15 11 2003 - MD CAMBIA REGISTRO … ANCHE A CAGLIARI?

Pare che Magistratura Democratica, la corrente di ispirazione comunista della magistratura associata che in questi anni è stata rea soprattutto di aver tradito le proprie radici sposando, in nome della lotta alla mafia e alla corruzione ma forse più in nome delle carriere e degli encomi solenni a poliziotti amici (vedasi il signor De Gennaro), il più bieco giustizialismo che un tempo era monopolio della destra e di quella di ispirazione fascista in particolare, stia facendo decisamente marcia indietro nel tornare a quella che era la propria ispirazione più tradizionale, ossia lotta per l’affermazione di una magistratura attenta ai diritti civili e, per altro verso, per la salvaguardia dell’integrità e della non contaminazione della magistratura medesima.
MD, i cui più autorevoli rappresentanti sono oggi Claudio Castelli e Giovanni Salvi – ed è un grosso passo avanti rispetto al tempo recente dei Gilardi e dei Viazzi – avrebbe infatti ispirato la recente circolare del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha procurato non pochi mal di pancia a molti altri esponenti della magistratura associata, che prescrive che i pubblici ministeri che siano tramutati a funzioni giudicanti nella stessa sede incomincino dal settore civile, al fine di evitare intuibili ragioni di inopportunità, leggasi il fatto che un Pm che, fino all’altro ieri, faceva parte dell’ufficio inquirente si trovi poi poco dopo, da giudice, a giudicare l’operato di un ufficio da cui è appena uscito, o peggio, specie nei tribunali medio-piccoli, che paralizzi l’operatività dell’ufficio giudiziario dovendosi continuamente astenere sui processi scaturiti da inchieste da lui varate.

E sembra che MD non abbia intenzione di fermarsi qui, atteso che, in controtendenza con ben diversi accenti che abbiamo udito qui a Cagliari, sarebbe in preparazione la stesura di una dura risoluzione sul problema delle incompatibilità parentali, soprattutto tra magistrati ed avvocati, che verrebbe in parte incontro sul punto alle rigide posizioni del ministro Castelli, e che parimenti il C.S.M. si appresterebbe a recepire col voto favorevole di tutti i consiglieri di nomina politica e della corrente maggioritaria di Unità per la Costituzione.
Forse ci eravamo sbagliati, forse abbiamo generalizzato troppo, nei nostri giudizi passati fin troppo noti, quanto al modo di essere di MD?
Può essere, nessuno è perfetto, e non può che farci piacere che questa corrente della magistratura associata, che sicuramente ha grandi colpe ma anche enormi meriti storici, abbia conservato in sé, anche nei recenti tempi cupi, gli anticorpi necessari per non perdere di vista la propria ragion d’essere, nella misura in cui si rende sempre necessario tutelare la rispettabilità e l’immagine della magistratura dinanzi agli utenti della giustizia e al popolo sovrano.
Certo, sarebbe anche il tempo che il ritorno di MD a questi alti principi abbia una coerente applicazione anche nelle realtà locali, specie in quelle, come Cagliari, dove questa corrente, per ragioni più ascrivibili a conflitti personali – leggasi la militanza di Luigi Lombardini e Francesco Pintus dalla parte avversa – che alla politica, è andata incontro ai difetti classici della crisi di crescita, con capi un tempo cristallini e di esempio per tutti che si adagiavano sulla più bieca gestione del potere fatta di occupazione a tappeto di tutti gli uffici giudiziari e di controllo militare su ogni respiro del Palazzaccio, e con la crescita del numero degli aderenti spesso realizzatasi con l’adesione di personaggi che con gli ideali tradizionali di MD non hanno nulla in comune, ma sono addivenuti a condividere solo obiettivi di potere.
Non crediamo che magistrati come Fiorella Pilato e gli stessi Mauro Mura e Gian Giacomo Pisotti, che in MD sono da sempre e vi aderiscono per convinzione, non per secondi fini, siano in fondo tanto soddisfatti della situazione, la realtà dei fatti è che si sono avallate, per mere ragioni di appartenenza, le condotte spesso illecite di personaggi spregiudicati, ci si è calati in una dimensione di guerra globale totale che ha sortito l’effetto di disperdere immense e valide risorse valorizzabili per il miglior funzionamento degli uffici giudiziari a favore della promozione di personaggi mediocri, inetti e talora in mala fede per mere ragioni di appartenenza.
Tutto ciò è quanto di più contrario possa esserci alla mentalità, al modo di agire del buon magistrato, che deve pensare in primo luogo alla tutela e alla salvaguardia della magistratura nel suo insieme, come professionalità complessiva da rafforzare e valorizzare al meglio, indipendentemente da stupide logiche di parte.
Gli appartenenti a MD di Cagliari, almeno quelli che “ci credono”, per dirla con gli Ultras, e non quelli che stanno lì per meri motivi di potere o di cointeressenze con partiti politici, devono attentamente riflettere; la stagione dei veleni, a Cagliari, ha cagionato molti danni irreparabili e irreversibili, ma qualcosa si può ancora recuperare, almeno a livello di immagine, dato che, c’è poco da fare, i bei tempi di Mani Pulite e dell’antimafia vera (non quella dei professionisti dell’antimafia) sono trapassati, e una larga fetta dell’opinione pubblica vede la magistratura come un corpo di mestieranti interessati solo a conservare dei privilegi, e neanche molto più onesto della media dei cittadini.