E’ davvero incredibile che Nicola Grauso, che fino a poco meno di quattro anni fa aveva una posizione dominante nell’informazione sarda col controllo de L’UNIONE SARDA, di VIDEOLINA e di TCS, media poi tutti ceduti a Sergio Zuncheddu per i motivi ben noti soprattutto a Carlo Piana, Guido Pani e Gian Giacomo Pisotti, oggi, per dire la sua su quello stesso argomento, le incompatibilità parentali dei magistrati, la cui trattazione aveva inciso non poco nell’atteggiamento vessatorio della magistratura nei suoi confronti, debba farsi ospitare da un quotidiano di partito, e di un partito regionale del Nord come la Lega, quale LA PADANIA, che in realtà, a dire il vero, già dal caso Lombardini ha seguito con molta attenzione e anche con una certa obiettività le vicende sarde.
Comprendiamo LA NUOVA SARDEGNA, il cui orientamento è arcinoto, ma non L’UNIONE SARDA, che benché passato dalle mani di un editore puro come Grauso a quelle di un “immobiliarista” (i cattivi direbbero “palazzinaro”) legato sia alla Massoneria che alle cooperative rosse come Sergio Zuncheddu, è pur sempre l’unico quotidiano di Cagliari e, poiché l’informazione prima di essere un diritto è un dovere per chi rivesta un ruolo così importante, dovrebbe, DEVE dare conto di certe vicende, come quella delle incompatibilità dei magistrati sollevata con clamore dal ministro Castelli, sulla quale invece non ha scritto una sola sillaba; e comprendiamo poco anche i politici sardi, i quali, al di là di alcune iniziative estemporanee di Gianfranco Anedda e di Giampaolo Nuvoli, si sono totalmente disinteressati delle problematiche che riguardano il modo in cui a Cagliari la giustizia funziona e viene amministrata, ci fa cadere le braccia che Grauso, per dire la sua, debba ricorrere a un quotidiano il cui “direttore politico” è Umberto Bossi, il Senatur, che come ministro e parlamentare certo rappresenta la nazione, ma è pur sempre nato a Cassano Magnago, Varese, e tendenzialmente qualunque parlamentare sardo dovrebbe occuparsi dei problemi della giustizia cagliaritana più di quanto se ne debba occupare lui.
Insomma, alla fine della fiera, tacendo così clamorosamente su una tematica che è molto sentita dall’opinione pubblica, quanto ci rappresentano la stampa sarda e i parlamentari sardi? Ben poco, a nostro avviso, ed è appena il caso di fare riferimento alle argute considerazioni di un politico di razza come Francesco Cossiga, il quale non manca mai di sottolineare questa crisi di legittimazione della politica sarda.
Sui giornali, purtroppo, ad oggi si può fare ben poco, nessuno ha pensato di estendere agli stessi gli obblighi di completezza e pluralismo nell’informazione che tendenzialmente incombono su tutte le emittenti televisive, non solo sulla RAI, laddove peraltro anche il TG3 regionale di certe cose parla ben poco; si sa che L’UNIONE SARDA, che Antonangelo Liori aveva vivacizzato magari a costo di perdere una manciata di lettori di sinistra che maltolleravano le sue sortite contro Palomba e la dirigenza del PDS, viene oggi acquistata dai cagliaritani solo per leggere i necrologi, ma è quello che i padroni del vapore, in special modo la magistratura, vogliono: visto che con quel quotidiano nessuno ha mai potuto indottrinare gli elettori, come dimostrano gli anni Ottanta in cui l’allora vicedirettore Giorgio Melis cospargeva il giornale a piene mani di propaganda comunista e poi i cagliaritani votavano ugualmente per la DC, almeno si censurino le notizie scomode, non se ne parli, le si confini al novero delle chiacchiere da bar.
Forse, tra poco o molto tempo, nuovi quotidiani faranno la loro comparsa a strappare a L’UNIONE SARDA questo immeritato monopolio, ma per quanto riguarda i politici, i parlamentari, gli elettori hanno la più ovvia ed elementare arma per sanzionare il loro assenteismo quanto a sollevare nella sede opportuna i problemi della giustizia cagliaritana: il voto. Ricordatevi i nomi dei parlamentari che non hanno fatto nulla relativamente al “caso Cagliari” in tema di giustizia, e quando si tornerà a votare, siano essi di destra o di sinistra, e siate voi di destra e di sinistra, non votateli, non contribuite a farli rieleggere, perché l’assenteismo su questa problematica così importanta da sé sola è inadempienza del mandato parlamentare; e non state ad ascoltare le loro chiacchiere, ma attendeteli al varco sui fatti.
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