà che, quando si tratta di parlare degli inquilini del Palazzaccio di piazza Repubblica, coglie persone anche molto autorevoli come Mariano Delogu (che quando era sindaco sembrava un leone, ma evidentemente non lo è), nonché a quella disgraziata innata tendenza, tutta cagliaritana ma particolarmente sviluppata ovunque in certi opportunisti che non conoscono onore, a fare i voltagabbana e a schierarsi sempre dalla parte del vincitore.
Con ciò, ribadiamo la nostra posizione: non siamo tifosi della galera, per Piana, Pani e Pisotti come per (quasi) nessuno, gradiremmo solo che sulle fosche vicende che hanno interessato la giustizia cagliaritana nel terribile quadriennio 1996-1999 venisse ristabilita la verità, e che venissero riparati i torti subiti da chi è stato ingiustamente danneggiato solo per aver esercitato diritti o aver fatto il proprio dovere.
Gli atti riparatori da compiere sarebbero parecchi: ci sarebbe, tra l’altro, da annullare trasferimenti e prematuri pensionamenti di magistrati e, quanto meno, per riabilitare alla memoria Luigi Lombardini, di collocargli un enorme busto bronzeo nell’atrio del palazzo di giustizia, davanti al quale tutti coloro che si permisero di concorrere a infangare il suo onore debbano inchinarsi, come Giulio Cesare, che era un uomo d’onore, faceva davanti alla statua di Pompeo.
Ma la cosa più urgente, ora, è che Carlo Piana, solo o in sinergia col suo devoto Guido Pani, o con chiunque altro voglia, ammetta gli errori commessi e faccia quanto in suo potere e dovere per aprire la procedura di revisione di quello sciagurato procedimento ex art. 2409 del codice civile riguardante L’UNIONE SARDA, con l’ovvio corollario che Gian Giacomo Pisotti e suoi amichetti del tribunale civile (riguardo al cui operato la dottoressa Sabella ha rilevato un atteggiamento da pasdaran eccedente gli stessi intendimenti di Piana e Pani) la smettano di voler fare i “pierini” e di leggere i conti delle società secondo una realtà virtuale a loro uso e consumo basata su una contabilità sui generis, che non sta né in cielo né in terra ma che viene puntualmente asseverata da periti opportunisti.
Non è che vogliamo la restaurazione di Nicola Grauso quale editore de L’UNIONE SARDA, non sappiamo neppure se ne avrebbe voglia, se intenda tornare ad usare il quotidiano per sferzare gli eccessi e gli abusi della magistratura, o anche solo, come fa oggi Zuncheddu, per fornire ai fruttivendoli carta abbastanza economica con cui incartare le mele e le arance; ma quanto meno, se fosse così, si restituisca Grauso nei suoi pieni diritti di privato imprenditore libero di decidere se, quando e a chi vendere le sue imprese. L’esproprio della proprietà, nel nostro sistema giuridico, è ammesso solo per pubblica utilità, e la pubblica utilità non coincide certo coi comodacci di qualche inquilino del Palazzaccio o di qualche politicante dei DS sardi.
A proposito: per quel che valgono i nostri sondaggi interattivi, in quello attualmente attivo, che cerca di sapere le intenzioni di voto dei nostri visitatori, i DS risultano essere, al momento il partito di maggioranza relativa, sia pure in condominio con gli “altri” del centrodestra, che dobbiamo presumere essere principalmente i centristi del CCD e della UDC. Ci fa piacere, perché, anche se noi dei DS, ma come dirigenza, parliamo spesso e volentieri male, intuivamo che la base di questo partito, ben conoscendo l’attitudine dei propri dirigenti a combinarne una più di Bertoldo, alla fine della fiera poteva anche condividere, almeno in parte, certe nostre analisi.
Sarebbe ora il caso che il segretario regionale dei DS, Renato Cugini, che è persona di valore che ha dovuto combattere fieramente contro certo establishment clientelare e poco cristallino di cui le figure di Emanuele Sanna e Andrea Raggio, legati a doppio filo col Palazzaccio, sono pienamente rappresentative, per arrivare dove è arrivato, riconoscesse gli errori del suo partito e si adoperasse per porvi rimedio. Come? Beh, adesso non raccontateci che i DS non hanno nessuna influenza sulla magistratura …

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