15 04 2004 - MAGISTRATURA E POLITICA: E’ ORA DI FARE CHIAREZZA!

Non ci sorprende che, ora che abbiamo ricominciato con rinnovata intensità a disvelare certe censurabili magagne della magistratura cagliaritana, qualcuno perda il proprio ritegno e lasci sul nostro guestbook messaggi pieni di insulti, ma su certe cose non si può, non si deve, assolutamente tacere.
E’ davvero singolare sapere che il procuratore della repubblica Carlo Piana, mentre da un lato si fa con foga promotore del famigerato procedimento ex art. 2409 Cod. Civ. che di fatto ha determinato l’estromissione di Nicola Grauso da tutte le sue attività editoriali (tralasciando ben più importanti indagini, come quella su Volpe 132 o vere indagini sul sequestro Melis), dall’altro lato collabora più o meno attivamente, quale membro del “Comitato Scientifico”, con un sodalizio quale la “Fondazione Luca Raggio”, indiscutibilmente di carattere politico, dominato dalla testa ai piedi dall’onorevole Andrea Raggio e dai suoi congiunti, nonché da altri dirigenti DS; ciò quando, chi non è abbastanza distratto dovrebbe saperlo, l’onorevole Raggio, oggi vicepresidente della Fondazione Banco di Sardegna, è tra i dirigenti del partito di Piero Fassino quello più legato al giro delle Cooperative rosse e, in termini di alleanze interne, a Emanuele Sanna, colui che svolse (ne abbiamo già ampiamente parlato) un ruolo tanto improprio quanto attivo nel caso Unione Sarda per il suo partito e in evidente sinergia con parte della magistratura, e il cui massimo referente nazionale è proprio quel Massimo D’Alema, tetro e baffuto ex premier, che a quanto pare non esitò a recepire entusiasticamente la “candidatura” di Piana a procuratore capo sostenuta, in contrasto con quella di Lombardini, dai vertici regionali del PDS e a “girarla” direttamente a Magistratura Democratica e a un politicizzato CSM.

Dello stesso “Comitato Scientifico”, come abbiamo pure riferito nell’ultima “news” del 10 aprile, fa parte il presidente del tribunale Antonio Porcella, che ebbe la sua sedia, per grazia ricevuta, proprio grazie al “ribaltone” determinato dallo scavalcamento di Lombardini da parte di Piana, che ambiva a fare proprio il presidente del tribunale, e che, pur non essendovi alcun elemento che provi che abbia esercitato la propria influenza nella decisione del procedimento contro Grauso ex art. 2409 Cod. civ., è comunque da sempre un comunista di ferro, schedato nel 1973 dai servizi segreti che ne denunciavano l’eccessiva contiguità al PCI, ed è quindi legato da soliti vincoli politici e associativi (questi ultimi derivanti dalla comune militanza in Magistratura Democratica) al presidente del collegio che decise quel controverso affare, Gian Giacomo Pisotti, dal canto suo munito di solidi legami parentali col giro pidiessino (il cugino, avvocato Agostinangelo Marras, è sempre stato alto dirigente del PCI/PDS sassarese, nonché ex presidente della Torres calcio) e comunque fortemente legato allo stesso Carlo Piana.
Ancora, di questo “Comitato Scientifico” dei miracoli fanno parte docenti universitari di giurisprudenza, solidamente di colore rosso o cattocomunista (uno di questi fu ispiratore del famoso cartello “spazio deberlusconizzato”, con biscione sbarrato, che apparve nella facoltà di giurisprudenza dopo le elezioni politiche del 1994), coi quali sicuramente ha avuto rapporti un altro giudice del 2409, Vincenzo Amato, a lungo assistente di diritto commerciale presso la facoltà di viale Fra Ignazio a Cagliari, ambiente del resto praticato anche dalla sorella GIP, Daniela Amato, assistente di diritto industriale.
Ma non si può tacere di un’altra presenza molto illustre in questo “Comitato Scientifico” delle meraviglie: Maria Paola Masala, esponente di punta di quel famigerato CdR de L’UNIONE SARDA – nel quale, sappiamo, oggi molti si mordono le mani per essersi ritrovati con Zuncheddu – che ingaggiò una lotta senza quartiere contro Nicola Grauso e Antonangelo Liori, giungendo al punto di emettere un pubblico comunicato di solidarietà al signor Caselli proprio quando Grauso e altri più autorevoli, come l’ex Procuratore Generale Pintus, lo attaccavano per il “caso Lombardini”, non tralasciando di passare, a quanto pare, informazioni riservate al “campo nemico”, ossia a quei magistrati comunisti supernemici di Grauso, con singolare sinergia temporale con l’avvio del procedimento ex art. 2409 Cod. civ..
Ciò dimostra il complotto che Grauso ha sempre denunciato?
Forse non ancora, ma sono coincidenze allarmanti, altamente significative, che il PM di Palermo Marzia Sabella, che frettolosamente ha richiesto l’archiviazione della denuncia di Grauso (con un GIP come il signor Scaduto che addirittura pretende di processarlo per calunnia, ignorando decenni di giurisprudenza della Cassazione), non ha valorizzato, o forse non ha neppure acquisito, come se fosse difficile farlo, non servivano mica i servizi segreti, a noi è bastato cercare con Google, così come si è rigorosamente astenuta dall’acquisire testimonianze di chi sapeva, dall’interno, dei solidi rapporti, forse non solo di vicinanza ideale, tra PCI/PDS e magistrati.
Beninteso, non intendiamo riproporre in alcuna salsa la barbara “caccia alle streghe” contro i comunisti, non abbiamo niente in contrario a che un magistrato simpatizzi per i partiti di sinistra, purché si tratti solo di vicinanza ideale: quando si traduce in sinergia operativa, o anche solo quando vi sia il dubbio che ciò accada, siamo dinanzi al sovvertimento dell’ordine democratico, a un vero Golpe che di fatto abolisce il principio della separazione dei poteri, pone nel nulla l’indipendenza e l’imparzialità della magistratura e squalifica l’immagine di entrambi i poteri, quello politico e quello giudiziario.
Quindi, quanto meno, la Procura di Roma, oggi deputata alle indagini sui magistrati sardi, dovrebbe aprire una nuova inchiesta sulle commistioni tra magistratura e politica (rossa) in Sardegna per appurare se queste abbiano determinato la perpetrazione di atti illeciti, e di quale gravità e qualificazione giuridica, e il Ministro della Giustizia e il Consiglio Superiore della Magistratura dovrebbero porre in essere quell’attività ispettiva più volte promessa o minacciata e mai attuata: non solo con riferimento a quanto emerge dall’esame della compagine sociale della “Fondazione Luca Raggio” ma anche a quelle strane riunioni riservate che si facevano in via Emilia su chi dovesse essere il procuratore capo di Cagliari o su altre vicende poco edificanti di cui per ora non possiamo dirvi molto, come quella di un onorevole comunista che, intendendo scatenare un’inchiesta penale contro un suo avversario (anche lui comunista) ed avendogli Luigi Lombardini risposto “picche”, otterrà puntualmente l’indagine da altro magistrato rosso e amico di dirigenti delle Cooperative rosse e di sindaci comunisti.