La tragedia di Londra, che mai era stata colpita al cuore così gravemente dai tempi della Seconda guerra mondiale, e le risposte dei politici, per primo il premier britannico Blair, che insistono sulla “fermezza” senza dare rassicurazioni che non vi saranno più perdite di vite umane, militari e civili, pongono ormai l’imperativo categorico di una immediata riconsiderazione dell’opportunità della presenza occidentale in Iraq.
E’ inutile girarci intorno, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono giunti in armi in Iraq senza l’avallo di risoluzioni dell’ONU, né della NATO, con la contrarietà risoluta di ben tre membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Francia, Russia e Cina – in buona sostanza come una forza di occupazione, e si ha un bel dire che il fine giustificava i mezzi, che vi era da abbattere l’odiosa tirannide di Saddam Hussein, giacché, ragionando su questo terreno, si fa esattamente il gioco di Al Qaeda, per la quale il fine giustifica i mezzi nel contrastare con questo infame terrorismo le forze occidentali che ritiene solamente “crociate”, e che si sente in diritto di alzare il tiro “giustiziando” perfino l’ambasciatore di un paese arabo moderato come l’Egitto, colpevole di dialogare con l’Occidente.
E’ emerso ormai inconfutabilmente che non vi era alcuna legittima ragione di ordine internazionale che giustificasse l’invasione dell’Iraq, paese che, sotto Saddam Hussein, al massimo proteggeva qualche terrorista palestinese che con Al Qaeda non aveva nulla a che fare, come il defunto Abu Abbas, che Bush e Blair hanno spudoratamente mentito sulla presenza in Iraq di armi di distruzioni di massa mai trovate, che è stata proprio l’illegittima invasione dell’Iraq a consentire di trasformare quello sfortunato paese in un “carnaio” per le criminali imprese di Al Zarqawi e a dare alle famose “masse arabe”, molto sensibili ai richiami dell’integralismo – lo si è visto in Iran, paese non arabo ma sciita, che ha eletto presidente un temibile integralista coi voti dei poveri – motivi per giustificare cose che un tempo vedevamo solo nei film, e oggi purtroppo vediamo in diretta, come la strage di Madrid dell’11 marzo 1994 e quella di ieri a Londra.
La lotta al terrorismo dovrà essere condotta senza quartiere e senza dare spazio ad alcuna giustificazione di ordine sociologico e demagogico, perché chi commette simili empietà commette sempre, per dirlo con le parole di Sua Santità Benedetto XVI, “atti antiumani e anticristiani”, ma Bush e Blair, e con loro chi, come il nostro Berlusconi, ne sostiene la politica irachena, devono rendersi conto che tanto più saranno legittimati a condurla in modo convincente, quanto più sapranno mettersi “in pari” sul piano della legittimità della propria azione internazionale, che in Iraq non vi è certo stata.
La storia recente, anche quella delle Brigate Rosse in Italia, dimostra che la condizione fondamentale per sconfiggere il terrorismo, prima ancora della predisposizione di qualsivoglia presidio armato, è il consenso dell’opinione pubblica, in questo caso anche nei paesi arabi, dato che parliamo di un terrorismo che ha una dimensione mondiale; e nessuno, anche nei paesi arabi moderati, si sentirà di fare fronte comune con l’Occidente senza “se” e senza “ma” se permarrà il dubbio che un giorno qualcuno, in nome della “democrazia”, possa invadere i loro paesi solo perché c’è un governo, un regime che non piace.
Bush e Blair riconoscano i loro errori e ritirino le truppe dall’Iraq insieme ai loro alleati: siamo sicuri che allora, iniziando dall’Iraq, si potrà creare, senza che la presenza occidentale costituisca un alibi per nessuno, una coscienza popolare decisamente, e senza ambiguità contraria ad ogni forma di terrorismo, e che con ciò non vi sarà la presa di potere degli amici di Al Zarqawi, anzi gli iracheni percepiranno che questi sanguinari terroristi agiscono innanzi tutto contro di loro, e non solo contro l’Occidente, e sapranno finalmente isolarli.
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