Non c’è che dire, il signor Zuncheddu Sergio da Burcei il mestiere di censore di regime lo sa fare proprio bene, poiché, con L’UNIONE SARDA o meglio con ciò a cui ha ridotto il quotidiano di Cagliari, non ha avuto difficoltà, all’unisono con LA NUOVA SARDEGNA, a passare quasi sotto silenzio la sentenza, e le relative motivazioni, con cui la Corte d’Appello di Cagliari ha di fatto gettato nel cestino, con la fallimentare e scriteriata indagine della Procura distrettuale di Cagliari sui pretesi rapitori di Silvia Melis, anche il parallelo processo palermitano, gestito stancamente da una locale Procura che ha cose ben più importanti e fondate di cui occuparsi.
E’ quasi ovvio e scontato dire che, con questo scempio giudiziario favorito dalla disinvoltura di una sequestrata e di suo padre e dall’incredibile condotta degli inquirenti, magistrati e organi di polizia, si è di fatto cagionata la morte di un magistrato come Luigi Lombardini (si potrà poi disquisire tra omicidio volontario, preterintenzionale, colposo, istigazione o aiuto al suicidio o semplice mobbing, ma la sostanza è questa), si è demolita la credibilità di un imprenditore, Nicola Grauso, che era ammirato da tutti in Sardegna per quanto aveva saputo costruire dal nulla, mettendocisi di traverso alle sue iniziative politiche non proprio favorevoli alle nomenklature di sinistra ma anche di destra, si sono determinati tanti, indefiniti “effetti collaterali” in danno di magistrati, avvocati, semplici cittadini.
Dinanzi alla stroncatura di questo indegno intrigo, sancito da un alto organo giudiziario della Repubblica, vi era il dovere morale, da parte di chiunque conservasse un briciolo di coscienza civile, di aprire un serio dibattito, e, soprattutto, di adoperarsi per una severa ed intransigente opera di ricostruzione della verità vera e di ricerca e punizione dei colpevoli dell’assemblamento di questo infame castello di bugie, roba che veramente, se Saddam Hussein se ne fosse mai interessato, avrebbe provato raccapriccio perfino lui.
E invece niente, tutti zitti! Zitti i giornali cortigiani di cui sopra, zitti i magistrati che furono vicini a Luigi Lombardini, zitti i politici che a suo tempo pur si interrogarono sul “caso Lombardini” (vero, onorevole Anedda?), zitti gli avvocati, laddove i più coraggiosi si limitano a borbottare un “che figura”, pensando alle facce funeree di Mura e Ganassi il giorno della sentenza.
Temiamo sempre di più che l’abbruttimento della società civile e delle coscienze civili, a cui questa città è stata condotta da certa magistratura, da certa classe politica, da certa Massoneria, stia divenendo irreversibile, e che ormai la coscienza critica sia confinata nelle aree di gente che è lontanissima da costoro come da noi, vale a dire i soliti estremisti di sinistra, i soliti anarchici, i soliti No Global, che devono comunque muoversi sul filo del rasoio date le accuse belle pronte di contiguità con un terrorismo che ultimamente non si è fatto più sentire in Sardegna e che comunque ci convinceva e ci convince poco. Oggi, chi ben conosca certi politicanti dei DS e sia portato a individuare nel “comunismo” il male che ha distrutto Cagliari e la Sardegna, non si illuda di poter trovare più trasparenza, salvo ovviamente singoli benemeriti, in Forza Italia o in AN, e viceversa chi crede che i partiti di centrodestra siano la sentina di ogni malaffare e crede di trovare in questa sinistra la soluzione alla propria sete di moralità e di giustizia.
Dietro le porcherie del “caso Melis” e del “caso Lombardini” si nascondono vicende squallide che sono la chiave di volta per comprendere la lotta di potere, denunciata solo da poche voci coraggiose come un tempo quella di Antonangelo Liori, che si è sviluppata a Cagliari e in Sardegna all’ombra dei formalismi delle segreterie di partito, dei magistrati, degli avvocati, dei vari esponenti del Grande Oriente d’Italia; ora, forse non manca molto, queste vicende stanno per essere disvelate al popolo, ed è per questo che Zuncheddu e Liuzzi non vogliono che si sappia niente, perché da ciò potrebbe giungere la spinta propulsiva per un vero cambiamento.
Un cambiamento che porti ad abbattere le logiche di schieramento politico, di corporativismo professionale e di “obbedienza”, per realizzare nuovi movimenti politici, culturali e sociali che, tenendo alta la bandiera della Sardegna e della sardità, di Cagliari e della cagliaritanità, raccolgano tutti gli onesti e i capaci di qualsiasi orientamento politico, dai No Global ai neofascisti, e di qualsiasi appartenenza, dalla Massoneria alle associazioni cattoliche, perché la politica torni veramente ad essere gestita con trasparenza e nell’interesse dei cittadini, senza mediazioni e gruppi di potere occulti che non sono previsti dalla Costituzione o dalle leggi e che nessuno ha mai richiesto di occuparsi dei cazzi suoi.
Ma forse questo non richiede la fatica di fondare nuovi partiti politici: forse delle forze il cui disegno politico, culturale e sociale di fondo corrisponda a questi fini ci sono già. Basta crederci.
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