Ieri c’è stato l’ennesimo attentato, rivendicato dai soliti anarchici, a un distributore di benzina di Decimomannu, di proprietà di Pietro Melis, già vittima di analogo attentato a un altro distributore di sua proprietà ad Assemini.
Nella sua follia, la strategia di questi attentati sembra chiara: si colpisce la distribuzione di benzina, e quindi dei derivati del petrolio, in chiave di attacco contro chi, secondo le tesi di certi pacifisti, avrebbe voluto la guerra in Iraq esclusivamente per il petrolio, per mettere le mani sulle enormi risorse petrolifere del paese già tiranneggiato da Saddam Hussein; un filone motivazionale che rimanda, quindi, a problematiche internazionali piuttosto che interne, sul solco dell’asse portante delle rivendicazioni dei No Global, nei quali da tempo molti analisti e un largo settore dell’opinione pubblica individuano il brodo di coltura del nuovo terrorismo.
Intanto, la Procura di Roma, solita condurre indagini con tempi biblici e incapace a risolvere tanti casi di omicidio (dal delitto dell’Olgiata a quello di via Poma al caso Marta Russo tuttora avvolto nel mistero) risponde alle intemperanze dei No Global in occasione dell’ultimo vertice dell’Unione Europea a Roma nel peggiore dei modi, ossia con la repressione: è freschissima la notizia dell’emissione da parte di un GIP romano di 12 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti pretesi protagonisti di quei disordini, tra cui un consigliere comunale del PRC.
Quasi inutile ribadire la nostra posizione: siamo lontani mille miglia, politicamente e culturalmente, dai No Global, dai girotondini e compagnia cantante, ma la sola risposta a posizioni politiche sbagliate e magari anche pericolose è quella del confronto democratico e civile, con la repressione, e col solito debordare di una magistratura che non vuole saperne di fare un passo indietro e di smetterla di essere onnipresente nonostante gli insegnamenti del passato recente, non si fa altro che fornire una risposta impropria e ingiusta a problemi reali, oltre che gettare benzina sul fuoco e creare nuovi martiri, il che alimenterà ulteriormente l’incazzata disperazione di chi pensa che la risposta terroristica sia quella più adeguata, proprio come questi anarchici che incendiano i distributori.
E’ ora che lo Stato, e in particolare le forze politiche, tutte, quelle di maggioranza dove non mancano sensibilità illuminate (da Giuliano Ferrara ad Antonio Martino, per certi versi anche a Silvio Berlusconi) ma anche quelle di opposizione eternamente sospese tra la simpatia per No Global e girotondini e il timore di spaventare i benpensanti, si aprano a un fattivo dialogo con queste forze, che useranno metodi sbagliati, che proporranno risposte sbagliate, ma che sollevano problemi reali con cui tutti ci dobbiamo confrontare; quanto alla magistratura, che impari a starsene, buonina buonina, al suo posto, per una volta PM e giudici di Roma dovrebbero prendere esempi dai colleghi di Cagliari, che in tema di anarchia eversiva hanno a disposizione una lista sterminata di potenziali elementi sospetti, ma si sono ben guardati dallo sparare nel mucchio in assenza di indizi ben solidi.
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