02 02 2003 - MAGISTRATI POLITICIZZATI? ALLORA MAGISTRATI ELETTIVI!

Silvio Berlusconi, forse, ha fatto un’analisi un po’ sbrigativa nel riproporre, pur non senza fondamento, la consueta tesi della sinistra che usa la magistratura per ribaltare il verdetto delle urne, dato che, nel rapporto tra magistratura e politica, si sta invece delineando una situazione che rischia di essere ingovernabile anche per i Rutelli e i Fassino, che infatti, dopo la nota sentenza della Cassazione, si sono affrettati a dichiarare che, in caso di condanna di Berlusconi a Milano, non ne chiederebbero le dimissioni.
Si sta venendo a formare, infatti, una inquietante sinergia tra l’ala avanzata della magistratura militante, quella di cui, essendo divenuti Borrelli e D’Ambrosio illustri pensionati, i più insigni rappresentanti sono divenuti il Procuratore Generale di Torino Giancarlo Caselli e il Procuratore Aggiunto di Milano, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Armando Spataro, e i movimenti che nel panorama politico italiano più stanno nell’ambito di coloro che propongono soluzioni barricadiere e disconoscono la legittimità di Berlusconi e della Casa delle Libertà a governare, non disdegnando all’uopo la soluzione giudiziaria o peggio, speriamo proprio di no, quella degli scontri di piazza.

E’ quasi inutile dire di chi stiamo parlando: i girotondini capitanati dal furbo regista Nanni Moretti, che ha capito che l’Oscar non lo otterrà mai da quei biechi imperialisti degli americani e allora tenta di passare alla storia in altro modo, non senza l’interessata partecipazione del “cinese” Sergio Cofferati, al quale ci chiediamo se Tronchetti Provera paghi lo stipendio per andare a comiziare in giro per l’Italia (ma forse il furbo marito di Afef vuole guadagnarsi le sue benemerenze in caso di ribaltoni) e di vari esponenti dei DS ai quali D’Alema fa venire l’orticaria; e gli stessi No Global, che se da un lato vengono messi dentro a Cosenza (e subito scarcerati dai giudici di Catanzaro, ma in questo caso hanno fatto bene), dall’altro lato sono trattati molto coi guanti dai magistrati di Genova e Napoli (in particolare nella procura partenopea abbondano gli estremisti di sinistra), e che possono sempre tornare utili per fare un po’ di propaganda tra i giovani, magari attratti solo dal fatto che in questi gruppi girano abbondanti le “canne”.
Non vi è chi non veda come ci sia più di una sinergia tra il famigerato “Resistere, resistere, resistere” di Borrelli, le intemerate marxiste di Caselli e Spataro e il modo di muoversi di questi movimenti, contrari a ogni compromesso, che vogliono di fatto costringere la sinistra “istituzionale” a non modernizzarsi, a non diventare neutrale, a continuare a sostenere senza riserve il potere deviato di certa magistratura politicante e politicizzata nello scontro di civiltà con Silvio Berlusconi, additato a simbolo di tutto il malaffare nazionale.
Si sta intraprendendo una strada molto pericolosa, specie di questi tempi, dato che abbondano le provocazioni più o meno gravi di terroristi apparentemente di varia estrazione – dai Nuclei Proletari per il Comunismo, agli “ecoterroristi” che buttano giù tralicci e ripetitori televisivi, agli islamici di Al Qaeda e dintorni che potrebbero convergere, in nome del comune antiamericanismo, con queste entità – e che quando si imbocca la strada dell’estremismo, il pericolo di convergenze è elevatissimo; sempre che ovviamente i terroristi siano davvero terroristi, e non invece provocatori impegnati ad attuare una strategia della tensione, di segno però opposto a quello denunciato dalla sinistra negli anni ’70.
Una cosa è certa: i politici o i politicanti possono dire e fare tutto ciò che vogliono, fin quando non violino la legge (esprimere opinioni è una cosa, caricare la polizia o inneggiare al sovvertimento dell’ordine istituzionale è un’altra), ma la magistratura, proprio per la propria terzietà, per la propria autonomia che difende con le unghie e con i denti, ha il preciso dovere di tenersi al di fuori dello scontro, col che non si vuole che i magistrati siano privati del sacro diritto di esternare le proprie opinioni (fa un po’ ridere che se la prendano col magistrato che ha chiamato il premier Silvio Banana su un newsgroup di internet: non sono queste le cose più gravi), ma semplicemente che si astengano dal farsi condizionare, nell’esercizio delle proprie funzioni, dai personali convincimenti politici, e che diano segno tangibile di questa astensione, iniziando, come dovrebbe fare Caselli, a non trasformare la paludata tribuna dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in palco per comizi e, soprattutto quanto ai PM, quando si trovano dinanzi l’imputato Berlusconi o altri imputati con connotazioni politiche, a svolgere pacatamente e serenamente il loro compito di ricerca degli elementi di accusa, se del caso, come peraltro prescrive il codice, anche a ricercare gli elementi a favore dell’imputato, in ogni caso senza intendimenti “dipietresche” di “sfasciare” il nemico, quasi si fosse in guerra.
Il magistrato politicizzato non è più un magistrato: è un politico, e in quanto tale, se si arroga di fatto il diritto di influire con le sue funzioni nell’indirizzo politico nazionale o locale, o in altre sfere che non gli spettano come l’assetto dell’informazione (ne sappiamo qualcosa a Cagliari …), deve soggiacere ai corrispettivi doveri, primo tra tutti quello di conquistarsi, democraticamente, una investitura popolare.
L’alternativa rispetto alla fine di queste indebite intrusioni dei magistrati in cose che non spettano loro è l’elettività … ci pensino bene, è un sistema che, noi ne siamo convinti, non andrebbe bene per l’Italia e peggiorerebbe di gran lunga la situazione, ma se c’è una Costituzione, come quella che molti magistrati barricadieri hanno sventolato in occasione dell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario, va rispettata fino in fondo.