Sorvoliamo pure sulla difesa d’ufficio fatta da L’UNIONE SARDA del procuratore capo di Palermo, Piero Grasso, in relazione alla questione dell’incompatibilità dei PM Ingroia, Di Leo e Sava nel Processone contro Nicola Grauso, Antonangelo Liori e Luigi Garau per il “caso Lombardini”, ricordandoci solo che Grasso, se fosse stato così solerte come gabellano i cronisti di giudiziaria del quotidiano zuncheddiano, avrebbe potuto disporre in prima persona la sostituzione dei suddetti PM, senza attendere il provvedimento coattivo del procuratore generale Salvatore Celesti.
Quello che ci interessa, in questa sede, è la questione inerente alla ventilata soppressione del Tribunale di Lanusei, un presidio giudiziario da ultimo ingombrato da una mole di procedimenti “pesanti”, dal sequestro di Silvia Melis al caso Piroddi ai fatti di droga noti come “Operazione Aurora”, e che bisogna dirlo, a prescindersi dal giudizio sul modo in cui i processi sono stati decisi – talora con l’applicazione di collegi esterni, come ad esempio dal Tribunale di Nuoro per il caso Piroddi – ha veramente fatto miracoli, andando ciò a merito non tanto della Procura locale, cronicamente impossibilitata a funzionare per mancanza di PM – ieri era da solo il procuratore Tragnone, oggi è da solo il procuratore Alfonsi – quanto del Tribunale, in ordine al cui funzionamento il presidente Claudio Lo Curto, ancora a prescindersi da giudizi di merito sulle sentenze, ha fatto il possibile e l’impossibile, dimostrando, forse, di meritarsi i galloni per dirigere sedi giudiziarie ben più prestigiose.
Orbene, da settimane circolano venti di soppressione del presidio giudiziario dell’Ogliastra, in controtendenza peraltro con la prossima creazione a tutti gli effetti di una provincia corrispondente allo stesso territorio, il deputato della Margherita Tonino Loddo per un verso ha evidenziato di ritenere poco credibile che il ministro della giustizia Roberto Castelli, proveniente da quel Nord che pullula di tribunalini (tanto per fare qualche esempio, nostro e non dell’onorevole loddo: Saluzzo, Tolmezzo, Chiavari, Monza – città grandina ma a due passi da Milano – e altri), voglia procedere su questa linea rischiando, per coerenza, di sopprimere tanti presidi giudiziari nel presidio elettorale della Lega Nord, per altro verso di essere preoccupato dalle incredibili parole della presidentessa della sezione sarda dell’A.N.M., la comunista incallita Fiorella Pilato, che ha asserito che in Sardegna ci sarebbe una “eccessiva dispersione” degli uffici giudiziari.
Per una volta siamo d’accordo con l’onorevole Loddo, e dobbiamo rilevare che la dottoressa Pilato, che già ha fatto una figuraccia difendendo le indifendibili incompatibilità parentali di tanti suoi colleghi, non conosce la geografia sarda, non ricordando forse che tra Lanusei e Cagliari, circondario giudiziario a cui si vorrebbe accorpare l’Ogliastra, vi sono ben 130 chilometri che i più esperti riescono a percorrere in un’ora e 45 minuti, i più imbranati (o più prudenti) addirittura in tre ore, che il Tribunale di Cagliari ha già il territorio più esteso d’Italia e casomai andrebbe smembrato, cogliendo l’occasione della prossima istituzione delle province del Sulcis-Iglesiente e del Medio Campidano (e Iglesias, ad esempio, ha tutte le carte in regola per accogliere un nuovo Tribunale, non solo una sezione staccata), che è buona norma rispettata in tutto lo Stivale che ad ogni provincia corrisponda un Tribunale, sicché sarebbe assurdo che proprio ora si sopprimesse il Tribunale di Lanusei.
Oltre tutto, la Pilato non pensa neppure minimamente che il mantenimento della sede di Lanusei, che casomai andrebbe notevolmente potenziata con l’aumento degli organici dei magistrati e con incentivi che favoriscano la permanenza dei giudici e dei PM, oggi solo uditori di prima nomina, che vogliono prestarvi servizio, e l’istituzione di nuovi Tribunali consentirebbe un alleggerimento della situazione delle incompatibilità parentali a Cagliari, anche piuttosto comodo col trasferimento di uno o più magistrati in eventuali nuovi Tribunali di Iglesias e di Sanluri, entrambi distanti mezz’ora-quaranta minuti di auto da Cagliari, senza quindi costringere i magistrati in questione neppure a cambiare città, né a levatacce eccessive.
Ma la dottoressa Pilato, sul cui valore abbiamo evidentemente supposto troppo, si è fatta piena interprete della protervia della magistratura cagliaritana, che intende risolvere il problema delle incompatibilità semplicemente negandolo, lasciando tutto così com’è – ministro Castelli permettendo – e al contempo intende continuare ad accentrare tutto, per ragioni che non possono che essere di potere, presso un circondario giudiziario elefantiaco con un territorio vastissimo e con ben tre nuclei industriali, alla faccia della funzionalità della giustizia, e delle esigenze del cittadino di Teulada o di San Giovanni Suergiu, per non parlare proprio di paesi mal collegati come Muravera che non dispongono neanche di una sezione staccata.
Sopprimere il Tribunale di Lanusei sarebbe un attentato ai diritti dei cittadini: il dottor Lo Curto, che a nostro avviso è un giudice discutibile ma un magnifico organizzatore (in genere avviene il contrario) ha dimostrato, coi poveri mezzi a sua disposizione, che questo presidio giudiziario, insediato un una zona a rischio della Sardegna, può essere fatto funzionare. Non si commetta l’ennesimo errore di allentare ancor di più il rapporto tra Stato e cittadini, oltre tutto in un tempo di pericolo di strumentalizzazione di un innegabile malessere da parte di organizzazioni eversive, di cui forse, secondo Mauro Lissia ed altri, non si deve dire che sono eversive dato che sono di sinistra.
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