Classe 1949, laureato in giurisprudenza, subito dopo la laurea, con pochi soldi datigli dal padre, intraprende l’avventura nel settore massmediatico fondando, nel 1976, <<Radiolina>>, la primissima radio libera della Sardegna, a cui farà seguito, di lì a poco, la fondazione anche di <<Videolina>>, la prima televisione libera, iniziando l’avventura nell’etere libero ancor prima di Silvio Berlusconi.
Il grande successo di pubblico, e di raccolta pubblicitaria, delle due emittenti consentirà a Nicola Grauso, detto Nichi, di raggiungere ben presto una solidissima posizione economica e finanziaria, tale da collocarlo tra i maggiori imprenditori sardi, quindi l’espansione del suo gruppo nel settore dei media verrà coronata alla fine degli anni ’80 con l’acquisizione dell’unico quotidiano di Cagliari, L’UNIONE SARDA, precedentemente appartenente al Gruppo Rovelli.
Tra il 1994 e il 1995 Grauso, che ha nel frattempo fatto mutare la linea di L’UNIONE SARDA – in precedenza smaccatamente filo-sinistra – oltre a tentare un’espansione televisiva anche nella lontana Polonia, rivoluzionerà il modo di concepire la rete Internet in Italia, imponendo, con VIDEO ON LINE, il concetto dell’accesso ad Internet dal nodo dietro casa, al costo di un solo scatto urbano [VIDEO ON LINE verrà successivamente assorbita da Telecom Italia, che fondendo la società con la sua TOL, farà nascere il nuovo provider TIN, attualmente il maggiore d’Italia].
L’iniziativa che porterà Grauso in rotta di collisione col mondo politico regionale – la Sardegna era allora retta da una giunta di centro-sinistra, presieduta dall’ex magistrato Federico Palomba – fu costituita dall’intento del suo gruppo di acquisire dapprima in affitto, quindi in piena titolarità, la Cartiera di Arbatax, la più grande cartiera italiana, già appartenente al gruppo Burgo e da tempo in grave crisi, con l’intento di coniugare il rilancio della Cartiera col rilancio in Ogliastra della forestazione, da gestire attraverso la storica società MARSILVA. Le intenzioni di Grauso si dovettero scontrare per un verso con l’atteggiamento contraddittorio del centro-sinistra al potere in Regione, laddove ad un’iniziale disponibilità fecero seguito atteggiamenti dilatori e quindi di aperto sabotaggio, per altro verso con l’esistenza anche a livello locale, a Tortolì e in Ogliastra, di un robusto <<partito>> di politicanti e impresari locali contrari, per varie ragioni, alla ripresa della Cartiera.
All’esito di questi svariati sabotaggi, che determinarono il fallimento della società di gestione della Cartiera ARBATAX 2000 e della collegata società di forestazione MARSILVA, Nichi Grauso, affrontato pubblicamente il presidente Palomba durante una conferenza stampa, decise di fondare una nuova formazione politica, cui diede il nome di NUOVO MOVIMENTO, e che si riproponeva espressamente di determinare le condizioni per un mutamento radicale al vertice della Regione Sarda.
Nel novembre 1997, Grauso fu nuovamente alla ribalta, allorché rivelò, in un’intervista al CORRIERE DELLA SERA, di aver materialmente pagato il riscatto per la liberazione di Silvia Melis, recandosi nelle campagne di Esterzili e consegnando a due banditi un miliardo di proprietà di Tito Melis, che questi aveva precedentemente consegnato all’avvocato Antonio Piras, e ulteriori 400 milioni messi da lui. Verrà conseguentemente indagato per favoreggiamento.
Nel frattempo, vi sono sondaggi d’opinione che attribuiscono all’elettorato significative intenzioni di voto per il NUOVO MOVIMENTO in occasione delle venture elezioni regionali, e la consistenza del movimento di Grauso verrà comprovata dalle elezioni comunali di Cagliari, nella primavera del 1998, allorquando la lista raggiungerà quasi l’8 per cento dei voti e conquisterà 4 seggi [su 40] in Consiglio Comunale.
Con singolare meccanismo a orologeria, a poca distanza da questo significativo successo di un movimento politico nuovo di zecca, nel luglio 1998 Nichi Grauso verrà formalmente incriminato dalla Procura di Palermo, unitamente a Luigi Lombardini e all’avvocato Antonio Piras, per il reato di estorsione consumata e tentata; la nuova accusa sarebbe derivata da una sofferta deposizione di Tito Melis, padre di Silvia Melis, che avrebbe accusato Lombardini di averlo incontrato di notte, vicino all’aeroporto di Elmas, allo scopo di imporgli il versamento di un miliardo – oltre a un altro miliardo già consegnato all’avvocato Piras – affinché Silvia fosse liberata. Tale deposizione di Tito Melis, secondo quanto riteneva Luigi Lombardini, sarebbe stata invero in qualche modo <<estorta>> all’ingegnere mediante pressioni provenienti dall’alto.
La notte dell’11 novembre, quando Luigi Lombardini, al termine dell’interrogatorio subito dai magistrati della Procura di Palermo, si uccise, Grauso ebbe parole di fuoco riguardo all’accaduto, accusando apertamente taluni magistrati palermitani, ma anche cagliaritani, di essere degli <<assassini>>.
Dopo questo episodio, e anche a causa del ruolo di aperto antagonismo coi giudici cagliaritani e palermitani assunto, Grauso, in vista delle elezioni regionali, verrà sottoposto a una serie crescente di procedimenti penali tra cui si ricordano, oltre al procedimento per diffamazione per le accuse ai giudici palermitani intentato dal Procuratore Aggiunto di Palermo Vittorio Aliquò: procedimento per il fallimento di Arbatax 2000, pendente presso la Procura di Lanusei; procedimento per pretese intercettazioni abusive di conversazioni, in concorso col giornalista Claudio Cugusi, pendente presso la Procura di Cagliari; procedimento per pretese false fatturazioni, inerenti al contributo intascato da Grauso dalle sue società per la propria attività di imprenditore, pendente presso la Procura di Cagliari.
Ma il procedimento più grave di tutti, seppur non penale, sarà quello inerente al <<commissariamento>> dell’UNIONE SARDA, richiesto dal procuratore capo Carlo Piana e dal sostituto Guido Pani ai sensi dell’art. 2409 del Codice civile, in relazione a pretese <<gravi irregolarità>> nella gestione sociale, ravvisate dai magistrati nello scorporo dalla società editrice dell’UNIONE SARDA delle attività inerenti il centro stampa [poste sotto il controllo della società GENERAL PRESS] e la testata, attribuita alla società GENERAL ASSET. Tale procedimento, avallato dai giudici del Tribunale civile di Cagliari [Gian Giacomo Pisotti, Vincenzo Amato, Ignazio Tamponi] è stato subdolamente portato avanti, con la complicità di almeno alcuni dei commissari giudiziali – commercialisti organici al PDS come Giancarlo Dessì – con l’espediente di indicare, per il ripianamento delle scoperture che si era ritenuto di individuare, la necessità di somme che venivano ogni volta reputate insufficienti e <<gonfiate>> fino a raggiungere la spropositata cifra di 42 miliardi.
Nichi Grauso, per conservare il controllo dell’UNIONE SARDA, dovette associare all’impresa l’imprenditore Sergio Zuncheddu, legato a Berlusconi ma in affari anche con le Cooperative Rosse, e alfine dovette cedere a questi per intero il giornale, unitamente a VIDEOLINA e a RADIOLINA.
Grauso, che sostiene anche con denunce penali l’esistenza di un vero e proprio complotto politico-giudiziario – che sarebbe attestato dall’esistenza di una fitta rete di rapporti di amicizie e cointeressenze tra magistrati e politici di sinistra – per levargli il giornale, è stato nel frattempo eletto al Consiglio Regionale della Sardegna nelle liste del Nuovo Movimento, risultando il consigliere più votato della Regione; ai lavori consiliari ha partecipato poco, ma si è contraddistinto, all’inizio della legislatura, per le sue infuocate denunce circa piccole e grandi disonestà di vari consiglieri regionali del centro-sinistra.
Dopo l’ultimo <<colpo>> mediatico-imprenditoriale, consistito nell’acquisizione di 500.000 domini Internet con suffisso .it, taluni dei quali intestati a magistrati, politici e giornalisti non certo suoi amici, Grauso è tuttora impegnato nel dare battaglia sui fronti politico e giudiziario a coloro che indica come i responsabili delle sue disgrazie: magistrati di sinistra [Piana, Pisotti, Pani] e politici di sinistra [Pinna, Cogodi, ma soprattutto Emanuele Sanna] tutti insieme appassionatamente. Per meglio gestire tale gravoso impegno, si è dimesso da consigliere regionale.
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