23 06 2004 - ORA BASTA: PIANA SE NE VADA!!!

La grande vittoria di Renato Soru, alla faccia di quanti lo detestano più a sinistra che a destra, e il crollo della vecchia classe politica che ha coinciso con questo evento epocale per la storia della Sardegna democratica, non deve far dimenticare ai cagliaritani e ai sardi l’esigenza di continuare a lavorare perché, assieme al ramo politico, crollino definitivamente gli altri rami della lobby che negli ultimi cinque anni almeno, ma anche prima, ha paralizzato lo sviluppo civile, economico e sociale della città, ossia il ramo editoriale e quello giudiziario.
Quanto al ramo editoriale, lo abbiamo già detto, esso è rappresentato principalmente da Sergio Zuncheddu, la cui posizione preminente è comunque destinata a durare ben poco, e la cui attuale linea, forse già mutata, di sostegno incondizionato alla lobby dovrà ora fare i conti, specie dopo la batosta elettorale, coi bilanci, essendo destinata inevitabilmente a mutare.

Ma dove le cose si devono muovere, e al più presto, con urgenza, senza dilazioni, è per quanto riguarda il settore giudiziario, dove, aldilà dei conti che ci sono comunque da regolare con tanti magistrati che non hanno fatto il loro dovere, che hanno rubato i soldi dello Stato non lavorando, che hanno avuto troppi occhi di riguardo sempre per i soliti noti e che spesso hanno strumentalizzato le loro funzioni per fini illegali e criminosi, vi è l’esigenza assoluta, imprescindibile, che il procuratore della repubblica Carlo Piana abbandoni al più presto la propria carica, spontaneamente o coattivamente, per l’intervento degli organi che sono deputati ad applicare la legge.
Aldilà delle sue qualità professionali, che pure sono innegabili, il dottor Piana porta il marchio indelebile di essere stato, assai probabilmente, designato alla sua carica per effetto di una decisione dei vertici regionali del PDS, all’epoca (1997) guidati da quell’Emanuele Sanna che costituiva il vertice politico supremo della lobby, recepita da Massimo D’Alema e successivamente dal CSM, deliberata più che in positivo in negativo, ossia per sbarrare la strada a Luigi Lombardini, laddove l’eventualità che questi venisse a dirigere la DDA faceva tremare i polsi a tanti piccoli e grandi delinquenti.
Il dottor Piana ha personalmente instaurato o comunque dato il “via libera” a una gragnuola di procedimenti penali o civili (art. 2409 contro L’UNIONE SARDA) nei confronti di Nicola Grauso, trattato alla stregua del peggior delinquente e contestualmente “sputtanato” su una stampa i cui fautori non mancavano di legami, trasversali o meno, con magistrati della Procura, in un periodo in cui egli stava intraprendendo un’avventura politica innovativa col Nuovo Movimento, avendo queste azioni giudiziarie, sicuramente intempestive, e comunque – la storia lo dimostrerà – a nostro avviso piuttosto infondate che fondate, indubitabilmente inciso sulle sorti elettorali del movimento di Grauso che, in diverse condizioni, già cinque anni fa avrebbe potuto innescare un processo virtuoso simile a quello che oggi, pur con alleanze diverse, ha portato Renato Soru a espugnare il fortino regionale della lobby.
Da rilevarsi in particolare l’effetto dirompente del procedimento di “controllo giudiziario” ex art. 2409 cod. civ. de L’UNIONE SARDA che, sotto la minaccia addirittura dello scioglimento e della liquidazione della società editoriale, costrinse Nicola Grauso a cedere frettolosamente il giornale, e tutte le proprie attività mediatiche a Sergio Zuncheddu, che non ebbe grosse preoccupazioni economiche pagando una cifra che, se i conti de L’UNIONE fossero stati davvero disastrosi come ipotizzato dal Tribunale di Cagliari su richiesta di Piana, sarebbe stata davvero spropositata, laddove pare che al riguardo, più che considerazioni di ordine strettamente economico contabile, non può a tutt’oggi escludersi, e vi è anzi il legittimo sospetto, che non sia stato estraneo alla procedura lo scopo di eliminare un editore scomodo aggirando le leggi sulla stampa che, di regola, proibiscono il sequestro dei giornali.
Quello della gestione, da parte di Piana, del caso Melis, è un discorso a parte, al momento strettamente giudiziario e non apertamente politicizzato, atteso anche che il maggior ruolo formale lo ebbe, in apparenza, la Procura di Palermo, ad ogni modo anche a questo riguardo vi sono aspetti inquietanti, non ancora chiariti e in parte evidenziati anche sulla stampa, che saranno da sviscerare adeguatamente nel prosieguo del processo in corso davanti al Tribunale di Palermo, dove lo stesso Piana sarà tra poco chiamato a testimoniare.
Chiusura del cerchio sono i legami politici del procuratore che, a parte una certa trasversalità con esponenti della destra di matrice fascista, si sono sviluppati soprattutto col già citato Emanuele Sanna e, in particolar modo, con Andrea Raggio, altro esponente di assoluto spicco della lobby dal lato della sua tutela politica di quella compagine che da tempo costituisce a Cagliari, il punto di saldatura tra la sinistra avversa a Soru e la destra economica incarnata da Sergio Zuncheddu, ossia Legacoop.
Al riguardo, è stata raggiunta la prova inoppugnabile la scorsa Pasqua, quando si appurò, ma il dato era invero disponibile da tempo su internet, che il dottor Piana faceva parte, peraltro unitamente al presidente del tribunale di Cagliari Antonio Porcella, del “comitato scientifico” della Fondazione Luca Raggio, animata dall’intero parentado dell’ex eurodeputato nonché da vari esponenti dei DS, rigorosamente delle correnti di Raggio ed Emanuele Sanna, e di Legacoop.
Tutti questi elementi cospirano nel senso che il dottor Piana, a prescindere da accertamenti specifici sul modo di esercizio delle sue funzioni strettamente giudiziarie che, forse, potrebbero far dubitare anche della sua idoneità a rivestire l’attuale incarico, non è per nulla un magistrato indipendente e imparziale, quanto meno vi è il legittimo sospetto che non lo sia, e che quindi non goda della credibilità necessaria per svolgere le sue funzioni in mancanza della quale l’ordinamento giudiziario prevede il trasferimento d’ufficio, impressione che si è vieppiù accentuata in questo particolare frangente politico, laddove Renato Soru, ottimo amico di Nicola Grauso, ha stravinto le elezioni battendo Mauro Pili e il centrodestra, ma vincendo anche una dura battaglia interna allo schieramento di centrosinistra, e segnatamente ai DS, proprio contro quegli esponenti politici, in primis Emanuele Sanna ed Andrea Raggio che, essendo nei modi descritti molto vicini al procuratore si sono impegnati a fondo per impedire la candidatura di Soru, continuando a boicottarlo in modo strisciante anche in corso di campagna elettorale.
Il dottor Piana ha 70 anni, gliene mancano cinque alla fine della carriera e già adesso potrebbe ottenere una lauta pensione, e riteniamo che sia comunque una persona intelligente, benché del tutto priva di sensibilità; dovrebbe quindi trarre da solo le conseguenze, essendo altrimenti indilazionabile una iniziativa formale presso gli organismi competenti, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Ministro della Giustizia, a effettuare tutte le verifiche per stabilire se vi siano ancora le condizioni per la permanenza al suo posto del procuratore.
Anche perché Cagliari e la Sardegna, ora che ci si avvia veramente a cambiare le cose, non possono permettersi, in spregio al principio per cui la giustizia è amministrata in nome del popolo, di mantenere in vita dei vertici della magistratura che possano, anche solo potenzialmente, “remare contro” al di fuori di ogni tempestivo e incisivo controllo.