Avremmo voluto parlarvi anche stavolta del caso Melis, di quello che verosimilmente pensa Silvia riguardo al ruolo di Lombardini, della cattiva coscienza di suo padre Tito, di franchi svizzeri e di Massoneria deviata; ma ci sarà tempo, non possiamo essere monotematici, dato che i casi e le storie di malagiustizia sono tantissimi, purtroppo non si riducono solo a quella sciagurata indagine giudiziaria che, parrebbe per proteggere alcuni magistrati in malafede, ha cagionato la morte di Lombardini e devastato (ma solo per i creduloni) la reputazione di Nicola Grauso e dell’avvocato Antonio Piras, anche lui massone, ma regolare e sicuramente pulito.
Vogliamo invece parlarvi di una storia per commentare la quale non ci vogliono molte parole, poiché possiamo direttamente passare a riportarvi integralmente (con le dovute cautele) la e-mail struggente che una nostra visitatrice ci ha spedito qualche giorno fa, uno scritto che ci ha al tempo stesso commossi e indignati:
Allo Staff di Mala Iustitia Caralitana
Ho deciso di dare maggiori informazioni riguardo al mio caso. Mi chiamo …… ….. e sono nata a Ca…… il ../../1980, ivi residente in via ………………..
Dalla relazione con ……… …….., è nata l’………… “nostra” figlia ……….
Premetto che dal sesto mese di gravidanza fino al ……….., io ero ricoverata nel reparto psichiatrico dell’ospedale SS. Trinità in Via Is Mirrionis a Cagliari, dove dopo la gravidanza venni sottoposta alla “bellezza” di 22 elettroshock. Dal comune vennero in ospedale e mi fecero firmare i fogli di riconoscimento della bambina che automaticamente prese il mio cognome. Alle mie richieste di legittimazione anche da parte del padre della bambina, mia madre, …… …, si opponeva senza neppure darmi qualche gettone per poter telefonare il mio compagno per avvisarlo dell’evento della nascita. Intanto la bimba stava nel nido dell’ospedale e dopo circa un mese, con decreto del Tribunale dei Minori venne collocata in una “casa famiglia”, sita in … ……. ……. a Cagliari e gestita dalla signora ……. …….. Tutto ciò avvenne perchè mio padre, “pseudo avvocato” …… ….. alla richiesta di colloquio del primario del nido non si presentò volontariamente perchè non se la sentiva di prendere in casa la nipote in quanto voleva la garanzia che la bambina le fosse affidata legalmente dal tribunale dei Minori, in modo che io perdessi ogni diritto sulla custodia di mia figlia. Il Tribunale stabilì che per tre volte alla settimana potevo vedere mia figlia recandomi nella casa famiglia. Dopo un tot di tempo questi permessi mi vennero tolti infatti non vedo più mia figlia da quando aveva sei mesi. E venne così aperta un indagine da parte del Tribunale nei confronti del mio nucleo familiare. E qui viene il “bello”, i servizi sociali di Ca……, nell’entità di queste fattispecie delle psicologhe, fornirono una relazione sulla mia famiglia ai giudici, basandosi sulle dichiarazioni dei miei genitori e senza neppure avermi fatto una domanda perchè a dir loro potevo usufruire di quei 45 minuti di “ipotetico colloquio” come meglio credevo esortandomi a disegnare su dei fogli di carta, se ciò mi avesse fatto piacere. Il Tribunale in base alla relazione ricevuta decise di procedere con lo stato di adottabilità nei confronti di mia figlia dando chiaramente possibilità a ogni singolo elemento della mia famiglia di essere rappresentato da un avvocato. Io insieme al mio compagno decidemmo di chiedere di essere rappresentati dall avv ….. …….. …… che ci disse di non preoccuparci perchè ci avrebbe rappresentato all’udienza. Il mio sbaglio è stato la scelta, poichè questa fantomatica donna è un’amica di famiglia e compagna di studi in gurisprudenza di mio padre. Presentatosi il momento dell’udienza rimasi colpita perchè invece di essere seduta accanto a me e al mio compagno, la vedevo affiancata a mia madre e le suggeriva ciò che avrebbe dovuto dire, e la sentivo che nei suoi discorsi metteva in cattiva luce il mio compagno. Mi alzai in piedi davanti alla giuria ed esclamai: “Scusate ma vorrei fare una domanda alla dottoressa ……? Ma lei signora …… chi rapprenta me ed il mio compagno o i miei genitori? ” Un giudice esclamò: “Signora …… risponda alla domanda della ragazza!” E la …… disse:”Io rappresento i nonni della bambina!” Quindi io ed il mio compagno ci ritrovammo senza difesa ma poichè l’udienza venne rinviata io “fatta figlia d’avvocato” dovetti andare dai vigili urbani della mia città per fornirmi di un certificato di povertà per accedere al gratuito patrocinio, vi venne assegnato un avvocato d’ufficio, ….. …… …….., anche se il ricorso contro lo stato di adottabilità mi venne rifiutato perchè secondo i loro calcoli matemetici non l’avevo presentato entro i 30 giorni. Intanto il mio compagno a sua volta si fece rappresentare da un avvocato, ……. ……, ma il …………. mia figlia, ……… ….., venne dichiarata adottabile. La dottoressa Corradini mi ha ritenuto come una ragazza psicolabile non in grado di intendere e di volere e di conseguenza non in grado di potermi occupare della mia bambina. la Signora …… ha deciso per l’adozione. Hanno motivato la loro decisione sostenendo lo stato di abbandono della bambina da parte mia e della mia famiglia senza neppure valutare le cause di forza maggiore. Non digerisco il fatto che mia figlia sia stata data in adozione ma mi auguro che almeno cresca serena e felice. Ma ciò che non sopporto è che io sia stata considerata incapace di intendere e di volere. Molto spesso in questa società si tende ad etichettare ogni singola persona per gli atteggiamenti che assume senza valutarla per ciò che in realtà. Ed io ammetto di avere avuto nella mia esistenza dei periodi buii poichè molto spesso a partire dalla mia famiglia mi sono sentita esclusa, emarginata in quanto molti vogliono farmi credere che sono pazza. Ma io sono consapevole di non esserlo forse il mio difetto più grande è quello di dire sempre la verità in una società dove l’ipocrisia e il falso perbenismo sono all’ordine del giorno. I miei genitori non sono stati in grado di aiutarmi perché per loro questa bambina rappresentava la vergogna in quanto non hanno mai accettato il fatto che mi fossi legata ad uomo maturo. Penso di avere segnalato il mio caso di malaiustizia. Se nell’esposizione del mio caso ho tralasciato qualcosa oppure non sono stata chiara potete contattarmi. Se ritenete ciò che ho raccontato utile per il vostro sito do piena autorizzazione affinchè venga pubblicato prendedomi le responsabilità di tutto ciò che è stato scritto nomi e cognomi!
Vi porgo i miei cordiali saluti
…… …..
Abbiamo omesso tutti i nomi, più che altro, a tutela della giovane che ci ha scritto la lettera, ma in tutta fede siamo convinti che la storia che lei racconta sia vera, ci aveva autorizzato a pubblicare il tutto con nomi e cognomi, ma a noi tocca essere cauti e non possiamo divulgare neppure il suo nome personale.
Che dire? Una storia davvero raccapricciante dalla quale vengono fuori almeno tre ordini di guasti cancerogeni per la giustizia.
Il primo è la tendenza di molti avvocati a non essere, come la deontologia professionale imporrebbe loro, incondizionatamente al servizio dei propri clienti, bensì ad essere sempre pronti a “venderseli” qualora ciò sia funzionale a più ampi interessi di natura parentale, amicale o di qualsivoglia altra natura: uno schifoso modo di svolgere la professione legale, meritevole di espulsione dagli albi professionali e forse anche della galera, e una vicissitudine in cui non incappano necessariamente i poveri e gli indifesi, le parti deboli, ma possono incappare anche i clienti ricchi e famosi, i cui legali spesso, prima di difenderli fino in fondo, qualche calcoletto, con un occhio alla Procura e l’altro alla cassa, se lo fanno (chi ha orecchie per intendere, intenda!).
Il secondo è che, recepita dall’ineffabile dottoressa Corradini, pare essere diventato un vizio di certa magistratura cagliaritana quello, il cui brevetto appartenne a un certo Leonid Breznev, dittatore sovietico dal 1964 al 1982, di trovare una facile via di uscita alla risoluzione di scomode problematiche, come nel caso di specie quella dell’autrice della lettera di cui sopra, a cui carico non c’era proprio NIENTE per levarle la bambina, nel far passare per pazza la persona, poco arrendevole, che rappresenta l’ostacolo: infatti, la nostra amica è in buona compagnia, poiché il dott. Giampaolo Porcu, nientemeno che un ex presidente dell’ordine dei commercialisti, ha subito analogo trattamento, con richiesta di effettuazione di una perizia psichiatrica (la trovata, del PM Paolo De Angelis, è stata accolta dal giudice Massimo Poddighe, quello che anni addietro processò vanamente Sandro Marilotti dopodiché scappò per qualche anno a Oristano), per verificare se le innumerevoli proteste contro l’attuale Presidente della Provincia Sandro Balletto, relative al suo operato quando era a sua volta Presidente dell’Ordine dei Commercialisti, fossero motivate da legittime proteste o da una turba psichiatrica detta querulomania; e prima ancora, periodicamente, lo spettro dell’infermità mentale, più presunta, falsa e strumentale che vera, è stata agitata come minaccia di stampo estorsivo, per costringerli al trasferimento o alle dimissioni, nei confronti di vari giudici rei di non essere allineati al potere dominante nel Palazzaccio di Piazza Repubblica.
Il terzo è che, considerato che dietro a questa brutta storia stanno anche i frequenti pateracchi tra avvocati, ci chiediamo quanto possano avere inciso nella formulazione, da parte della dottoressa Grazia Corradini, dei suoi giudizi come sempre sereni, equilibrati e soprattutto umani (si ricordi sempre di Roberta Liscia, dottoressa Corradini …), le circostanze per cui essa stessa è coniuge di un avvocato, tale Giuseppe Pisano; può darsi che in questo caso non ci sia alcun legame, tuttavia queste vicende ci fanno render conto di quanto siano potenzialmente inopportune le liaisons coniugali e parentali tra giudici e avvocati, considerato che stranamente la decisione della Corradini ha coinciso coi voleri dei crudeli genitori della sfortunata ragazza, di quanto sia il caso che l’art. 18 dell’Ordinamento Giudiziario venga applicato non all’acqua di rose, ma rigidamente (e se ciò importerà il trasferimento coatto di una decina o di una ventina di magistrati, ben venga … pazienza se ne arriva qualcuno di fuori, che se ne frega di chi comanda a Cagliari) e che il Consiglio Superiore della Magistratura la smetta di violare sistematicamente la legge col costruirne un’interpretazione strumentale ai comodacci degli stessi magistrati, non certo alla corretta amministrazione della giustizia.
Questo è quanto. Quanto alla dottoressa Corradini, che da quando presiede il Tribunale dei Minorenni ha provocato l’intasamento della nostra casella di posta elettronica con segnalazioni di decisioni dubbie e/o ingiuste e/o scandalose, non siamo per nulla meravigliati, perché sapevamo bene che è stata promossa al posto in cui si trova quale ricompensa per aver firmato l’esposto al C.S.M. contro L’UNIONE SARDA, quando questa era diretta da Antonangelo Liori e, guarda caso, pubblicava l’elenco completo dei magistrati incompatibili tra cui la stessa leonina dottoressa, per essersi recata alle riunioni di Magistratura Indipendente a sostenere le posizioni di quelli di Magistratura Democratica, per aver gestito come ha gestito il processo di Nuoro per il sequestro Checchi, e che, anche se per anni è stata alla sezione minori della Corte d’Appello (ma esperienza non sempre coincide con certe doti) è stata messa lì soprattutto perché doveva essere premiata con una poltrona e non certo perché possedesse le doti di sensibilità e di umanità così indispensabili per ricoprire un così delicato incarico (al confronto, rimpiangiamo di gran lunga Federico Palomba, pessimo politico ma buon giudice minorile).
Non è neanche colpa sua, dottoressa Corradini, se poi succedono queste cose. Anche se lei non si è certo tirata indietro quanto ad accettare l’alto incarico – e ci mancherebbe, l’umiltà non alberga certo nella mentalità dei magistrati – la colpa è tutta del C.S.M., che ha procurato col suo modo di operare più danni alla giustizia italiana di quanti ne abbiano fatti a Cagliari i bombardamenti della seconda guerra mondiale; e purtroppo, in questo benedetto paese, i magistrati non sono elettivi, stanno lì per quanto tempo vogliono.
Vabbeh, il tempo comunque e galantuomo, e visto che temiamo ne passerà tanto per la sua andata in pensione o per il suo trasferimento in un posto più innocuo, dottoressa Corradini, nel frattempo, se le avanza tempo dalle sue riunioni con quelli di Magistratura Democratica o col dottor Piana, pensi alle tante persone rese infelici, talora fino al suicidio, dai suoi provvedimenti, e rifletta. Un po’ di umiltà non fa male neppure ai magistrati, anzi è molto salutare. E già che c’è ci spieghi perché un valido giudice come il dottor Sergio De Nicola, che al Tribunale dei Minorenni ci stava da papa fin quando c’era il buon Gianluigi Ferrero, da quando c’è lei ha pensato bene di trasferirsi a Caltanissetta.
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