10 02 2003 - NEL CUORE DI CAGLIARI UN PALAZZO ESTRANEO

Cagliari, lo sappiamo bene, è sempre stata una città politicamente di centro o di centro-destra, il cui faro illuminante è stata la Democrazia Cristiana, spesso in alleanza coi liberali (quando questi stavano parecchio a destra), e che al massimo ha tollerato, forse anche apprezzato, sindaci socialisti, e che oggi ha sostituito la defunta DC con Forza Italia e con Alleanza Nazionale, partito quest’ultimo che ha direttamente appoggiato il miglior sindaco che la città abbia mai avuto, l’attuale senatore Mariano Delogu, al quale, al di là delle schermaglie per le sue dichiarazioni ai PM di Palermo, nessuno potrà mai disconoscere questo titolo.
Ma se si entra a palazzo di giustizia, anche questo lo sappiamo bene, si disvela una palpabile autonomia, poiché a livello di simpatie politico-associative dei giudici e dei PM che popolano il Palazzaccio, la maggioranza assoluta di essi è schierata con Magistratura “Democratica”, corrente che non si identifica banalmente coi DS, bensì al limite con la sua ala sinistra (detta il “correntone”), coi girotondini, coi no global, coi comunisti puri e duri e con tutto quanto sta a sinistra di ciò, esclusi, lo speriamo, i brigatisti, con una minima presenza dei “rincalzi” di Unità Per la Costituzione, anch’essi comunisti e postcomunisti appena più moderati di Magistratura “Democratica”, e dei cosiddetti “Verdi”, in realtà anch’essi dei rossi con un’accentuata tendenza movimentista; mentre rimane notevolmente minoritaria la corrente di centro-destra, Magistratura Indipendente, che in realtà comprende anche magistrati che non amano Berlusconi e Fini.

E’ una discrasia che, forse, è stata resa possibile dal sistema italiano di selezione del personale di magistratura, che non tiene conto alcuno degli orientamenti del popolo, in nome del quale la giustizia è o dovrebbe essere amministrata, e passa interamente per il metodo del concorso pubblico di estrazione cinese (lo inventarono per selezionare i “Mandarini”), prevalendo quindi la naturale tendenza delle persone della sinistra un minimo istituzionale (ma anche della destra tipo AN) a divenire “servitori dello Stato” anziché darsi a una libera professione; se vi fosse l’elezione popolare, e magari almeno i giudici fossero selezionati tra persone provenienti da altre carriere e professioni e lasciati in servizio a tempo, l’andazzo sarebbe sicuramente diverso.
Il sistema americano, da questo punto di vista, è sicuramente migliore quanto a garantire l’amministrazione della giustizia da parte del popolo: se da un lato il giudice ha poteri molto limitati, e sono le giurie popolari, non solo nei processi da corte d’assise (omicidi, strage e altro) a decidere su colpevolezza o innocenza, dall’altro lato l’Attorney General, il loro procuratore capo, è generalmente eletto dal popolo come in una qualsiasi elezione politica, e dei suoi eventuali errori, o di suoi atteggiamenti poco garantisti o troppo indulgenti, risponde sempre davanti al suo elettorato, ossia il popolo.
Qui a Cagliari, invece, nessuno è garantito.
Se si facesse, nell’urna elettorale, la conta non tra Forza Italia e DS, tra AN e UDR, ma tra chi appoggia e chi non appoggia, o disprezza, l’attuale blocco di potere trasversale politico, giudiziario, imprenditoriale e giornalistico che si è arrogato il diritto di governare la città al di sopra e in spregio delle istanze democraticamente elette, siamo sicuri che questo blocco di potere  ne uscirebbe nettamente sconfitto, perché in realtà nessuno li può vedere, al più li temono, ma questa è un’altra cosa.
Solo che, mentre noi possiamo tranquillamente mandare a casa i politici che riteniamo abbiano tradito il nostro mandato, non leggere più certi giornali che fanno solo disinformazione, boicottare certi imprenditori non comprandogli più uno spillo, non possiamo fare altrettanto coi magistrati, che sono lì e ci restano a vita, salvo improbabili (fin quando anche il ministro Castelli continuerà a dormire) misure disciplinari, non li scegliamo noi, sono loro che più o meno legittimamente, o più o meno arbitrariamente scelgono noi come imputati, o come vittime delle ingiustizie quando sporgiamo denunce che rimangono inascoltate.
E’ evidente che oggi, a Cagliari, chi non fa parte di quel blocco di potere è soverchiato da terribili timori ogni volta che venga a contatto con la giustizia, o anche solo pensi di venirci a contatto, e quindi, anche se in cuor suo lotterebbe con tutte le sue forze contro questi signori, ne è dissuaso dal fatto che tiene famiglia.
La magistratura rossa, di quelli che rossi lo sono sempre stati e di quelli, anche piuttosto di destra, che lo sono diventati per opportunismo, è il vero pilastro del blocco di potere che maltratta la città, e il vero ostacolo alla sua demolizione; fin dal tragico suicidio di Luigi Lombardini, e con tutto ciò che da allora si è detto e saputo su PM e giudici del Palazzaccio, fino alla clamorosa sentenza del 20′ dicembre 2002, pende sulla testa di questa magistratura un voto di sfiducia di fatto, pesante come un macigno ed avvertibile nei discorsi e nei convincimenti espressi in libertà da ognuno, ma il dramma è che non lo si può concretizzare, che quelli continuano a restare dove sono, avendone pieno diritto.
Non ci illudiamo che giunga l’elezione popolare diretta dei magistrati, è difficilmente praticabile e poi è minoritaria, l’ha proposta solo la Lega senza ottenere grande ascolto; siamo in diritto però di chiedere che si indaghi su come, in una città moderata, l’assalto rosso al Palazzo d’Inverno della giustizia possa avere avuto successo, e che si attivino tutte le misure ispettive, disciplinari e paradisciplinari perché, almeno, si verifichi se tutti questi signori abbiano ancora, quanto meno sul piano del rispetto della legge e delle regole deontologiche, la legittimazione ad amministrare giustizia nel nome di noi, popolo bue che non può votarli.