11 05 2004 - MAGISTRATURA: L’ACCENTRAMENTO E’ UN RISCHIO

Tra i punti cardine della riforma dell’ordinamento giudiziario promossa dal ministro Castelli, tra la contrarietà estrema dell’opposizione e le nuove minacce di sciopero dei magistrati, vi è anche un vero e proprio ritorno a passato, ossia il ritorno nelle Procure del principio di gerarchia, sicché a differenza del sistema attuale, ove i singoli sostituti procuratori che seguono le varie inchieste godono, di massima, di ampia autonomia, non si muoverà foglia che non voglia il procuratore capo, che assumerà piena rappresentanza e responsabilità dell’ufficio di Procura.
Sappiamo quali sono le preoccupazioni, peraltro non assenti neppure in una parte della magistratura e talora nello stesso CSM, che hanno indotto Castelli a propugnare questa vera e propria controriforma: troppi sostituti procuratori, spesso inesperti, più spesso vogliosi di protagonismo, in passato, hanno spadroneggiato incontrollati nella conduzione di inchieste “pesanti” con enorme impatto sulla politica, sull’economia, sulla società civile e sull’opinione pubblica, che non di rado si sono rivelate manifestamente infondate o condotte con metodi discutibili, a volte ai limiti della legalità. Concentrando le responsabilità nella persona del “capo”, si pensa, ognuno sarà richiamato a un maggior senso di ponderazione oltre a trarre tesoro da consigli e insegnamenti di chi ha più esperienza.

Peccato che questo modello organizzativo sia in palese e manifesto contrasto con una visione della magistratura conforme al dettato costituzionale, atteso che la Carta fondamentale, con l’accordare ai magistrati la garanzia dell’indipendenza che è il presupposto del dovere di imparzialità, ha inteso disegnare la magistratura stessa non come un blocco compatto e gerarchizzato, con catena di comando simile a quella di un qualsiasi ufficio pubblico o addirittura di un corpo militare, bensì come un “potere diffuso”, in cui sia l’autonomia, il più possibile ampia e garantita, dei giudici e anche dei vari rappresentanti della pubblica accusa a garantire che la magistratura non diventi un corpo separato, un “potere forte” incontrollabile e incontrollato, ma sia e rimanga una pluralità di altissimi funzionari dello Stato che controllino l’uno con l’altro il proprio operato, senza soverchie gerarchie e avendo per solo vertice un organismo, quale il CSM, in parte eletto da essi stessi e in parte espressione della sovranità popolare.
Vero è che la maggioranza garantita ai magistrati all’interno del CSM e il rafforzarsi nella magistratura di un diffuso sentimento corporativistico, ingenerato da critiche e attacchi provenienti da rappresentanti politici spesso più che legittimi, ma talora ingiustificati ed eccessivi, hanno determinato una situazione anch’essa poco conforme alla Costituzione, per cui i “giochi”, quanto alla conduzione del sistema giudiziario, si fanno nel contesto degli accordi tra le “correnti” della magistratura associata che a loro volta controllano il CSM, di modo che l’autonomia del singolo magistrato si trova comunque compressa quasi alla stessa stregua dell’iscritto a un partito politico soggetto alla sua disciplina interna, ma quanto meno, per certi valori, esigenze e istanze fondamentali, è tutelata all’interno della “corrente” a cui appartiene.
In ogni caso, col sistema attuale, pur estremamente imperfetto, nessuno potrebbe mai sognarsi, per dire, di organizzare un “golpe” con l’appoggio della magistratura, magari schierata militarmente ad arrestare in flagranza e processare i “ribelli”, ma con la gerarchizzazione, magari estesa dalle Procure agli stessi tribunali, basterebbe a un ministro disinvolto controllare la nomina di non più di trecento magistrati posti ai vertici dell’ordinamento giudiziario, cosa vieppiù facile qualora si interpreti in termini estensivi il potere di “concerto” del ministro sulle nomine, per far fare alla magistratura quello che vuole.
Anche il ministro Castelli, anche la maggioranza, dovrebbero rendersi conto di come sia pernicioso questo sistema, che peraltro sta avanzando in modo strisciante in molte Procure, anche importanti, coi capi che si comportano in modo tirannico inducendo sempre più sostituti procuratori a intasare il CSM con ricorsi per mobbing, pensino solo, quelli della maggioranza, dato che sono convinti, almeno molti di loro, dell’antidemocraticità e del carattere comunista dell’opposizione, se un domani cambiasse appunto la maggioranza e a via Arenula tornasse un ministro comunista, magari meno pacato di Oliviero Diliberto.
Tutto sommato, quindi, meglio il sistema attuale, purché si rafforzino i necessari controlli, perché se a un sostituto procuratore deve essere doverosamente garantita un’ampia sfera di autonomia, deve essere pure assicurato che questi obbedisca solo alla legge e non magari a centri di potere occulti, a istanze di partito, a potentati economici, a sodalizi massonici di altro genere; è da questo punto di vista, ministro Castelli, che dovrebbe darsi da fare e attivare il suo ispettorato, perché è intollerabile che da anni si mormori nei corridoi di certi magistrati che sono massoni (quando il CSM da tempo ha stabilito l’incompatibilità tra appartenenza alla magistratura e adesione a sodalizi massonici) e non si faccia nulla per accertare la verità.