17 01 2003 - MATTEO BOE, CHI ERA COSTUI?

Non diventerà certo, come abbiamo beffardamente supposto nella nostra ultima vignetta, il procuratore capo di Cagliari, dato che peraltro il dottor Piana sta abbarbicato al suo posto come una patella allo scoglio, ma certo il signor Matteo Boe da Lula è un personaggio molto singolare, che rimane al centro di alcuni dei più grandi misteri degli ultimi tempi, come il sequestro di Farouk Kassam.
Dopo questo misfatto, ove per liberare il piccolo Farouk girarono, a quanto pare, ben cinque miliardi di lire di cui solo due furono pagati a titolo di riscatto e gli altri presero strade incontrollabili (non aiutano le ricostruzioni celebrative, su Mesina e su sé stesso, del giornalista, che dicono agente del SISDE, Pino Scaccia), Matteo Boe, bandito piuttosto colto e intelligente, prese la via della Corsica, dove gironzolò a lungo con la compagna Laura Manfredi, donna intelligente e determinata quanto lui, apparentemente indisturbato, certamente sotto la protezione dei terribili indipendentisti corsi, i cui legami organici col banditismo barbaricino sono risaputi, e sotto l’occhiuta vigilanza dello SDECE, il temibile servizio segreto francese che intervenne pesantemente sulle nostre autorità per la liberazione di Farouk, turbando i sonni dell’allora Presidente Cossiga, che pensò bene di chiedere il “sonnifero” a Luigi Lombardini.

Andò a finire che Matteo Boe fu arrestato proprio in Corsica, e che incredibilmente, nella borsa che aveva con se, furono trovate delle foto che lo ritraevano, sorridente, davanti alla grotta che gli investigatori avevano da tempo accertato essere stata la prigione di Farouk, quasi a mettere definitivamente la firma sulla propria colpevolezza; un comportamento ben strano che, alla fine della fiera, puzza lontano un miglio di costituzione concordata.
Infatti il bel Matteo aveva una potente moneta di scambio con lo Stato, in particolare con l’autorità giudiziaria, rappresentata dalla sua conoscenza del pagamento del riscatto da parte dello Stato, e anche dell’identità del funzionario di polizia che si presentò agitato con un borsone pieno di denaro forse proveniente dai fondi del SISDE, comunque denaro statale, circostanza di cui – sul solco delle rabbiose propalazioni di Graziano Mesina – si è sempre detto che il PM Mauro Mura, e con lui, è da ritenersi, anche l’allora procuratore capo Franco Melis, fossero perfettamente al corrente; ovviamente, chi aveva da temere non voleva assolutamente che queste circostanze venissero alla luce, e Matteo Boe lo sapeva bene, per cui ottenne un trattamento di particolare favore: ammissione a un rito abbreviato in cui fu condannato “solo” a venti anni di reclusione, per un sequestro truculento in cui al povero Farouk fu maciullato un orecchio, e scarso zelo in ordine al sequestro dei beni, in gran parte provento di riscatti, laddove quando venne fuori un giudice, Alessandro Norfo, che voleva veramente sequestrare quei beni, si scatenò, pare, il complotto degli indipendentisti corsi per ucciderlo.
Boe, ovviamente, non disse nulla sui particolari del riscatto e del suo pagamento, e ancora se la ride di come lo Stato è stato accondiscendente nei suoi confronti, anche perché non è detto che lo stare in galera, sotto una certa protezione, non sia stata a un certo punto per lui l’assicurazione sulla vita, dato che i servizi segreti francesi, col dente avvelenato per il sequestro di Farouk e con chiunque, come Boe, abbia a che fare con quelle canaglie degli indipendentisti corsi, anche se non si parla molto di loro – dato che l’immaginario collettivo è rapito, quanto ai servizi segreti, dall’epopea di James Bond, al massimo dal Mossad israeliano – non vanno molto per il sottile quanto a metodi, come dimostra, forse, la vicenda dei sette marinai sgozzati trovati a bordo del “Lucina”, un po’ di anni fa, al largo del porto di Algeri.
Tra parentesi, sul solco delle dichiarazioni del PM Mario Marchetti, preoccupato in tema di terrorismo circa certe “vecchie esperienze” che potrebbero ripetersi, non ci si può dimenticare delle sinergie già emerse in passato tra gli indipendentisti corsi e il banditismo della Anonima Gallurese, coi “pentiti” Balia e Contini ambedue poi fatti fuori in Corsica; è giusto preoccuparsi, dottor Marchetti, ma non possiamo dimenticarci del fatto inquietante che la macchina giudiziaria si è brutalmente incagliata per anni sul sequestro dei beni di un protetto delle canaglie corse come Matteo Boe, laddove un giudice che invece voleva tale sequestro ha rischiato la pelle.