
Non abbiamo una simile presunzione, ma questa volta, tra noi e la Casa delle Libertà, sembra esserci stata telepatia: il ministro Castelli ha finalmente dato un colpo di reni e, nel ddl del Governo sulla riforma della giustizia, è stato introdotto un maxiemendamento che, se non introduce la separazione delle carriere, quanto meno rende attuale la distinzione delle funzioni tra giudici e PM, peraltro facendo proprie molte delle soluzioni a suo tempo contenute in un ddl del ministro ulivista Flick, e introduce altre importanti norme.
Tra queste quella maggiormente aborrita dalla corporazione dei magistrati, che reintroduce il principio della necessità di un concorso vero e proprio, in luogo delle attuali selezioni per titoli che promuovono sempre tutti salvo boicottare i magistrati scomodi e dissenzienti, per passare di volta in volta a qualifiche superiori.
Si tratta sicuramente di robusti passi avanti, in particolare gli sbarramenti introdotti per il passaggio dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti (superamento di apposito concorso e cambio di distretto), garantiranno che se un giudice vorrà diventare PM, o viceversa, sarà solo per vocazione, per reale interesse a svolgere quelle funzioni, e non per meri comodacci propri – molti PM vogliono spesso, comodamente, diventare giudici nello stesso circondario solo per “riposarsi” – come oggi spesso avviene, o peggio per oscuri disegni di potere intesi a perpetuare il controllo di fatto delle Procure sull’intero sistema giudiziario.
La gerarchizzazione delle Procure sarà forse criticabile, ma se non altro ha il pregio di eliminare, con l’eccessiva autonomia dei singoli sostituti procuratori, quella responsabilità diffusa che di fatto sortisce l’effetto di una totale deresponsabilizzazione: col nuovo sistema sarà il capo a esercitare nel merito i poteri, e ad avere le conseguenti responsabilità, cadendo gli alibi sia per lui che per i singoli sostituti.
Non è ancora la separazione delle carriere, come detto, ma è un robusto passo avanti.
L’opposizione di sinistra, che continua irresponsabilmente a cercare di puntellare i suoi cadenti consensi con l’asse con la magistratura militante, ha stroncato le proposte del Governo, ma restiamo in attesa, sempre meno fiduciosa ormai, che essa proponga qualche alternativa valida, che non sia la conservazione dello status quo alla quale mira la magistratura, sempre pronta a esigere la catarsi morale degli altri e il rinnovamento della politica e della società, ma sempre terrificantemente conservatrice quando si tratta di difendere i propri interessi.
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