Nel 1991, concludendo un’inchiesta iniziata molto prima della costituzione della Direzione Distrettuale Antimafia, avvenuta in quell’anno, Mario Marchetti si consacrò come il PM antidroga per eccellenza, sgominando, in stretta collaborazione col vicecapo della Squadra Mobile della Questura di Cagliari, Maria Rosaria Maiorino, quella che era nota come la <<banda di Is Mirrionis>>, un’agguerrita e ben organizzata banda di oltre trenta elementi, operante nel suddetto quartiere cagliaritano, all’interno della quale da ultimo divampava uno scontro per il controllo degli affari e del territorio che aveva portato ad alcuni omicidi e a numerosi attentati dinamitardi.
Sulla scia di quanto già fatto in tema di sequestri da Luigi Lombardini, avvalendosi della nuova normativa prevista dalla legge Jervolino – Vassalli del 1990 in tema di collaboratori di giustizia, Marchetti rivoluzionò le indagini in tema di traffico di stupefacenti avvalendosi, in maniera massiccia, dei <<pentiti>>, elementi appartenenti a bande criminali poi dissociatisene che forniscono agli inquirenti la propria disponibilità a collaborare, quali fondamentali fonti di prova.
I primissimi <<pentiti>> di droga, tuttora copiosamente utilizzati in molti processi, furono quelli della <<banda di Is Mirrionis>>: in particolare Elio Melis, Francesco Cardia, Maurizio Cossu, Walter Cabras [trafficante asseminese collegato alla <<banda>>].
Seppure possa aver fatto conseguire alla giustizia significativi risultati, tuttavia, la disinvolta gestione dei <<pentiti>> operata da Marchetti ha portato a numerose degenerazioni.
Innanzitutto, le concrete modalità di gestione dei <<pentiti>>: costoro, gestiti dal solo pubblico ministero – non dal GIP o da altri organi autonomi – e affidati per la difesa a pochi avvocati, sempre i soliti [l’avvocato cagliaritano Sulis e il defunto avvocato oristanese Murru, su tutti] possono benissimo essere <<manipolati>> affinché rendano dichiarazioni, anche se false, concordanti tra loro, onde sfruttare l’assunto giurisprudenziale secondo cui due dichiarazioni concordi di persone imputate di reato connesso formerebbero piena prova.
E’ ovvio che con ciò ci sono poche garanzie per i cittadini: CHIUNQUE POTREBBE ESSERE ACCUSATO DI TRAFFICO DI DROGA, ed è emblematica la vicenda relativa agli ex collaboratori di giustizia Santona e Dessì, i quali, secondo quanto da essi confessato in una conversazione videoregistrata con Nichi Grauso, sarebbero stati invano indotti da Marchetti a rendere dichiarazioni che accusassero lo stesso Grauso di avere le <<mani in pasta>> in un traffico di cocaina, nonché, in generale, le stupefacenti vicende processuali di tanti comuni cittadini, sbattuti in galera e condannati sulla parola di due <<pentiti>> senza che sia stato trovato un solo grammo di droga in loro possesso.
La seconda, forse ancora più grave, degenerazione è data dal fatto che molti di questi <<pentiti>>, dopo le loro confessioni, sovente tornano a delinquere e a trafficare droga, e NON POSSONO ESSERE PUNITI, poiché, stranamente, le potenziali indagini tendenti a smascherare i loro crimini vengono portate avanti con scarso entusiasmo dalle forze dell’ordine, per motivi che si ignorano [attenendoci alla regola, che tentiamo di seguire, di non riferire voci di corridoio: in realtà, stando a queste, ci sarebbero ben chiari motivi ….].
Lo dimostra la vicenda di Franco Cappai, trafficante quartese divenuto collaboratore di giustizia, a carico del quale numerosi rapporti della Guardia di Finanza ipotizzavano il coinvolgimento in un vasto traffico di cocaina, esercitato dopo il <<pentimento>>, nell’ambito del quale il Cappai, tra l’altro, compiva numerosi e frequenti viaggi tra Cagliari e Milano.
Un certo intendimento di proteggere a tutti i costi i <<pentiti>> e di consentirne ampi sconfinamenti al di là del lecito non può non ricollegarsi, tra l’altro, a talune iniziative giudiziarie nei confronti di esponenti della Guardia di Finanza, ed emblematica è la vicenda processuale del tenente colonnello della Guardia di Finanza Roberto Vernesoni, che a suo tempo si occupò anche delle indagini sul sequestro di Silvia Melis: divenuto, secondo voci raccolte negli ambienti della stessa Guardia di Finanza e in ambienti malavitosi, <<scomodo>> non si sa per quali motivi, se per sgradite scoperte nell’ambito delle indagini sul sequestro Melis o per alcuni sgraditi arresti effettuati a Villacidro, l’ufficiale è stato accusato, sulla base delle dichiarazioni dei soliti due <<pentiti>>, di essersi appropriato di due chili di cocaina provenienti da un carico in sequestro, laddove, a quanto pare, in realtà la droga doveva essere data a un confidente che doveva agire come agente provocatore.
Siamo, insomma, dinanzi a una situazione molto pericolosa per lo Stato di diritto, per l’incolumità penale dei cittadini onesti, che deve far riflettere sul perché a un Pubblico Ministero, a un solo Pubblico Ministero, sia stato per anni, per quasi un decennio, concesso un potere così enorme, senza alcun controllo, e che spinge a formulare l’auspicio che in futuro, anche grazie alle recenti innovazioni legislative, la gestione dei <<pentiti>> divenga finalmente qualcosa di più controllabile e trasparente, non più il pericoloso strumento che è attualmente.
| Pagina statica (salvata dal sito originale) |
| Pagina salvata in remoto su web.archive.org |