Oltre un decennio fa, il Consiglio Superiore della Magistratura aveva posto fine a una lunga diatriba col presidente della Repubblica Francesco Cossiga, molto vicino alla Massoneria, che contestava la decisione di mancata promozione di un giudice, Angelo V., poiché appartenente a una loggia, stabilendo in via definitiva, a chiusura di un decennio aperto dai veleni del piduismo, l’assoluta inconciliabilità dell’appartenenza alla magistratura e della militanza in un sodalizio massonico.
Più recentemente, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sconfessato l’Italia su questa disposizione – e su altre che pongono limitazioni all’accesso e alla carriera dei massoni presso altre pubbliche amministrazioni – stabilendo che esse ledono la libertà di associazione.
Sarà pure come dice la Corte Europea, sicuramente influenzata da paesi (Francia, Inghilterra etc.) in cui i grembiulini, a cui nessun freno è posto dalla forza della Chiesa cattolica che c’è qui in Italia né da una sinistra sempre più ignava, tuttavia è poco ma sicuro che per un magistrato l’appartenenza alla Massoneria, entità associativa che in Italia in generale, e a Cagliari in particolare, aduna il “gotha” della politica, dell’economia e della società civile, soggetti che spesso non è che si curino tanto di non violare la legge, sia un fatto quanto meno inopportuno, suscettibile di rilevare sul terreno disciplinare e della compatibilità ambientale, di più di consentire, con grave menomazione del prestigio dell’ordine giudiziario e quand’anche ciò accada infondatamente, la lettura in chiave fosca di certe cose oggettivamente strane che ricorrentemente avvengono nell’Autorità giudiziaria.
La Massoneria, quella ufficiale del Grande Oriente d’Italia, ma di più quella coperta, spesso connivente con quel che resta della P2, ancora molto attivo, è massicciamente presente nel Palazzaccio cagliaritano, contando su almeno cinque affiliati nella Procura della Repubblica, qualcuno nel Tribunale penale, diversi nel Tribunale civile e nella Corte d’Appello, pochi ma ben concentrati negli uffici speciali. Se poi guardiamo alle correnti associative, se costituiscono scontate conferme la ridotta presenza, per quanto influente, dei “grembiulini” in Magistratura Democratica, e invece quella massiccia in Magistratura Indipendente – corrente che, va ricordato, ebbe gravi connessioni con la loggia P2, quando il suo segretario nazionale ne fu scoperto affiliato – determinata specialmente dalle tradizioni familiari reazionarie, fasciste e monarchiche che ancora albergano in certi magistrati, desterebbe sorprese la conta dei massoni nelle residue correnti associative.
La conoscenza, che tutti hanno ma che nessuno vuole formalizzare nelle sedi opportune, dei nominativi dei magistrati massoni, alcuni reazionari, alcuni almeno apparentemente di sinistra, aiuta notevolmente nel decifrare, in termini lineari che nessuno vuole ammettere, vicende che, lette alla luce degli ordinari criteri di inquadramento della magistratura in schieramenti politicizzati, parrebbero schizofreniche.
I nomi? Non si possono ancora fare ufficialmente, sebbene siano sulla bocca di tutti, ma se per certi versi basterebbe guardare alla bizzarra conduzione e ai bizzarri esiti di certi processi, anche civili, per altro verso sarebbe ora che il clima nuovo instauratosi con l’ascesa al potere di Renato Soru (a cui è stata attribuita la lodevole intenzione di “fare un c… così” a tutti i grembiulini) e col ritorno del pluralismo nell’informazione in Sardegna (e ci viene alla mente l’appartenenza alla destra in odore di piduismo di chi, a metà degli anni Settanta, questo pluralismo cercò di stroncare sul nascere) desse i suoi frutti, non limitati alle pur lodevoli intemerate di Giorgio Melis sulla questione della palazzina dell’UNIONE SARDA.
Questo spazio è aperto, potete pubblicare i commenti che volete e perfino iscrivervi per fare i vostri post da aprire ai commenti altrui: chi, quindi, ne ha abbastanza delle malversazioni e dei soprusi dei “grembiulini”, che non si basano come quelle dei fascisti sul manganello e sull’olio di ricino ma sull’emarginazione lavorativa e sociale e sul mobbing in danno di chi non è dei loro, a indicare pubblicamente gli elementi a loro conoscenza sulla base dei quali si possa confermare, o stabilire, l’appartenenza di un magistrato alla Massoneria: raccomandiamo solamente circostanze verificabili con l’indicazione dei relativi riscontri, per ovvi motivi, dato che i “grembiulini” credono di aver inventato loro la libertà di pensiero nel mondo, ben dopo un certo Gesù, umile falegname di Nazareth, e poi sono i primi a querelare per diffamazione chi scriva cose che a loro non piacciono.
P.S.: Tra gli ospiti, più o meno graditi, che hanno visitato questo sito oggi segnaliamo la Polizia, la Camera dei Deputati, il Consiglio Superiore della Magistratura e, probabilmente, il Sisde.
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